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Signori del magheggio

Il Rocker ama visceralmente i motori e le sensazioni che possono dare: più ce n’è e più se ne vorrebbe. Moto e auto, ovviamente, ma non c’è limite alla passione

Il Rocker ama visceralmente i motori e le sensazioni che possono dare: più ce n’è e più se ne vorrebbe. Moto e auto, ovviamente, ma non c’è limite alla passione

 

L’ondata di rinnovamento dei mitici Anni ‘70 è travolgente, uno “tsunami” sociale che trasmette spirito di trasgressione ed indirizza verso cambiamenti radicali. Viene approvata la legge sul divorzio, nascono le prime TV private, i villaggi vacanze, vola il primo Jumbo Jet. La benzina Super costa 162 lire al litro (era quella “rossa”, quella buona. L’altra era la Normale, economica ma da… padri di famiglia). Oggi potrebbe sembrare pochissimo, eppure proprio in quel periodo il prezzo del petriolio è in continua ascesa, e il Governo vara “l’austerity”, le domeniche a piedi per risparmiare.

 

Ma in fondo ai “ragazzi” importa poco. Inconsapevoli dei mutamenti epocali nel costume, per i Rockers in erba le trasformazioni più importanti sono quelle del mondo motoristico.

Nell’indimenticabile estate del 1971, le moto più ammirate tra quelle dei “Merenderi” sono le Trident di Alfredo, detto ‘O Rei per la sua abilità col pallone (è il soprannome anche di Pelé, per intenderci, ndr), e di Enrico Saxon, dalla marca dei mocassini inglesi che porta pure in spiaggia. Grandi moto, dai 4500 fino a 7500 girinon c’è storia per nessuno, maneggevolezza eccellente, insomma veramente un’andare molto gratificante. Le discussioni sono sempre le stesse, l’asse Italia-Inghilterra contro le Jap, non c’è verso d’andare d’accordo. Ad ogni semaforo si scatena l’Apocalisse, non importa chi guidi cosa, che cilindrata, quanti cilindri. Macché, gas e basta. Non importa manco che la strada da percorrere non sia la stessa per tutti, il più delle volte ci si disperde in gruppi, ognuno con la propria gara, per poi ritrovarsi all’Ace Café nostrano a raccontare gesta epiche.

 

Costantino ‘O nuotatore, così chiamato perché atleta di un noto Circolo Canottieri in cui la sua abilità emerge a livello Nazionale (e oggi rinomato Notaio), abita a Rivafiorita, nel cuore di Posillipo, dove c’è il bellissimo Parco omonimo con un magnifico specchio di mare. Il Parco è uno dei teatri di queste corse tra scalmanati, con Costantino magnifico padrone di casa col suo 20 CV.

Dagli oggi e dagli domani, però, il bicilindrico 2T si grippa, anche perché spesso impegnato in altre “competizioni”, come sfuggire ai mezzi della Finanza

Per non rovinarsi un’estate eccezionale, mentre le “zavorrine” s’abbronzano tranquille, con l’aiuto di Santuccio ‘O Filosofo e Pietro Buchi buchi (un artista certosino del buco d’alleggerimento), i frequentatori dell’Ace café partenopeo smontano il motore. Per risolvere il grippaggio, ecco la ricetta di ‘O Filosofo: “olio di ricino, pezza di spugna, manico di legno, martelluccio da scarparo e, sentite a me… piano piano sulla testa. Ma piano… Capito, Caimà?”. Sembra una pensata da “dopo sbronza”, ma è Filosofo, quindi vai con l’armeggio!

 

In una nube di fumo di “paglie” senza filtro e sotto lo sguardo soddisfatto di ‘O Filosofo, piano piano i due pistoni ricominciano a scorrere, imbibiti della micidiale miscela cara al Ventennio, e la pezza di spugna attutisce i colpetti del martelluccio da calzolaio. Pietro Buchi buchi già modifica cassa filtro con improbabili prese d’aria maggiorate. Sfilato l’intero blocco cilindri, si lucidano a specchio i mantelli dei pistoni con carta da carrozziere nera ben bagnata, ‘O Filosofo si dedica alle luci di scarico e aspirazione, maneggiando una lima come un chirurgo, e fa pure un leggero “anticipo” sul lato aspirazione al cielo dei pistoni. Viene asportata pure una piccola parte inferiore del mantello, così, tanto per completare l’opera di accuratizzazione!

Francuccio ‘O ripetente porta le fasce nuove, le candele, le guarnizioni di tenuta e il getto maggiorato del carburatore. Il gioco è fatto, si monta il tutto con certosina precisione, e l’alleggerimento scientifico di Buchi buchi firma il lavoro.

 

Il motore parte al primo colpo e, dopo un rodaggio durato appena 5 minuti, gas! Santuccio ‘O Filosofo osserva, attorniato dalle “zavorrine” incredule. Visibilmente euforico dice: “eh eh eh…e mo’ non ci acchiappano più!” Certo che va, va tanto forte che l’elica cavita al massimo!

Elica? Già, ci siamo dimenticati di dire che il mezzo su cui hanno lavorato i Rockers Vesuviani è un fuoribordo Johnson, il motore che equipaggia la mitica Stellina Fiart con cui ‘O nuotatore e compagnia sono soliti sfuggire alla Finanza, che li insegue con la motovedetta mentre violano il vietatissimo specchio di mare del parco di Rivafiorita. Che ci volete fare, la passione è passione, e si manifesta nei momenti e negli ambiti più impensati. Basta che ci sia un motore di mezzo.

 

L’estate continua a scorrere su queste storie, le Anglo-Italiane vanno forte in strada, le sfide rimangono all’ordine del giorno, il fuoribordo Johnson canta “anema e core” tra Rivafiorita e Trentaremi. Si sfascia solo il quadro di poppa della Stellina: “si capisce, abbiamo esagerato, questo ormai è un motore da competizione”, sentenzia Santuccio, e poi dice a  Buchi buchi: “Ho fatto ‘na pensata: se domani compriamo del compensato, su Mondo Sommerso ho letto che…”. Pietro lo guarda attento già gustando nuovi magheggi. Però qualcun altro mette in moto la Commando e carica la “zavorrina” dicendo: “chist’ so’ pazz’!”. La zavorrina è d’accordo.

 

 

 

P.S.: l'articolo è tratto da SW di luglio 2010, rubrica Rockafé, di Raffaele Taglialatela. Cliccate qui o sul link che trovate sotto la foto per vedere la pagina originale.

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