Social

Cerca nel sito

Quando il polso non basta

Dire che un pilota è sfortunato spesso significa che...

Quando il polso non basta

... in realtà non è un talento. Non è il caso di Aaron Slight, fermato senza colpa ogni volta che è stato a un passo dal trionfo

Neozelandese, 43 anni, oggi corre con le vetture turismo dividendosi fra Inghilterra ed Australia, ma la sua passione, la sua vita sportiva, è stata la Superbike. Un campione, forse non un eccelso, ma certamente uno di quelli “veri”. Un manico come pochi. E poi una persona simpatica e disponibile. Nonostante le 229 gare di Mondiale a cui ha partecipato, gli 89 podi, le 13 vittorie e i 42 secondi posti, le 8 pole position, i 26 giri veloci e le 3 vittorie consecutive alla 8 Ore di Suzuka (unico ad essere riuscito in questa impresa), per me non ha raccolto quanto meritava. Perché? Perché una delle sue caratteristiche era, è sempre stata, la sfortuna. La “sfiga”, se preferite, il rafforzativo dà meglio l’idea… In questo, per altro, è accomunato a un altro grande neozelandese, Chris Amon, pilota di auto che negli Anni ‘60 correva da prima guida con la Ferrari Formula 1 ed è stato unanimamente reputato uno dei migliori di sempre. Eppure non ha mai vinto un Gran Premio, per una serie di sfortunate coincidenze che l’hanno accompagnato per tutta la carriera. Un po’ come Slight.

 


Ma chi è Aaron Slight? Nasce in Nuova Zelanda il 19 gennaio del 1966 e a dodici anni comincia a correre in moto, con una Yamaha YZ 80, nel cross. Nel 1991 è Campione Australiano Superbike e nel ’92 ottiene la prima vittoria nel Mondiale Superbike con la Kawasaki. Sempre nel ’92, pochi lo sanno, corre a Daytona con la Kawasaki 250 due cilindri 2T. È una moto ufficiale a cui i giapponesi tengono tantissimo, tanto che è costantemente coperta per non farla fotografare e difenderne il misterioso lay-out del motore. Si sa solo che a Daytona corre con un cambio a sette marce. La 250 di Slight si ritira per problemi tecnici ma ce n’è un'altra che arriva sesta. Per inciso la gara è vinta da Colin Edwards, con Kenny Roberts Junior terzo. La Kawasaki che arriva sesta è guidata un sudafricano, un certo Trevor Crookes. Da noi non se lo ricorda nessuno. So solo che lo vidi nel ’93 in una gara di 250 ad inviti a Kyalami, dove correva anche Pierfrancesco Chili. Crookes lo sorpassò con una manovra di brivido nel tornante nella parte alta del circuito, in esterno. Spettacolare! Un manico della…

 


