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Sar?popolare

SW n°136, agosto 2008 - Al di là di discorsi sociologici riguardo le moto automatiche e la loro... 

Sar?popolare
...capacità di coinvolgere emotivamente il motociclista scafato, per me - tolgo subito a me il pensiero e a voi la curiosità - il cambio automatico è una potenziale fonte di pericolo. Perché induce la convinzione che guidare sia facile, dato che senza leve e pedaline partire non è più un problema e a selezionare la marcia giusta chi ci pensa più. Come se le difficoltà della guida si limitassero a questo. Uno pensa di essersi liberato dei problemi e si permette qualsiasi cosa, tanto deve solo frenare e accelerare. Va bene se sai cosa fare, ma se sei completamente digiuno di guida su due ruote (ma a volte anche su quattro, vedi certi piloti di piccolissime tedesche...) rischi di trovarti a fare cose che pensi di poter controllare e che invece ti possono sopraffare.

Sulle auto però all'automatico si arriva di solito dopo aver guidato per un po' auto “normali”, il dispositivo è apprezzato ma non ancora a disposizione di tutti: non sono moltissime le piccole che ce l'anno, il prezzo sale, c’è qualche pregiudizio. Fatto sta che i giovani fanno esperienza col cambio manuale e poi, magari alla seconda o terza auto, passano all'automatico. Il futuro è probabilmente segnato, ma per ora è così.

Con gli scooter invece si parte direttamente dall'automatico, senza alcuna esperienza. È tutto facile da subito, quindi (specie con scooteroni o cinquantini sbloccati) potenzialmente pericoloso. Lo scooter è popolare, qualsiasi utilitaria col cambio automatico costa dieci volte tanto. Inoltre le scuole guida auto qualche corso serio lo fanno, per le moto è buio totale.

E allora, grazie al cambio automatico e alla mancanza di validi supporti didattici, soprattutto i giovani senza esperienza possono esagerare senza sapere che lo stanno facendo. Il cambio CVT tiene basso il numero di giri anche andando forte, così se non guardi il tachimetro e ti fidi solo del rumore puoi credere di andare piano. Te ne accorgi, troppo tardi, quando vedi che la curva (o il muro) è una partita persa per il potere decelerante dei tuoi freni...

L'automatico è ottimo per il mercato (si vendono i mezzi facili) e ottimo per il comfort, quindi è simpatico a tutti. Però è perfino troppo rilassante, permette di guidare con una mano sola il maxi scooter mentre si parla col cellulare (visto personalmente), di andare a cercare nel lettore il brano giusto da ascoltare negli auricolari (altra assurdità! Ma non erano vietato usare le cuffie alla guida? E invece alcune Case propongono sistemi che integrano interfono, MP3 e bluetooth. Giusto per non distrarsi…). Pensate che bello se in quel momento capitasse di dover inchiodare: la sinistra è staccata dal manubrio (e il cervello è distratto), la destra pinza il freno anteriore il quale fa il proprio dovere. Il trasferimento di carico fa in modo che sull'unico appoggio al manubrio (la manopola destra) arrivi un gran contraccolpo con annessa spinta sul semimanubrio. Se va bene e lo scooter ha l'ABS o la frennata combinata, lo sterzo balla e si rimedia un bello spavento. Nel peggiore dei casi prima che la mano sinistra sia andata alla rispettiva manopola siamo per terra...

Ora una piccola digressione ma vedrete che c’entra. Il sindaco di Londra dichiara che per snellire il traffico le moto e gli scooter potranno accedere alle finora vietatissime corsie dei bus. Puntare sulle due ruote è un’idea intelligente, altro che ticket, ecopass, varchi elettronici, blocchi e quant'altro. Tutti d'accordo? Ma figurarsi: il direttore di una notissima testata automobilistica italiana sul proprio blog contesta la trovata paventando l'aumento delle morti sulle strade e ricorda al sindaco di Londra “l'emergenza due ruote: mentre le vittime degli incidenti in auto calano, lo stesso non accade per chi è coinvolto in sinistri che riguardino moto e scooter. In Italia il 25% dei morti e dei feriti viene da quest'ultima voce, spesso ingrossata dai cosiddetti motociclisti di ritorno, ovvero signori di una certa età che si comprano lo scooterone e si buttano a razzo nel traffico cittadino, senza avere né i riflessi né la pratica per domare i tanti cavalli che ci sono sotto al sellino.”

Al di là del fatto che sappiamo bene che la principale causa di incidenti per i motociclisti sono... gli automobilisti (e lo stato miserando della maggior parte delle strade), non vi sembra perlomeno miope questo modo di affrontare il problema del traffico nelle grandi città? Per fortuna tra i frequentatori del blog vi sono anche motociclisti, ben più esperti e consapevoli del direttore, che ribattono con argomentazioni inoppugnabili sia riguardo all'opportunità di incentivare l'uso della moto in città sia riguardo alle vere cause di incidenti per i motociclisti. Su una cosa però il Direttore ha ragione: è troppo facile guidare scooteroni di cilindrata assurdamente alta e con prestazioni fino a qualche anno fa riservate a delle già pepate moto di media cilindrata. L'inconsapevolezza genera la superficialità di approccio; da questa deriva la leggerezza (in certi casi proprio spensieratezza) nell'affrontare la strada. Se ci mettiamo che l'emancipazione dalle code permessa dalle due ruote genera un senso di onnipotenza che può essere dannoso per chi difetta in autocontrollo, ecco che davvero una semplice patente quasi pro forma non basta più. Servono corsi, corsi veri e severi, con esami impietosi e pratica in tutte le più realistiche e scabrose situazioni con cui oggi la strada ci obbliga a convivere. E ribadisco quanto esposto nell'Accelerando del mese scorso: ogni tipologia di mezzo ha le proprie prerogative e problematiche, quindi necessita di specifiche attenzioni e tecniche di “addestramento” (con relative abilitazioni alla guida riservate. Chiamateli brevetti, se volete). Chi guida in città è più soggetto ad incontrare condizioni difficili, quindi è assurdo dargli un mezzo da 170 km/h e lasciarlo in balia della presunta facilità dello scooter a fare esperienza sulla propria pelle. Altro che puntare tutto sui sistemi elettronici di aiuto alla guida. Uno prima deve saper guidare, sennò non c’è aiuto che tenga.

Esistono effettivamente iniziative private cofinanziate da alcune regioni (come quella supportata dalla suddetta rivista, in questo caso assai meritoria) e finalizzate all'aumento della consapevolezza e delle nozioni utili in caso di manovre d'emergenza. Però si tratta sempre e solo di auto, magari anche di camion. Di moto non si parla proprio. Ma del resto dove sta la difficoltà? Lo scooter fa tutto da solo e ora anche con certe moto c'è solo da accelerare e frenare...

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