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Moto che parlano

Cosa c’entra l’Aprilia Tuono con una moto fine Anni ’60? Se è una Norton Commando S allora c’entra, eccome. Parola di Rocker Vesuviano che con entrambe ha… parlato la stessa lingua

Tra gli appassionati di motociclismo Anni ‘60/’70, uno dei nomi che accendono di più la fantasia e la memoria è Norton. Viene in mente la Commando 750 S, una moto che si distingue dalle altre del suo periodo e ancora oggi rappresenta un bell’equilibrio tra ragione e sentimento. Si potrebbe pensare che lo charme che questa naked ante litteram possiede anche oggi sia frutto della sua capacità di evocare in qualcuno ricordi nostalgci. Forse, ma non è tutto. La Commando ha un qualcosa… È come se ci fosse una linea di continuità che parte dagli Anni ’60 e arriva fino alle super naked dei giorni nostri. Ma solo chi le ha guidate e amate può avvertire la comune identità filosofica, il senso culturale tradizionale ma al tempo stesso vivo. Non proprio roba made in Japan!

 

Al salone di Londra del 1969 viene presentata la nuova Norton Commando S (Scrambler), tecnicamente identica alla precedente Roadster ma con entrambe le marmitte a contro cono alte a sinistra e i collettori protetti da una bellissima griglia paracalore. Gialla o blu micalizzato, ma anche verde con le scritte oro; faro Lucas, strumenti Smiths, cerchi cromati, forcella a steli scoperti, sella con il logo Norton in bianco… Insomma, ti chiama. Costa 1.300.000 lire ed è più potente della Roadster, ha forcella Roadholder (letteralmente: “che tiene la strada”), ammortizzatori Girling regolabili e, come tutte le Commando, il telaio Isolastic, cioè con motore e forcellone montati elasticamente al fine di ridurre la trasmissione delle vibrazioni. La meccanica è di classicissima scuola inglese: bicilindrico parallelo, corsa lunga, carter secco, cambio a 4 marce con l’aggravante che Bernard Hooper, Ingegnere Capo Norton, prefersce mantenerlo ancora separato, al contrario di quanto offrissero ormai anche BSA e Triumph.

 

Commando’s voice

In sella alla Commando S si “troneggia”. Non è comoda come la Bonneville né scorbutica come la BSA Spitfire. Semplicemente viene da un altro mondo: infatti nasce per gli USA ma sono costretti ad “importarla” in Europa perché è troppo bella: di sicuro piace più della Commando Fastback e della sua discussa e caratteristica coda. Cicchetto abbondante, un pelino di gas, un “salto” insieme alla pedivella e parti una eccitante tonalità dal cupo al lacerante, coinvolgente, indimenticabile come i pastosissimi 61,5 CV. Il motore non dà problemi (ma va curato in maniera certosina), il tiro è pieno e in un’attimo sei fiondato a 7000 giri con una rapidità prima sconosciuta. Tutto succede al solo pensiero, i 180 kg della Norton si spostano con una facilità tutta nuova, complice una ciclistica inappuntabile che tocca il top con le Dunlop K81. Nel misto non c’è storia. Tra telaio, gran coppia e cambio ottimamente spaziato (ma occhio alle scalate troppo energiche, perché gli ingranaggi si spaccavano…), il risultato è che in uscita dalle curve stacchi immancabilmente tutti.

 

