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Suzuki Bandit 1250

Scheda tecnica non fa il bandito: 1250 cm3, quattro cilindri, 16 valvole, iniezione e raffreddamento...

Suzuki Bandit 1250
...a liquido, ma niente violenza. La maxi naked Suzuki è forte ma buona, costa poco, ha un motore tutto coppia e l’ABS. Un’ottima turistica, ma niente sport, grazie.

La moto
La Bandit fa parte del segmento delle maxi naked giapponesi che costituiscono la versione più aggiornata delle superbike Anni ’70. Cilindrate abbondanti, niente cupolino, sospensioni tradizionali (doppio ammortizzatore), motori a carburatore e perfino raffreddati ad aria. Infine linee piacevolmente retrò. Insomma: Honda CB1300, Kawasaki ZXR 1200 R, Yamaha XJR 1300, Suzuki GSX 1400 e dulcis in fundo (un po’ meno sportiva) Suzuki Bandit 1200.

Il look essenziale ma non certo dimesso può ingannare o non piacere a tutti, ma queste moto sono decisamente un ottimo mix tra prestazioni e sorprendente fruibilità su strada. Alcune di loro sono nel frattempo scomparse dai listini, più che altro per motivi “ambientalistici”, ma quelle rimaste hanno quotazioni non così proibitive e anche per questo rimangono una delle prime scelte per i motociclisti di tutto il mondo. Ovviamente non per quelli italiani, sempre attenti alle mode e inclini a bollarle come poco accattivanti, troppo “mature” e “intelligenti” per essere anche emozionanti.

Si sbagliano, e fortunatamente non esiste solo il Bel Paese, così le Case affinano ogni anno questi modelli per nulla immobili tecnicamente.

Le novità per la Bandit iniziano ovviamente dal motore, dalla cilindrata aumentata, ora raffreddato a liquido e alimentato ad iniezione (Euro-3): promette concretezza a qualsiasi regime, erogazione robustissima e ma dolce e gestibile fin dal minimo. Nuovi anche il cambio a sei marce, il telaio (tubi di maggiore diametro) e la sella regolabile.

Detto che la Bandit esiste anche in versione semicarenata e che entrambi i modelli possono montare l’ABS - la nostra ce l’ha -, saltiamo in sella alla nuda originale e vediamo di capire come può questa Dura & Pura essere una scelta intelligente, controcorrente e al tempo stesso stuzzicante per i patiti delle emozioni.

La guida
Uno pensa al motorone di 1250 cm3 e immagina una moto maschia, inurbana, nerboruta, imbarazzante. Niente di tutto questo. Fuorilegge solo di nome, la Bandit 1250 si rivela una perfetta moto da passeggio, centrando in pieno le direttive progettuali che hanno animato gli ingegneri giapponesi nel definire una maxi naked tutta tiro e vigorosa disponibilità.

Da fermo gli oltre 250 kg si sentono, anche se l’altezza contenuta della sella, così come il ridottissimo raggio di sterzo, aiuta a gestire i movimenti a bassa velocità. La posizione di guida seduta è favorita anche dal collocazione delle pedane, basse e avanzate. Il manubrio, per contro, non risulta lontano, semmai lo si vorrebbe leggermente più largo, a beneficio di un maggior braccio di leva.

Un piccolo aggiustamento ai comandi al manubrio regolabili e avviamo il quattro cilindri. Al minimo il 1250 borbotta regolare, educatissimo e sornione; sgasando in folle le variazioni di regime sono repentine ma non indicano certo ambizioni sportive. Comincia a trasparire qualche indicazione sul carattere della moto.

Nella marcia cittadina la maneggevolezza non è da riferimento, ma poi si prendono le misure alle quote ciclistiche e tutto sommato si riesce a godere di una buona capacità di slalom tra gli ostacoli urbani, prevedibili o improvvisi.

