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Panta rei (tutto scorre)

In funzione della mutata sensibilità sociale, la visuale si allarga e il piacere personale si sacrifica per il bene comune. Ma noi motociclisti siamo egoisti, riusciremo in futuro a compiacere sia l’amor proprio che la coscienza?

Panta rei (tutto scorre)

Panta rei (tutto scorre)

 

di Tarcisio Olgiati

 

In funzione della mutata sensibilità sociale, la visuale si allarga e il piacere personale si sacrifica per il bene comune. Ma noi motociclisti siamo egoisti, riusciremo in futuro a compiacere sia l’amor proprio che la coscienza? Passeremo la vecchiaia a rimpiangere l’odore di benzina (quello di olio ricinato è quasi dimenticato già oggi) o sapremo reinventare la nostra passione riuscendo a soddisfare l’atavica voglia di adrenalina anche con i nuovi mezzi che la tecnologia al servizio dell’ecologia metterà a disposizione?

 

Si sa che il bello è soggettivo, pure nel motociclismo. Esistono ovviamente una serie di caratteristiche irrinunciabili che una moto deve avere per essere considerata almeno appetibile, ma dai e dai si giustificano i propri gusti coi soliti argomenti tipo “l’uso che si fa”, “il tipo di strada percorso abitualmente”, “il target”, “la mission” e quant’altro. Praticamente hanno ragione tutti, e se poi si comincia a parlare di emozione le discussioni rischiano di diventare interminabili. In un’ipotetica classifica ci sarebbero sicuramente un buon 60 % di moto che metterebbero d’accordo tutti, però il restante 40% farebbe discutere, e spesso ci sono modelli che avrebbero davvero qualcosa di nuovo da dire nel design ma che alla fine non piacciono a tutti e quindi fanno fiasco. In passato, ad esempio, le carenate erano snobbate quasi aprioristicamente (cito a memoria Aermacchi Chimera e Vincent Black Knight) mentre in tempi recenti la Ducati 999, pur apprezzabile sulla carta, nonostante i mondiali vinti è stata pensionata dopo soli cinque anni di vita.

 

Però non è certamente solo l’estetica ad avvincere un potenziale motociclista. Ci sono il piacere di guida, il divertimento, la funzionalità e il comfort. Chi oggi potrebbe fare a meno dell’avviamento elettrico, della carenatura su una sportiva o della sicurezza garantita dagli enormi progressi in tema di ciclistiche? Certe innovazioni a lungo osteggiate dai più duri e puri oggi sono irrinunciabili. Sono cambiati i gusti? È cambiata la consapevolezza? Semplicemente il mondo va avanti, ridefinendo i criteri di giudizio. È un processo inevitabile ed irreversibile.

 

Ma a certi argomenti il motociclista è più refrattario di altri. Il motore, ad esempio: è l’essenza della moto, la fonte del piacere più viscerale, è muscolo e anima in simbiosi col pilota. Il problema è che siamo monotematicamente legati al motore a scoppio. Ma ragazzi, rassegnamoci, il motore a scoppio è condannato a fine certa, e non manca neppure molto. Le sensazioni che ancora oggi possiamo provare presto spariranno in nome dell’ecologia, della convivenza civile e della sicurezza. Però la voglia di divertirsi o di superare i limiti della propria corporeità esiste nell’istinto umano, quindi non c’è da preoccuparsi se il motore a scoppio morirà, perché ciò che ne prenderà il posto sarà comunque sempre usato anche per procurarsi emozioni. Le gare esisteranno sempre e i mezzi elettrici diventeranno performanti quanto quelli a motore endotermico, esattamente come agli albori del motorismo. Cambiano i mezzi ma rimane il principio ispiratore e ogni epoca ha il proprio modo di declinare la formuletta secondo la quale il gioco è basilare alla sopravvivenza dello spirito umano.

 

Semmai il problema è che certe avvisaglie odierne prospettano un futuro (pare ineluttabile) in cui lo spazio per il divertimento nei mezzi di locomozione sarà sempre più ridotto, con pesanti interventi dell’elettronica che in nome della sicurezza renderanno la guida sempre più una mera esperienza di spostamento. L’elettronica può essere tarata, istruita, disinserita, ma tanto lo sappiamo che si va verso il controllo totale, già presente in embrione sui mezzi di oggi: potenze limitate nelle marce basse, controlli di stabilità invasivi e non disinseribili nelle auto, mezzi da gara che fanno tutto da soli, niente sgommate, niente impennate… Niente pazzia… La fine del “buon senso elastico” tanto caro ai motociclisti. Farà tutto la moto.

 

Ma forse parlo da irriducibile e anacronistico nostalgico. Mi sento come quelli che, nell’epoca dello splendore del motore a scoppio, si ostinavano a cantare le lodi della macchina a vapore. Sappiamo bene come è finita. E se avesse ragione il noto comico quando sostiene che i mezzi con motore a scoppio non sono altro che stufe con le ruote? E se provassimo a guardare oltre?

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