Social

Cerca nel sito

Ubriachi in rete

Male assoluto o goliardia allo stato puro: gruppi su Facebook sono un fenomeno inarrestabile ma non sono certo depositari del Verbo. Ad esempio c’è chi pensa che in moto…

Male assoluto o goliardia allo stato puro: gruppi su Facebook sono un fenomeno inarrestabile ma non sono certo depositari del Verbo. Ad esempio c’è chi pensa che in moto…

 

Internet è proprio un bel posto: la democrazia vi si realizza nella sua forma più assoluta, chiunque ha legittimamente libertà di parola, libertà garantita dalla natura del sistema, che al tempo stesso pone le regole per il corretto funzionamento del tutto. Democrazia e libertà sì, arbitrio no.

 

Però la libertà (regolata) di pubblicare in internet ciò che si vuole non implica automaticamente la legittimazione o l'autorevolezza dei contenuti. Anzi, fornire un pulpito e una platea ad un “bacino pensatori” molto ampliato dà via libera anche a gente che forse si considera depositaria di qualche verità e invece spara solo stupidaggini. Può darsi che a volte ciò che è risibile per me sia Vangelo per un altro, ma in altri casi l'oggettività dell'inaccettabile è sotto gli occhi di tutti. Da qui il dibattito sull'opportunità di una più stretta regolamentazione della rete, in modo da evitare sacche di negatività che vanno dalla macchietta involontaria alla spregevolezza rivoltante. Ma arginare internet si è dimostrato tecnologicamente e politicamente impossibile, tanto vale imparare a conviverci fruttandone le possibilità e tentando di stare al passo con le quotidiane innovazioni.

 

In rete c'è Facebook, ad esempio, con le sue pagine fans (compresa quella di SW) e i suoi gruppi, dove si raccolgono persone che dovrebbero avere in comune interessi, opinioni od orientamenti. Ce ne sono di interessanti e costruttivi come di ridicoli, di goliardici e innocui come di tendenziosi e preoccupanti. Dato che non voglio fare della pretenziosa sociologia, mi soffermo su alcuni gruppi motociclistici a cui sono stato invitato ad aderire, gruppi animati da uno spirito fin troppo enfaticamente epico. Sono quelli “per chi ha provato l'ebbrezza di cadere in moto”, “per chi ha assaggiato il dolce gusto dell'asfalto”.

 

Sono perplesso...

 

Quindi cadere sarebbe una cosa da provare? Da mettere in conto sì, ma non certo da augurarsi, non per arricchire il proprio bagaglio di conoscenza e tanto meno per migliorare la propria immagine nel mondo. Ok, nella letteratura epica il cavaliere che cade combattendo è romantico, la ferita è un'indelebile misura del valore: ma andare in moto non è (non dovrebbe essere) una battaglia e il valore (oggi) non si misura con le cicatrici. Che oltretutto non è detto siano state “ottenute” facendo qualcosa di onorevole...

 

Cadere in moto non è inebriante. A meno che non si consideri tale farsi (sempre) male e fare (sempre) danni. Ovviamente cadere può essere istruttivo, ma questo non basta per farne un evento per cui essere grati.

 

L'ebbrezza... Bah! Le volte che l'ho assaggiato, il sapore dell'asfalto non mi ha inebriato per nulla. Certo, cadere in pista può avere un che di eroico, ma su strada è un tantinello diverso. Sarà che al posto della tuta in pelle ci sono jeans e giubbotto? Sarà che al posto delle vie di fuga ci sono muretti, lampioni, panchine, alberi... Almeno in pista si cade divertendosi, in strada ti ritrovi per terra e quasi mai hai colpa. Se non quella di esserti trovato sulla traiettoria di quel furbone che è uscito dallo stop mezzo metro di troppo; di essere capitato in un tratto di strada pieno di buche non segnalate; di esserti trovato in rotta di collisione col mozzicone che qualche simpaticone ha gettato dal finestrino. E poi rotaie del tram, sanpietrini viscidi, strisce bianche, foglie, chiazze di gasolio, brecciolino... Tu stavi solo andando in moto, senza fare il deficiente. E ti sei trovato per terra.
Non mi inebria per nulla 'sta cosa.

Tutto su:

Commenta con
Commenta con
AGGIORNA COMMENTI

Commenta la notizia

Voglio fare il tester

Acquista il libro online