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Voxan Cafe' Racer

Ci sali su e fai un viaggio all'indietro nel tempo.

 

Sfogliando i vecchi numeri di Super Wheels sono capitato sulla prova della Voxan. Vecchi, poi, mica tanto, si parla del 2001. Il modello che abbiamo provato è la Café Racer, decisamente la più bella Voxan di allora. Visto che non potevano essere delle sportive, né nude né carenate, e nemmeno delle turistiche, questa qui è per me è stato il modello più affascinante.

 

Tre le cose che mi piacciono: la linea e il motorone completamente a vista. La terza, la più importante: i francesi ci hanno azzeccato, la Café Racer ha fascino. Il motore è nudo perché la Voxan ha un telaio semplicissimo, due grosse travi che passato sotto il serbatoio e tengono su il motore. Tutto qui. Non serve altro. 

 

 

Il motore è un bicilindrico di 996 cc con le solite caratteristiche dei motori sportivi: distribuzione bialbero in testa, 4 valvole per cilindro, iniezione... Ma è anche molto particolare, ha le teste e i carter fusi in terra, la lubrificazione a carter secco, la V di 72°, utile per realizzare una ciclistica compatta, ma anche fonte di vibrazioni. La cosa più bella è che è raffreddato a liquido ma non si vede. Bravi. Le prestazioni? Non importa. C'è quello che serve: 106 CV a 9000 giri dichiarati, ma con una curva di coppia spettacolare, schiena subito, gobba ai medi, scende dolce verso gli alti. Il peso, dicono, 185 kg; dal vero sono molti di più, 210.

 

Il V72 non è una forza della natura, ma ha un'erogazione spettacolare anche in basso, cosa difficile per un bicilindrico così grosso. A 3000 giri inizia a spingere forte, già con una bella grinta; a 6500 giri allunga, ma con garbo. Su strada se resti tra i 3000 e i 6000 giri è eccezionale, ed è meglio fare così, perché poi arrivano delle fastidiose vibrazioni.

 

La Café Racer non si guida con un dito. Pesa, ha il baricentro alto che ti accompagna in piega ma poi vuole restare lì. E tu non puoi fare altro che e rimboccarti le maniche e convincerla a tornare su, a fare le chicane, a saltare fuori dai tornanti. Lo fai stringendo forte i semimanubri stretti e bassi, che sembrano fatti apposta per farti fare una sudata. E così è. Sulla Café Racer, insomma, si fa un salto indietro nel tempo, si sale su una di quelle motone sportive di una volta che richiedevano forza di braccia e spirito di adattamento. Difetti. Che alla lunga fanno innamorare.

 

Ho rivisto la Café Racer al Bol D'or due anni fa, correva la Argent, dedicata agli amatori. Ma dove andava? Mi sono chiesto. E mi sono anche risposto: in pista, a correre.

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