Questo per il Rocker, ma la Commando è anche comoda in due e agile nel traffico. L’unica controindicazione è che bisognava prendere bene le misure, dato che i freni sono poco più che un accessorio mentre le prestazioni sono esuberanti. Come per le altre moto del periodo, del resto. Ma in quegli anni la guida è diversa, rotonda, tutta in anticipo. Si sta sempre con una marcia in meno di quella richiesta, proprio per sfruttare il freno motore per correggere la traiettoria in mancanza di freni efficaci. Devi per forza “dialogare” col motore e conoscere bene il limite della moto: la Commando e le sue coetanee, Guzzi Sport compresa, non t’avvertono, semplicemente ti ritrovi per terra. Le Guzzi S3 e le Laverda 750 SF sono pesanti e legnose nel traffico, “lamentose”, sembra ti comunichino in ogni istante la velocità e i giri, ansimano, sputano benzina se apri di scatto, e vibrano: ti si addormentano le dita, al basso ventre è un continuo massaggio… La Commando è l’esatto opposto: efficace, servizievole, pronta, leggera, regolare. Un gentlemen da combattimento. Lo stile e il sound fanno il resto. Ecco che chi da giovane Rocker ha avuto e amato la Commando S non può in età matura non amare l’Aprilia Tuono. Che c’entra, penserete…

 

E invece c’entra, anche se la spiegazione è contorta. Dal 1973 la Norton lancia il motore “Combat”: compressione da 9 a 10:1, carburatori Amal da 30 a 32 mm Ø e albero a camme più spinto. 65 CV, roba da far fibrillare i Rockers vesuviani al pensiero dei confronti con le Jap, senza contare il buon vecchio bricolage meccanico casalingo… E poi c’è la peccaminosa versione PR (Production Racer, “moto da corsa di serie”), dove i CV sono 66 ma soprattutto albero motore bilanciato, condotti lucidati, molle valvole rinforzate, cambio a scelta tra 4 o 5 rapporti. Il freno a disco flottante e le sovrastrutture, con semicarena e tabelle porta numero sul codino, fanno sognare le gare. Siccome è prodotta solo in “giallo”, dagli stessi inglesi è chiamata “Yellow Peril”, pericolo giallo. Che autoironia involontaria… Insomma, dalla Roadster iniziale si è arrivati ad un’evocativa sportiva, oggi si direbbe da una naked a una race replica.

 

Commando made in Noale

Ecco, la Tuono ha la stessa “storia” ma al contrario: si spoglia una RSV ed ecco una formidabile naked. Il vostro rocker scrivente ha avuto la Commando e la Tuono, presa nel 2003 per “festeggiarsi” i 50 anni. L’Aprilia, tra l’altro, regalava il kit con eprom e marmitta racing in titanio. Era la versione Production Racer della Tuono, una macchina da guerra di serie. Prima della Tuono c’era stata una Honda CBR ma con l’Aprilia era cambiato tutto. Esattamente come 40 anni prima, la Jap dava prestazioni, affidabilità e facilità, ma un Rocker cerca il dialogo tra moto e pilota. E le Jap sono mute. La Tuono, invece, parlava, e lo faceva con accento conosciuto, con una voce “da modificare il casco all’altezza delle orecchie per gustarne tutte le sfumature”. E poi c’è il linguaggio “del corpo”: serbatoio basso, manubrio largo, sella comoda e posizione di guida sportiva ma non impossibile, senso di dominio sull’anteriore. E ancora pedane e leve regolabili, cupolino minimale ma funzionale, guida agile e leggera, ottima frenata… Sembrava proprio di tornare sulla Commando.

 

Provarla per una giornata e prenderla è stato un attimo. Come rinunciare a quelle sensazioni, a quello scarico che faceva la riga in mezzo a chi stava dietro? Anche la Tuono bisognava prendere le misure, all’inizio erano tutti monoruota gustosi ma non voluti, scatti da semaforo a semaforo dove snocciolavi tre marce a 6000 giri e già eri a oltre 150… Le entrate in curva avvenivano con la velocità del pensiero e precisione chirurgica, le uscite con spinta e aderenza sconosciute: la Costiera sembrava essersi miracolosamente accorciata. Nella sfida con Massimino e la sua Speed Triple era un testa a testa mica male, un Italia-Inghilterra d’altri tempi: prontissima la tre cilindri in uscita dai tornanti, imbattibile la Tuono in ingresso, con quell’agilità, quei freni e quell’antipattinamento. E il Rocker in congedo tornava indietro di 30 anni. Questa è la figlia della Commando. Chi non è “malato” non può capire.

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