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Motoredenzione: non siamo tutti "brutti e cattivi"

I motociclisti non riescono a scrollarsi di dosso quell’immagine di masnada anarchica e minacciosa, rimanendo sempre “brutti, sporchi e cattivi”. E i media non mancano di perpetuare questo luogo comune.

La moto è un oggetto evocativo, eccitante:le sportive sono sexy, le custom fanno macho; certi scooterini sono teneri mentre le supertourer sono delle mamme dall’abbraccio protettivo (e in epoca di people di questa o quell’altra Marca ci sono anche le moto da bar, piene di sé e adatte a motociclisti egocentrici e autoreferenziali). La moto è giovanile, vitale, positiva, proiettata al futuro ma vincente anche subito. Ammettiamolo: la moto è figa!

Magari la moto, ma i motociclisti non riescono a scrollarsi di dosso quell’immagine di masnada anarchica e minacciosa, rimanendo sempre “brutti, sporchi e cattivi”; e i media non mancano di perpetuare questo luogo comune, che affonda le sue radici in un periodo in cui i mezzi a motore erano considerati un pericolo mortale (tanto che la legge obbligava i guidatori a farsi precedere da uomini con bandiere o lanterne…). Al cinema il Marlon Brando de “Il selvaggio” ha fissato per sempre l’icona del biker deviato, ripresa poi in tante altre occasioni, magari solo per ridicolizzarla: in “Happy days” Fonzie è un biker, ma la sua caricatura più che timore suscita tenerezza (i protagonisti di “Easy rider” però fanno una brutta fine, e solo per aver tentato evadere un po’ dalla realtà, solo perché cercano un mondo migliore). Avete notato che nel cinema, nella letteratura e persino nei fumetti, quando si vuole evidenziare, nelle situazioni famigliari, l’inaffidabilità del fidanzato della figlia, lo si mostra in moto? Di solito poco dopo si schianta insieme all’amata figliola, che solo allora vede la luce e molla il trucido biker. E com’è quello spot in cui il protagonista, motociclista e libero (forse anche libertino…), saputo che la sua donna aspetta un figlio, si converte ad una vita responsabile sostituendo la custom con una monovolume?

 

Rassegnamoci, quello del motociclista pericoloso e cattivo è ormai un topos letterario e cinematografico, non c’è scampo: per la casalinga di Voghera moto e delinquenza andranno sempre a braccetto. Bisogna dire che in certi casi i motociclisti hanno fornito argomenti a favore di questa visione della categoria. Che dire degli Hell’s Angels e delle loro abitudini così poco ortodosse? E le risse londinesi tra Mods e Rockers, coi loro scooter e le café racer? Tutto ciò non ci aiuta, così come l’uso dei mezzi a due ruote da parte di scippatori, terroristi o sicari mafiosi (è a causa loro se c’è una legge che consente la confisca della moto se ci grattiamo il naso durante la guida: grazie, facevamo anche a meno!). Il tocco finale sono gli smanettoni, gli aspiranti Valentini: fanno casino, tagliano le curve, si schiantano tra di loro, irridono sistematicamente le regole del codice della strada… e poi le Polizie Urbane perseguitano e i paesani versano olio sulla strada o affiggono manifesti in cui si invita a bastonare i motociclisti, e nemmeno metaforicamente. Sbagliato nella forma, ma comprensibile nel merito.

 

È assurdo: la gente dovrebbe invece sapere chi era Spadino (Pierlucio Tinazzi, l'eroico motociclista che, nel rogo del tunnel del Monte Bianco - 1999 - sacrificò la propria vita per salvare quella di 10 persone, trasportandole fuori dal traforo con la BMW K75 che usava per il suo lavoro di addetto alla sicurezza del tunnel, ndr), sapere che a Napoli c’è una squadra antiscippo formata da agenti in borghese in moto (i Falchi, v. SW n° 104, agosto/settembre 2005), che Brusca è stato preso grazie all’utilizzo di una moto smarmittata; e poi che esistono bande di motociclisti tanto preoccupanti nel look quanto animati da alti ideali morali o addirittura da vibrante fervore religioso, e spesso guidati da sacerdoti (ad esempio i Bikers Against Child Abuse, i Bikers 4 Christ; ma ci sono moltissimi altri gruppi in tutto il mondo). Concludo con le motoambulanze, che spesso salvano la vita durante gli ingorghi autostradali o urbani.

 

Ma i luoghi comuni sono duri a morire (ed io, che sono musicista, motociclista e ho pure i capelli lunghi, ne so qualcosa…), e forse gli sceneggiatori dovrebbero leggersi i libri di Patrignani o Donnini, dove si respira la vera passione motociclistica. Certo, anche i  motociclisti potrebbero fare qualcosa per ripulirsi l’immagine, come smetterla di violare le libertà (e la serenità) altrui in nome del proprio diletto; e qui purtroppo non va molto bene. Spunto di riflessione: sono i media che mantengono viva l’immagine, ormai anacronistica, del “motodelinquente” o è forse quest’immagine stessa ad essere ancora così presente nel quotidiano da riflettersi anche nel pensiero comune, nella cultura e…  nell’atteggiamento delle Forze dell’Ordine?

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