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MV Agusta Brutale 1078 RR

Continua l’evoluzione della naked "più bella del mondo". Ora è arrivato il 1078 della F4,...

MV Agusta Brutale 1078 RR
...un concentrato di cattiveria e di energia. Anche troppa: la RR non è una moto per tutti, e non solo per il prezzo.

La moto
Decisamente non è periodo per lasciarsi troppo andare a pensieri insani riguardanti motori esuberanti e assetati, e d’altronde in tempi di controlli stradali sempre più stretti nemmeno la voce prestazioni esercita più quella grande attrattiva su cui le Case hanno sempre puntato per conquistare i potenziali
clienti.

In effetti i portafogli pesano sempre meno, il mercato è in contrazione e le Aziende stesse vivono una fase non facilissima.

Lasciamo ad altri le analisi riguardo alla gestione aziendale, noi facciamo finta di nulla e ci lasciamo trasportare dalla nostra passione “adolescenziale” occupandoci solo di prodotto. E qui non resta che togliersi ancora il cappello per l’operazione che dà origine alla versione “definitiva” della Brutale, quella più cattiva, più scorretta, apparentemente (vedremo perché usiamo questo avverbio) indomabile. Di certo per pochi, e non solo a causa del prezzo. Non c’è niente di meglio che il massimo disponibile in casa in fatto di dotazioni tecniche e meccaniche per esaltarne il look esagerato e bullo ma al tempo stesso raffinatissimo e “altolocato”.

È una reazione a catena che parte con l’innesto del muscolosissimo 1078 cc dell’ultima F4, un’unità che spara 147 CV e quasi 12 kgm di coppia ma che paradossalmente risulta anche la versione più gestibile del quattro cilindri varesino.

Non male per una naked compatta come la Brutale. Ne consegue un adeguamento della ciclistica (nuove tarature delle sospensioni), dei freni (pinze radiali monoblocco,le stesse della F4 312 RR 1078) e della trasmissione (frizione antisaltellamento meccanica), con nuove livree e grafiche che non fanno altro che confermare quanto siano azzeccate le intuizioni di Tamburini (e Castiglioni).

Ha senso una moto del genere oggi? È la solita domanda e merita la solita risposta: finché di una moto ti innamori al primo sguardo e finché le vibrazioni di pelle vengono confermate dai fiumi di adrenalina che scorrono nel guidarla diremmo che il Costruttore ci ha preso, no? La Brutale di 750 e 910 cm3 ha aperto la strada e consolidato il mito, alimentato da mille versioni speciali. Ora è la sostanza a tornare in primo piano. Ora è tempo di 1078, ma non per tutti.

La guida
Si dice che l’impostazione estrema di certe moto non permetta di arrivare, su strada, a sfiorare nemmeno lontanamente l’inizio di quella loro misteriosa e stimolante zona chiamata limite. La Brutale è sempre stata la regina della categoria: con la sua sportività, col suo motore abituato a girare alto, con la sua ciclistica da race replica potevi pensare di arrivare a usarla su strada non più che al 40%.

In particolare i medi del quattro cilindri varesino, anche in versione 910, non hanno mai fatto gridare al miracolo, e per godere dovevi aspettare che i giri salissero. Ma intanto le velocità erano aumentate proporzionalmente e il controllo dei balzi di regime non era facile per tutti.

A Schiranna quindi cosa hanno fatto? Come dicono gli americani: non c’è niente di meglio dei centimetri cubici, quindi ecco pronto un bel 1078, quello della F4 312 RR, con qualche piccolo aggiustamento. Lo scopo è rendere la guida della Brutale emozionante e adrenalinica anche ai regimi medio bassi.

Missione compiuta, quindi? Certamente, ma l’effetto collaterale è che adesso la Brutale è ancor di più una moto per pochi. Gente che, a parte il portafogli, ha muscoli, cervello e soprattutto tanta esperienza. Non conosci la Brutale se non osi, quindi è chiaro che i deboli di cuore fanno meglio ad astenersi.

Perché? Ma perché non è che sia impossibile sfruttare la moto su strada. Vietato però anche solo il pensiero di dare briglia sciolta al 1078. Già stando abbondantemente dentro quel 40% il motore ti provoca in continuazione e ti fa tenere i sensi sempre all’erta, perché ora davvero è fortissimo a qualsiasi regime e con qualsiasi marcia.

La Brutale RR potrebbe avere tranquillamente un cambio a soli quattro rapporti. Diciamo dalla terza in su. In prima e seconda aprire tutto è semplicemente impossibile se si vuole tenere giù la ruota; in terza basta un attimo di distrazione e ti ritrovi ancora lì a guardare il cielo.

Il divertimento insomma è assicurato e perfino la sicurezza non cambia di una virgola su due ruote o una: il perfetto equilibrio dinamico permette di control-lare tutto alla perfezione. Ma lo dobbiamo volere, altrimenti la normale reattività del polso destro potrebbe non bastare a domare prontissime progressioni e le impennate furibonde che con la Brutale sono la regola.

Non siamo ancora a 2000 giri e già il quattro cilindri italiano comincia a spingere. Il tipico rombo trattenuto che preannuncia la tempesta si trasforma subito in un ruggito dalle mille sfumature sonore che accompagna una cavalcata quasi perfettamente regolare.

