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Matematica e motociclismo

Le pagelle sono eccezionali: in un numero riassumono la qualita' di una moto. Ma funzionano?

Sarà perché alle elementari non mi hanno traumatizzato, ma le pagelle non mi stanno antipatiche. Rientravano rigorosamente nella media del sei stentato, allora tutti facevamo il minimo indispensabile. È intelligente ma non si applica, dicevano gli insegnati ai genitori, perché metterli in difficoltà costringendoli a formulare un altro sì profondo concetto? Che poi siccome il mio maestro allora il 6 lo scriveva così: sex, quella fila di sex sex sex mi sembrava una cosa molto simpatica. Altro motivo per applicare il principio del minimo sforzo.

 

Le pagelle ho ritrovate dopo tanti anni anche su Super Wheels. Dovevo riempirle di voti, una cosa complicatissima nelle comparative, perché dovevi mettere le moto in ordine di maneggevolezza, capacità di frenata, comfort, vibrazioni... Ancor più difficile era compilarle nelle prove singole, dove devi paragonare la moto che stavi guidando in quel momento con una che, per esempio, avevi usato un anno prima e in ben in altre condizioni. Col tempo però si impara, e alla fine mettere in fila i voti non era poi un compito così complicato. Oggi poi è ancora più facile, visto che siamo aiutati da un sacco di strumenti, banchi, accelerometri, telemetrie, GPS, tutti strumenti che aiutano a capire cosa succede quando guidi.

 

Restano però dei difetti, uno piccolo, facile da correggere, uno più complesso. Quello piccolo è che non tutte le voci dovrebbero pesare allo stesso modo. Cioè il voto che diamo al cruscotto non può essere conteggiato come quello che diamo alla guida. Se una sportiva ha un cruscotto bellissimo (diamo 10) ma si guida maluccio (merita un 6), e un'altra ha un brutto cruscotto (voto 6) ma si guida da favola (10), capite bene che il pareggio (voto medio 8 per entrambe) non è giusto. Allora si può dare ad ogni voce un peso, organizzando una pagella complessa dove il voto dato a una voce pesa, per esempio 5 se la voce è il cruscotto, 10 se è la guida: così vincerebbe, com'è giusto, la seconda. Giusto, perfetto, un po' macchinoso da mettere sulla carta ma fattibile.

Il problema più complesso però è un altro: dare un voto al piacere, al piacere in generale, al piacere della guida.

 

Che i freddi numeri delle pagelle avessero questo problema mi è balzato all'occhio nel '99, nella comparativa della maxi enduro pubblicata sul numero 33 di Super Wheels: BMW R 1100 GS vs Cagiva Gran Canyon vs Honda Varadero vs Moto Guzzi Quota 1100 ES vs Triumph Tiger. Ci siamo messi tutti insieme, i cinque tester, i giornalisti, ci siamo confrontati, intervistati, abbiamo spulciato tutti i dati, rilevamenti, consumi... alla fine siamo arrivati al verdetto:

1) Varadero

2) R 1100 GS

3) Tiger

4) Gran Canyon

5) Quota 1100 ES

 

La classifica è giusta? Sì tecnicamente, no per noi, perché sebbene abbiamo riconosciuto alla Honda la superiorità in molte voci, comfort... il risultato matematico non era quello motociclistico. La perfezione non c'entra nulla con il piacere di guidare una moto. Per esempio eravamo tutti per la BMW. Vero, in molte voci la GS non era all'altezza della Varadero, ma alla fine è la moto che tutti avremmo preferito avere in garage. Poi ci piaceva tantissimo anche la Cagiva, che già allora era molto avanti, più una maxi motard che una enduro; purtroppo rendeva tantissimo su strada ma molto meno nel computo matematico.

 

Nelle pagelle manca, insomma, la componente umana, la passione, il batticuore. Manca, insomma, la cosa più importante delle moto. Potremmo anche aggiungerla, ci vuole poco, ma dovrebbe restare da parte, non confusa, né conteggiata con le qualità tecniche.

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