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Motociclista a bordo

Può capitare che un motociclista vada in auto: non è peccato. Ma da alcuni particolari potrete riconoscerlo nella monovolume che vi agevola il sorpasso, o nell’utilitaria che vi lampeggia apparentemente senza motivo

Motociclista a bordo

Motociclista a bordo

 

A volte la moto è solo moda, conformismo: i ragazzini vogliono lo scooter, poi però arriva la macchina e la presunta passione svanisce. Per quelli che scelgono la motina a marce c’è più speranza. Speranza che diventino motociclisti veri, e una cosa è certa: il vero motociclista lo è sempre, e per sempre. Può capitare che un motociclista vada in auto: non è peccato. Ma da alcuni particolari potrete riconoscerlo nella monovolume che vi agevola il sorpasso, o nell’utilitaria che vi lampeggia apparentemente senza motivo

 

 

Siamo una grande famiglia, tutti orgogliosi del nostro essere moderni cavalieri, del nostro modo alternativo di guardare il mondo, di vivere in maniera non omologata, sempre in corsa alla faccia di chi ci ostacola con i più fantasiosi argomenti. Però tutti i motociclisti prima o poi hanno un momento sabbatico (più o meno lungo) in cui optano per l’abitacolo di un mezzo con un paio di ruote in più. Tuttavia, se la passione è vera, il tradimento è solo momentaneo, e il motociclista sa che il richiamo ritornerà irresistibile.

 

Ma quali sono i motivi per cui a volte rinunciamo alla nostra due ruote? Primo su tutti il fatto di non aver comprato la moto per passione ma solo per moda. È questione di tempo, poi arriva un nuovo giocattolo e buona notte alla moto. Chi usa la moto per necessità, poi, è chiaro che appena potrà la sostituirà con la più confortevole automobile, così dirà basta sia alle sofferenze climatiche sia agli indubbi pericoli che il traffico riserva a chi si muove su un mezzo in equilibrio instabile. E poi vuoi mettere il piacere di una bella ora e mezza di coda passata leggendo il giornale sulle note dell’emittente radiofonica preferita? Anche ai più convinti motociclisti, però, capita di attraversare il confine tra i due mondi (lontanamente) cugini. A volte è la paura. La nostra dopo un incidente, o quella dei nostri famigliari in apprensione perché un imprevisto può sempre capitarci. E a poco serve obbiettare che chi ti ama non dovrebbe porti alcun aut-aut, perché la questione può essere rovesciata: chi ti ama moltissimo preferirebbe certo non dover venire a raccoglierti dopo che ti sei stampato contro un guard rail… Meno truci, ma altrettanto importanti, sono le motivazioni economiche, sia personali che oggettive, e sappiamo tutti quanto sia onerosa la nostra bruciante passione (prezzi di listino, assicurazioni, tagliandi, ricambi, ecc.). Semplicemente spesso ci si accorge di essere costretti a cedere alla prosaica ma più realistica concretezza.

 

Quindi ci si tura il naso e si diventa automobilisti. Ma davvero la moto scompare dai nostri pensieri? Davvero l’animo del motociclista viene immolato per sempre in cambio di un po’ di aria condizionata? Non ne sarei così certo, specie pensando a ciò che capita spesso di vedere per strada. Intanto il motociclista può pure assecondare l’interlocutore dicendo il contrario, ma ha sempre la moto in testa, anche mentre gira a piedi. Si capisce dagli sguardi di concupiscenza rivolti alle schiere di motociclette parcheggiate sul lungolago, fuori dalle scuole, negli autogrill durante gli esodi estivi, o semplicemente in bella mostra davanti ai locali alla moda. Se poi ne passa una, egli non può fare a meno di essere attirato dal rumore (suono), e generalmente stupisce gli astanti citando a occhi chiusi la marca, il modello e l’anno di produzione.

 

Alla guida di un’auto il motociclista si riconosce per alcune abitudini di sua quasi esclusiva pertinenza. Per cominciare, il biker in auto fa molta ma molta più attenzione alle condizioni del traffico e della strada. È una questione di automatismi acquisiti dato che, se in moto non lo fai, ti puoi ritrovare per terra in un lampo. Ecco quindi che si possono notare sguardi protesi dentro gli abitacoli delle altrui scatolette, ad anticipare ed interpretare eventuali mosse azzardate o manovre apparentemente incomprensibili. Il motociclista in auto generalmente va piano, tanto sa che nessuna auto potrà mai dare l’adrenalina di una bella piega o di un’accelerazione da mille sportiva. Quindi l’auto di un biker non può essere una micidiale “bombetta”, al limite una cabrio, a volte d’epoca o quasi; richiestissimo il cambio automatico. Il forzato delle quattro ruote lampeggia, con rimpianto, ai colleghi in moto, lascia strada se questi sopraggiungono in sorpasso, non ostacola il mototurista che risale la fila in autostrada, non tenta di sbattere fuori chi usa la corsia di emergenza senza arrecare pregiudizio a nessuno. Il motociclista inscatolato si fa notare per la ricerca della traiettoria più redditizia, anche in città; evidente poi l’inclinazione che la sua testa e il suo busto assumono nelle curve, mentre spesso il suo occhio per i parcheggi non è dei migliori.

 

L’auto stessa è “marchiata”, da una rivista di moto sulla cappelliera, dall’adesivo di un circuito (tipico quello del Nürburgring) o da quello di un numero apparentemente senza significato: i più gettonati sono il 46 e il 34, ma il 7 ed il 74 non sono da meno. Insomma, ammettiamolo, la moto ci fa impazzire, e chi è davvero innamorato delle due ruote motorizzate, perfino duro e puro, può anche essere costretto a (o scegliere momentaneamente di) rinunciare per un po’ all’oggetto della propria passione.

Ma rimane un motociclista sempre. E per sempre.

 

P.S.: la foto non è un'elaborazione

 

Tarcisio Olgiati

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