Non serve stuzzicare il limitatore (11650 giri), nemmeno in pista, non lo si fa praticamente mai, ma a volte può capitare che ci si vada a sbattere se non si è pronti col cambio, tanta è la cattiveria con cui la lancetta viene sparata verso il cielo.

Usare un motore del genere in città è possibile ma è una tortura. A parte la nervosità nei chiudi/apri, scalda molto e poi la Brutale è tutto tranne che confortevole.

La sella è dura e alta, come le pedane arretrate, il manubrio è molto vicino anche se ben angolato, le sospensioni sono rigide, i freni hanno una prontezza quasi imbarazzante.

Meglio scappare dalla città, regoliamoci i comandi e andiamo a motivare la nostra scelta di spendere quasi 20.000 euro per una MV, se non in pista almeno in collina.

Durante il trasferimento la Brutale mette in mostra una stabilità assolutamente sorprendente se si pensa a quanto sia maneggevole e reattiva. L’avantreno granitico traccia linee precisissime e le eventuali irregolarità dell’asfalto non impensieriscono minimamente la ciclistica nei curvoni veloci. Eventuali piccoli ondeggiamenti dovuti alle irregolarità del fondo sono sistematicamente smorzati dal telaio. Solo i più alti chiedono pietà per avere un po’ più di spazio per poter arretrare sulla sella, e non solo per abbassarsi per contrastare la pressione aerodinamica, ma anche nella guida sul misto.

Con la Brutale, turismo e passeggiate a parte, si può fare tutto. Imponetele secche entrate in curva e lei esegue. Accompagnatela in ingresso con leggerissime spinte sul manubrio e lei è già alla corda, sempre in anticipo sui tempi che avevate previsto. La velocità e la precisione nei cambi di direzione sono esaltanti.

La taratura delle sospensioni è molto sostenuta ma permette anche un certo assorbimento delle malformazioni, così su strada non si è schiavi dell’asfalto perfetto. Ovviamente sullo sconnesso più accentuato c’è qualche scompenso, ma si accetta volentieri la guida esoterica che la Brutale 1078 offre in cambio, con percorrenze irreprensibili e uscite in accelerazione con le traiettorie che rimangono perfette.

Il motore si esalta nel misto, moltiplicate pure per dieci tutto quello che finora abbiamo detto sulle sensazioni trasmesse dal propulsore.

La leva della frizione è dura da azionare e al cambio capita di incappare in qualche imprecisione ogni tanto. L’antisaltellamento comunque funziona bene, ma bisogna fare l’abitudine alle reazioni alla leva della frizione, che in staccata si può dire che… viva di vita propria.

La frenata è portentosa. La stessa prontezza esemplare che in città potrebbe costituire un problema, nella guida sportiva è perfetta per calibrare al millimetro le decelerazioni. La leva dura e diretta è perfettamente controllabile, con una modulabilità esemplare.

Su strada la guida finisce per essere sempre troppo anticipata ed è al tempo stesso frustrante e gasante sapere quanto ancora sia distante il famoso limite.

In pista è tutto un altro discorso. Mica poi tanto, a pensarci bene. È vero, si può finalmente sfruttare il motore nei suoi regimi ottimali, dai 6000 agli 11000-
11500 del limitatore, ma anche negli spazi più ampi non si scherza. La moto non sbacchetta perché la ciclistica è sanissima, ma sotto le brutalissime sferzate del 1078 la ruota anteriore sembra sempre sul punto di scappar via, proprio come su una superbike.

Questo non è un problema, basta prenderci l’abitudine e caricare l’avantreno in uscita, tanto la stabilità non manca.

Il problema vero, piuttosto, è la risposta violenta alla riapertura del gas a centro curva. In città l’on-off disturba, ma quello è niente se paragonato alla botta che arriva se si entra in curva col motore in coppia: anche solo a 7000 giri/min se non si apre il gas col guanto di velluto arriva una spinta formidabile, bella ma troppo brusca per finire la curva pennellando la traiettoria.

Con la Brutale 1078, insomma, il lavoro fine, il cesello, il raccordo delle traiettorie diventa più complicato, ed è difficile tenere lo stesso passo e percorrere le stesse traiettorie giro dopo giro. Dopo un turno in pista con la Brutale si torna ai box stremati, per un insieme di motivi: la concentrazione richiesta nella guida, la posizione in sella costrittiva, la veemenza del motore e la sua nervosità.

In staccata si godono le delizie del nuovo impianto frenante Brembo e della frizione antisaltellamento, che sarà anche noiosa su strada ma qua fa un lavoro coi fiocchi: giù tre marce, frenata e via in curva senza problemi.

Impagabile. La forcella sostiene le staccate più violente con imperturbabile efficacia, assecondando gli ingressi in curva più violenti senza batter ciglio, e tolto l’inconveniente del chiudi/apri a metà curva di cui si è detto, non si ha davvero nulla da temere, specie se si sono sfruttate le opportunità offerte dalle ultraregolabili sospensioni per cucirsi addosso una ciclistica adatta alle caratteristiche proprie e del tracciato.

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