Pur coadiuvato da una frizione duretta e da un cambio preciso ma non velocissimo, il motore inizia a farsi conoscere come amichevole compagno di spostamenti, con una esemplare fluidità di erogazione che aiuta nel traffico, senza sorprende con un funzionamento scorbutico. Perfino in prima si riesce a gestire la potenza in maniera ottimale e per far fare alla Bandit 1250 qualcosa di scorretto il pilota deve davvero volerlo.

I muscoli si sentono tutti e pompano senza apparente fatica dispensando riprese robuste e immediate, regolari fin da regimi bassissimi anche se partendo sotto i 3000 giri non possono propriamente definirsi imperiose. Comunque in città dentro tre o quattro marce e potete scordarvi il cambio. Ogni motore ha il proprio arco ottimale di funzionamento e il 1250 chiede soltanto di non insistere troppo con gli alti regimi, dai 9000 giri in su, dove frulla senza spingere proporzionalmente all’aumento del rumore e delle vibrazioni. Se si vuole il meglio basta stare tra i 4000 e gli 8000 giri e il gioco è fatto.

Per godere di tanta forza usciamo quindi dalle mura cittadine e andiamo un po’ in collina. Non c’è protezione aerodinamica quindi evitiamo di superare i 120 km/h, anche perché le pedane avanzate non consentono di puntellarsi per contrastare la pressione dell’aria generata da andature “oltre codice”.

La 1250 Suzuki è sicuramente stabile, direzionale sul dritto e nei curvoni, non si abbandona mai a preoccupanti oscillazioni, tranne quando il fondo è in condizioni brutte. In questo caso la morbidezza delle sospensioni, che in città permette di affrontare senza troppi patemi le malformazioni (anche se il mono
“spara” un po’ su quelle più secche), innesca qualche ondeggiamento che si smorza da sé in pochi istanti.

Nel misto la Bandit getta la maschera e rivela definitivamente la propria indole di tranquilla turistica. Non cercate di guidarla di forza con ingressi nervosi seguiti a staccate violente a motore urlante, non c’è niente di più lontano dallo spirito di questa moto. È lei stessa a farvelo capi-re con discese in piega un po’ contrastate, saltellamenti del retrotreno, oscillazioni, sbacchettamenti e allargamenti di traiettoria in accelerazione. Anche perché le Dunlop Sportmax D218 di primo equipaggiamento non sono certo delle gomme sportive e il posteriore a volte soffre le vagonate di coppia scaricate dal quattro cilindri. Niente di pericoloso, si intende, semplicemente se avete pruriti corsaioli questa moto non fa per voi.

La Bandit 1250 va condotta con rotondità, scegliendo traiettorie dolci e movimenti raccordati e fluidi nei cambi di direzione. In questo modo le doti del motorone si armonizzano meglio con il telaio e la guida si fa decisamente più rilassante. Guidare la Bandit 1250 non deve assumere i toni di una lotta tra voi e lei, in questo modo non vince nessuno e di certo non ci si diverte. Meglio godersi il buon comfort e la forza del propulsore ai medi regimi. Oltretutto così acquista più senso anche la presenza dell’ABS, tarato in modo non certo sportivo ma perfetto per garantire sicurezza su ogni fondo. Le leve pulsano e le reazioni della forcella, che affonda e torna su sotto l’effetto delle modulazioni della pressione idraulica operate dalla centralina, sconsigliano di esagerare. Ottima invece la possibilità di usare il posteriore senza troppa attenzione per rallentare o correggere le traiettorie anche in presenza di umido o brecciolino.

In definitiva mettete pure da parte i propositi bellicosi che il nome della moto o il suo motore possono suggerire. Fate come dice Battisti: “sì viaggiare, rallentando per poi accelerare, dolcemente senza strappi al motore”. La Bandit 1250 va capita, assecondata e rispettata. Lei farà lo stesso con voi e tutti vivranno felici e contenti.

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