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Psicologia dello sport

Cosa hai in mente quando sali in moto? Si possono migliorare le prestazioni in gara?...

Psicologia dello sport
...O, più semplicemente, è possibile riconoscere, raggiungere e mantenere quel particolare stato di grazia che ci permette di guidare sempre con grande piacere e sicurezza? Sì, grazie alla psicologia dello sport e alla... S.F.E.R.A.

La Psicologia dello Sport si occupa di studiare e ottimizzare la connessione mentecorpo, con l’obiettivo principale di far corrispondere la prestazione potenziale con quella reale. Il professionista che opera in questo campo agisce al servizio della genialità dell’atleta: non interviene solamente nel caso di problematiche specifiche ma soprattutto facilita e ottimizza la performance, stimolando l’intelligenza motoria e psicologica dell’individuo. La “mentalità del campione” è una competenza che si può costruire agendo sui meccanismi mentali che favoriscono la prestazione ottimale: uno stato di particolare benessere interiore che si traduce nell’attività che svolgiamo, sia essa sportiva, lavorativa o personale. Il campione è colui che possiede la capacità di trasformare i limiti nella possibilità di fare la differenza e la capacità di attivarsi al momento giusto nella competizione.

Come si ottimizza la performance?
Nella ricerca costante di procedure rivolte a questo fine, il Prof. Giuseppe Vercelli, responsabile dell’Unità Opertiva in Psicologia dello Sport dell’Università di Torino, con il contributo di atleti professionisti - piloti come Giovanni Bussei e Dindo Capello, sciatori della FISI quali Giorgio Rocca e Lucia Recchia, i canoisti Stefano Cipressi, Josefa Idem e l’equipaggio di Antonio Rossi - ha ideato e costruito un metodo che agisce su cinque fattori fondamentali. Essi possono essere raccolti nell’acronimo S.F.E.R.A.: la massima prestazione può essere paragonata a quella forma geometrica simbolo della perfezione. Ogni lettera corrisponde ad un fattore che viene analizzato, ottimizzato e messo in relazione con gli altri secondo un preciso ordine. Tali fattori sono: Sincronia, Forza, Energia, Ritmo e Attivazione. Ad ogni fattore sono associate sensazioni fisiche e mentali che vengono esplorate e amplificate con specifiche tecniche che agiscono sulla connessione mente-corpo.

Relazione tra S.F.E.R.A. e motociclismo
Ascoltando i piloti che si confrontano dopo le prove in pista, capita spesso di sentire, oltre a considerazioni sulle caratteristiche del mezzo, una serie di racconti circa le emozioni e le sensazioni provate durante la propria performance in moto. Tali racconti manifestano espliciti riferimenti ad ognuno dei fattori sopra citati. Per esempio: “Ci sono momenti nei quali la performance è più facile, tutto sembra più naturale”, “Il tuo corpo è un tutt’uno con la moto e risponde ai tuoi comandi, la pista è amica, sembra quasi rivelarti i suoi piccoli-grandi segreti: la variazione di pendenza, la natura dell’asfalto, i giusti punti di frenata e di ingresso in curva”. Altre volte, nonostante la lunga esperienza, resta la paura di cadere, l’errore banale è frequente: “tutto sembra giocare a mio sfavore”, “sincronizzarmi con il traffico in pista mi è difficile”. Perché accade questo? Quali sono i meccanismi alla base di tali vissuti?

Sincronia
Secondo il modello di intervento dell’Unità Operativa di Psicologia dello Sport di Torino, tali sensazioni possono essere spiegate attraverso ciò che definiamo Sincronia, la capacità di essere completamente presenti e concentrati su ciò che si sta facendo nel momento della prestazione. Il segreto della sincronia consiste nel fare e immaginare allo stesso tempo. Si tratta di uno stato di totale presenza e attenzione sul gesto atletico, che equivale ad una condizione di massima connessione tra mente e corpo, indispensabile al fine di ridurre il rischio di infortunio e ottenere una prestazione d’eccellenza. Di contro, essere fuori sincronia significa pensare ad altro, aver paura di sbagliare, pensare a quanto accaduto prima o a cosa si vorrebbe fare dopo. In tal caso potrebbe essere utile concentrarsi su dettagli che ci aiutino a ricondurre la mente al momento presente e soprattutto al proprio corpo. Quando il dialogo interno del pilota consiste in frasi del tipo “Mi sento capace e potente”, “Sento che il mio punto di forza è il sorpasso” o, in negativo, “Oggi mi sembra di non essere più capace di andare in moto!”, “Vorrei piegare di più, ma non mi sento sicuro”, questo ha a che fare con quello che nell’ambito della performance viene detto “senso di autoefficacia”.