Ma torniamo a Slight e alle sue sfortune. Nel ’93 è nel Mondiale Superbike con la Kawasaki Muzzy, insieme a Scott Russell. La squadra è americana, per cui è comprensibile che ci sia un occhio di riguardo per il compatriota. Slight ne soffre. Penultima gara del campionato, Donington. Il mondiale se lo giocano Fogarty e Russell. Slight ha ancora qualche speranza ma solo matematica. Fogarty sull’acqua (in Gara 2 piove da morire) non ne vuol sapere di andare, è come paralizzato. Per altro sul bagnato non è mai andato. Slight è in testa agevolmente ma dal box arriva la fatidica segnalazione: cedere il passo a Russell, che si sta giocando il mondiale. Slight aspetta fina all’ultima curva per poi rialzarsi platealmente e far passare il compagno solo sulla linea d’arrivo. Il gesto non viene gradito dalla Kawasaki, così l’anno successivo troviamo il neo zelandese al debutto sulla nuova Honda RC 45. Nel ’93 è terzo in campionato. Nel ’94 è ancora terzo ma primo delle Honda, tenendosi dietro Polen e Crafar. Nel ’96 è secondo dietro il compagno Kocinski con la Honda ma è nel 1998 che raggiunge l’apice della sfiga. L’ultima gara è a Sugo, pista che sembra favorevole alla Honda. Slight arriva lì con 328 punti, a pari merito con Corser, Fogarty è terzo con 322,5. Corser cade pesantemente durante le prove e finisce in ospedale, Fogarty nel warm up sgretola un motore nuovo (se gli fosse capitato in gara saremmo qui a raccontare tutta un'altra storia…). Il mondiale potrebbe essere lì a portata di mano ma Slight è in difficoltà. Con le gomme: incredibilmente sembra che questa volta le Michelin non vogliano proprio funzionare. In prova sia lui che Edwards, compagno di squadra e sempre dietro a lui, non riescono a scendere sotto 1’31” alto, quando la concorrenza, soprattutto i giapponesi di casa, viaggiano su 1’30” basso. Anche Fogarty è in affanno, in gara è solo terzo e quarto ma Slight non ne può approfittare. Non è proprio la sua giornata. Si danna l’anima ma è inutile, le gomme non lo assistono. In Gara 1 è settimo a 12 secondi dalla testa. Riesce a girare in 1’30”6 quando Edwards (tredicesimo al traguardo) non va oltre 1’31” 3. In Gara 2 Slight e Fogarty partono distaccati di un punto e mezzo a favore di Fogarty. Tutto è ancora possibile. Ma le Michelin ancora una volta sono nel pallone. Edwards annaspa nelle retrovie, il suo giro migliore è alto, 1’31”4, e alla fine è ancora  tredicesimo. Slight ce la mette tutta ma c’è poco da fare: il suo tempo migliore è 1’30” 7. Arriva settimo staccato di 14 secondi e 7 decimi. Ma non bastano perché, con Fogarty quarto, Slight è sesto e perde il mondiale per 5 punti.

 


Ma ora arriva il bello, a testimonianza della sfortuna del neozelandese. Ironia della sorte un mese dopo è ancora a Sugo per la tradizionale gara ad inviti di fine anno. Questa volta le Michelin funzionano ma purtroppo con un mese di ritardo. In prova Slight è il solo a scendere a 1’29”. In gara però conferma la sua sfortuna, che lo vede poco incline ad andare d’accordo con la vittoria. È secondo per 5 miseri centesimi, preceduto da Okada, anche lui sulla RC 45 ufficiale. Ma non è che sia una passeggiata: terzo è un certo Michael Doohan con la stessa Honda, a 2 secondi e 1 decimo, e quarto Edwards, con l’altra Honda, a 4 secondi e 4 decimi. Ma è tutto il 1998 ad essere un anno nero. Senza il motore sbriciolato a Monza (biella fuori dal carter) e la drammatica caduta a Laguna Seca in Gara 1, il mondiale sarebbe finalmente suo. Ma visto che la dea bendata non lo ha fra i suoi preferiti, nel 1999 passa all’ultimo giro Fogarty a Hockenheim ma, proprio durante quel giro, un pilota delle retrovie cade ed esce la bandiera rossa. Morale: vale la classifica del giro prima, per cui Slight è secondo dopo aver vinto sul campo

 


La sfortuna quando vuole si accanisce: nel 2000, appena dopo i test di Phillip Island di febbraio, la Honda va a Eastern Creek. “Vedevo doppio, nelle curva quattro con molte buche praticamente non vedevo più nulla. Andavo avanti a memoria”. Qualcosa non va, finalmente trova il tempo per andare in ospedale e farsi controllare come Dio comanda. Già dai primi del ’99 sta male, si sente sempre stanco, deconcentrato. La diagnosi è di quelle che fan tremare i polsi. Va operato immediatamente per una malformazione congenita ad un vena del cervello, di cui nessuno si era mai accorto. Ancora qualche minuto e ci sarebbe rimasto. Per inciso: era un venerdì….

Tutto su:

Commenta con
Commenta con
AGGIORNA COMMENTI

Commenta la notizia

Voglio fare il tester

Acquista il libro online