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SuperKawa

Provate a Misano le Kawa Stock dei team Pedercini e Osix per comprendere il livello...

SuperKawa
...raggiunto dalle attuali Superstock, le moto da gara più vicine alle maxi-sportive che troviamo dai concessionari, che affollano i bar e che incrociamo sui nostri beneamati passi appenninici. In questa occasione ci è stato possibile guidare una ZX-10R di serie e, subito dopo, inanellare qualche giro sulle Superstock di Alessio Aldrovandi, Team Pedercini, e Matteo Baiocco, Team O Six.
 
Sappiamo che ci aspettano motori da quasi 200 CV, ciclistiche affinate come lame dopo innumerevoli test in pista e altrettante gare, moto messe a punto con il solo obiettivo di raggiungere la massima prestazione in pista. Abbiamo quindi un’idea di ciò che ci succederà ma è, come si dice, molto molto pallida...
...L’obiettivo di questo test è verificare l’evoluzione.
 
Finalmente in pista 
Inizio il test con un ripasso veloce della ZX-10R. Che conferma in pieno le sue eccezionali caratteristiche: il motore spinge con grinta fin dai medi e, se l’obiettivo è divertirsi in pista senza cercare il record, non è necessario usare freneticamente il cambio e viaggiare con un occhio fisso sul contagiri. Da 7000 giri/min la spinta è già fortissima e l’allungo fino alla zona rossa, a 13000 giri/min, permette di percorrere il tratto guidato usando solo la seconda e la terza. La ciclistica è agile, ma soprattutto stabile e precisa. Le variazioni di traiettoria richiedono il giusto impegno, ripagato da un grande rigore direzionale, dote che permette di affrontare il velocissimo curvone e il successivo tratto in staccata con estrema sicurezza, percorrendo il binario Kawasaki.
 
Dopo qualche giro, una volta trovata la confidenza, la ZX-10R mi sembra la moto migliore del mondo per divertirsi in circuito, velocissima, stabile, sicura, ben frenata, tanto da pensare che sarà difficile compiere un eccezionale salto di qualità salendo sulla Superstock di Alessio, la moto con cui mi sta accompagnando in pista in questo turno di ricognizione girandomi attorno tra impennate, scodate, ingressi in curva di traverso. Si vede bene che non si impegna nemmeno un po’: tranquillo, sciolto, come se fosse al bar a prendere un caffè. Come farà?

Bruciati i 20 minuti in pista ci fermiamo ai box per scambiare due parole. Il mio turno tarda ad arrivare. Non mi lamento, una piccola pausa ci sta. Sapete, non è che si sale a cuor leggero su una di queste bombe. Oltre a non sapere bene cosa diavolo succederà una volta spalancato il gas, si ha sempre il timore che capiti un guaio, una scivolata, una marcia sbagliata. Pedercini è gentilissimo a offrire una moto della sua scuderia per queste prove, ma a metà campionato è sempre un grosso rischio.

La ZX-10Rdi Pedercini 
È per questo che esco dai box con il classico nodo in gola. Ma dopo due curve tutto passa. Perché la ZX-10R di Pedercini è ancor più precisa e rassicurante della moto di serie, lo sterzo è una lama sottile, leggera e perfetta, le gomme hanno un limite al quale non arriverò mai nella mia vita e la ciclistica è incredibilmente stabile, se si pensa alla rapidità con cui si tuffa nelle curve e si mangia le chicane.

Il motore non mi spaventa solo perché... ancora non lo uso. Cambio, infatti, a un regime intermedio, ancora impegnato a studiare la ciclistica e a prendere la mano col cambio robotizzato rovesciato, facendo attenzione a non sbagliare tra scalate e accelerazioni. Poi ricordo le parole di Alessio: non scendere sotto i 9000 e cambia a 14000. Cioè in piena zona rossa. Così la musica cambia, i rettilinei finiscono subito, tutto succede più rapidamente. La difficoltà maggiore è tener giù l’avantreno. La tecnica non si impara subito, e tra l’altro non so nemmeno come si faccia. Vedo però che riesco a limitare il decollo aprendo l’acceleratore in modo progressivo. Quando, per sbaglio, ruoto la manopola un po’ più rapidamente, ma di un capello, arri- 
va puntuale l’impennata, anche in terza, e allora non resta che chiudere e concentrarsi per non sbagliare di nuovo alla prossima accelerazione.

Se nelle curve viene il capogiro per la bellezza della ciclistica, sui rettilinei si gode altrettanto, scossi dalla violenza del quattro cilindri Kawasaki. Il cambio elettronico butta dentro le marce con una rapidità e una progressione da togliere il fiato, con il motore che esplode verso i 14000 giri/min facendosi sentire con delle forti vibrazioni che salgono dai piedi fino alla schiena. Sulla moto di serie non ci sono, perché non è previsto che raggiunga questi regimi, e quindi i progettisti hanno spinto le vibrazioni in questo limite.

Questo è un motore, questo è un cambio. Ecco perché mi innervosisco quando sento parlare di cambio automatico/sequenziale comandato da un pulsante e di mappature touring. Che avranno anche il loro perché, non si discute, ma una Moto è un’altra cosa.

Le vere staccate le facciamo la prossima volta, oggi freno in anticipo per non rischiare. Vedo però che scalando le marce rapidamente, affidandomi alla frizione antisaltellamento e sfiorando il freno posteriore, il retrotreno accenna a pennellare gli ingressi, e tutto avviene in maniera naturale, senza sbandate nervose né patemi d’animo. Le scodate che ci fanno vedere i piloti non sono quindi impossibili, facilitate dalla ciclistica e dall’antisaltellamento che prendono in mano la situazione e sembrano fare tutto da soli facendoti sembrare quasi bravo. Sebbene tra guidare e pilotare corra una bella differenza, resta il fatto che la ZX-10R Superstock di quest’anno è una moto straordinaria, impossibile da capire, anche dando sfogo alla più fertile immaginazione. Ed è così emozionante e perfetta da guidare che il primo pensiero che mi affiorava alla mente prima di entrare in pista - scendere il più presto possibile - è diventato l’ultimo assoluto. Anzi, ritirato.

La ZX-10Rdel Team OSix 
Divido il turno di prova con la ZX-10R di Baiocco. La moto è sempre una ZX-10R, ma all’approccio è ben diversa. L’assetto è meno spinto sull’anteriore e nelle curve e nelle esse si ha l’impressione di dover forzare di più per cambiare direzione, sensazione che però si attenua con il passare dei giri. 

Il motore spinge allo stesso modo, mi pare solo un po’ più ruvido, e per il resto anche questa Superstock è semplicemente straordinaria. Al quarto passaggio penso seriamente che potrei scendere da questa moto tra un mese o due, ma poi vedo i meccanici del Team affacciati sul muretto dei box. Di certo non sono lì ad ammirare il mio stile di guida, so a cosa pensano. E ricordo anche le raccomandazioni che mi hanno fatto ai box: 
“Non c’è bisogno di dirtelo, sappiamo che eccetera, abbiamo fiducia ecc ecc, ma...”. Lo so, lo so: tra quattro giorni i ragazzi corrono.

Rientro un secondo prima che Lucio sventoli la bandiera a scacchi: non so perché ma l’ultimo giro è sempre quello che ti frega. Stavolta però l’ho fregato io. Non l’ho fatto.

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