Forza
Tale concetto può essere spiegato con ciò che definiamo punti di Forza, capacità e abilità fisiche, tecniche e psicologiche che il soggetto è assolutamente certo di riconoscere e di possedere ai fini di una prestazione di eccellenza. Quando si è certi delle proprie capacità fisiche (resistenza, velocità, ecc.), tecniche (staccata, traiettorie, ecc.) e psicologiche (motivazione, concentrazione, ecc.) si entra in pista con sicurezza e determinazione; questo facilita la gestione di un ritmo fluido e costante, influendo direttamente sulla gestione dell’energia. Come incrementare il proprio senso di potenza? Il primo passo per riuscirci è rispondere a questa domanda: “Quali sono, nello specifico, i miei Punti di Forza fisici, mentale e tecnici?”. Se ho una chiara conoscenza dei miei Punti di Forza sono in grado di portarli in pista ed esprimere così tutto il mio potenziale. Spesso capita di ascoltare i piloti mentre riportano vissuti quali “Mi sono sentito proprio comodo e a mio agio”, “Avevo come la sensazione di vedere disegnate le traiettorie”, “Mi sembrava di percepire al meglio la moto per sapere esattamente come settarla”, “Non mi sentivo per nulla stanco e, ora che ho terminato, mi sembra di non aver fatto nessuno sforzo fisico e mentale”.

Energia
Tali sensazioni sono riconducibili al fattore Energia: l’uso della forza e della potenza che, se fatto in modo appropriato, ci consente di utilizzare al meglio le risorse al fine di ottenere un buon risultato. Più esattamente, una buona gestione dell’energia permette al pilota di vedere qualcosa che gli altri potrebbero non vedere (ad esempio la giusta traiettoria) o di espandere i nostri sensi (ad esempio percepire ottimamente la moto per fare un settaggio vincente). Un eccessivo o scarso utilizzo dell’energia ha come conseguenza una sensazione di stanchezza, ti porta a guidare in uno stato di costante tensione muscolare che non ti permette di muoverti in modo fluido e ti porta a commettere facilmente errori. Ci sono momenti nei quali ti accorgi di andare lungo in una staccata o di entrare largo in curva, ti muovi “a scatti” con la muscolatura contratta. Viceversa, quando hai la sensazione di essere fluido, armonioso e magari qualcuno che ti osserva da fuori ti dice che “Sei bello ed elegante”, sei nel giusto ritmo.

Ritmo
Il Ritmo è ciò che genera il giusto flusso nella sequenza dei movimenti, è ciò che dà qualità all’azione: chi è dominato dal ritmo viene percepito come elegante, chi è dominato dall’energia appare potente e esplosivo nei movimenti. A tal proposito è interessante citare un pensiero ricorrente: “Sono stanco, sarebbe meglio fare una pausa, ma ormai sono in pista e non posso uscire prima della fine del mio turno di prove, soprattutto non posso mollare prima degli altri”. Tali sensazioni sono associate a ritmi che ognuno di noi possiede, definiti “ultradiani”, in base ai quali durante l’arco della giornata viviamo momenti di massima attenzione che possono durare un massimo di 120 minuti e momenti di calo che possono durare in media 20 minuti. Sarebbe dunque funzionale misurare i propri limiti in quei 90-120 minuti di picco attentivo. Ma non appena il nostro corpo ci invia segnali che indicano stanchezza (torpore, errori in frenata, traiettorie sbagliate) è altrettanto strategico uscire dalla pista e riposarsi per almeno 20 minuti. Frasi come: “Mi sono divertito come un bambino”, “Voglio provare a me stesso che posso farcela”, “La moto è la mia vita” hanno invece a che fare con il concetto di attivazione.

Attivazione
Attivazione è sinonimo di motivazione e divertimento, è la massima espressione della passione che permette all’atleta di superare i limiti, è la condizione fisica e mentale che si vive nel momento in cui ci si sente pronti per la prestazione. La passione è il valore aggiunto al gesto sportivo: quando ci si diverte tutto è più facile e naturale. L’attivazione è legata al concetto di “rituale”, cioè tutti i gesti, da alcuni definiti scaramantici, che i piloti compiono prima o durante la performance: indossare la tuta di un determinato colore, i guanti e gli stivali infilati sempre nello stesso ordine, il segno della croce e un’infinità di altre azioni personali che hanno la funzione di facilitare l’entrata in uno stato mentale ottimale per la performance.

Allenare la mente
Sincronia, Forza, Energia, Ritmo e Attivazione sono i cinque fattori sui quali un pilota può focalizzarsi al fine di allenare la mente e agire in un ottica di miglioramento continuo ai fini di una prestazione che si traduce in massima resa ma minore fatica. Prestazione d’eccellenza non necessariamente significa vincere, ma vivere una condizione nella quale il pilota possa avere la sensazione di esprimere al meglio il proprio potenziale, sentendosi appagato del proprio gesto atletico e soprattutto divertito. I fattori sopra descritti vengono ottimizzati con tecniche psicologiche (esercizi di attenzione, amplificazione sensoriale, dialogo interno, autoefficacia, rilassamento, ipnosi) e monitorati con l’ausilio di apparecchiature di biofeedback che misurano in tempo reale variabili psicofisiologiche tra le quali: EEG (elettroencefalogramma), EMG (elettromiografia), coerenza cardiaca, temperatura, resistenza cutanea, respirazione. Sono elementi che possono essere modificati e regolati dall’atleta con una serie di strategie mentali che, una volta apprese, possono essere applicate durante la performance in pista. Il modello S.F.E.R.A. è in costante evoluzione, perfezionato e applicato sul campo nelle diverse discipline sportive e dal team di psicologi ricercatori e formatori presso l’Unità Operativa in Psicologia dello Sport di Torino (SUISM-Facoltà di Scienze Motorie).

Unità Operativa di Psicologia dello Sport, SUISM Torino
A Torino, nel 1998, nasce il Centro di Psicologia dello Sport, oggi Unità Operativa di Psicologia: Sport e Organizzazioni. Il Centro di Psicologia dello Sport, presso la S.U.I.S.M. (Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie) dell’Università di Torino, è il primo ed unico centro universitario che si occupa di psicologia dello sport come scienza applicata. Il lavoro di ricerca e applicazione sui meccanismi della performance è stato trasferito anche in ambito manageriale, grazie al contributo di importanti aziende quali Alfa Romeo, nel progetto Alfa Academy.

I professionisti dell’Unità Operativa (12 psicologi clinici e del lavoro) si occupano di:
- Consulenze individuali e di squadra in Psicologia dello Sport
- Formazione sportiva e aziendale
- Ricerca
- Meteroelogia applicata allo sport

Prof. Giuseppe Vercelli: responsabile scientifico, psicoterapeuta ad indirizzo ipnotico costruttivista. Docente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso Università degli Studi di Torino, SUISM. Docente del corso di psicologia dello sport presso Università Bocconi di Milano. Docente area socio-psico-pedagogica di Juventus University. Responsabile Area Psicologica, FISI e FICK.

Claudia Tirone: psicologa clinica e di comunità, psicologa dello sport, coach ad indirizzo ipnotico-costruttivista. Esperta in psicotraumatologia sportiva e psicologia dello sport applicata all’età evolutiva. Nell’ambito degli sport motoristici lavora con piloti di velocità (CIV, cat. SBK) motocross (MX1, MX3) e Go-Kart.

Antonio Sacco: psicologo clinico e di comunità, psicologo dello sport, coach ad indirizzo ipnotico-costruttivista. Lavora nel progetto Juventus Soccer School. Responsabile della gestione risorse umane in strutture specializzate in attività di risocializzazione. Responsabile scuole calcio.

www.psycosport.com
Piazza Bernini 12, Torino
tel.: 011 7764608

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