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Marmellata italiana

Ebbasta! Stiamo sempre a lamentarci degli italici guai, ma è la nostra mentalità, fatalista e volemosebbene, raffazzona e furbetta, tutta salvataggi all’ultimo secondo, che fa da terreno fertile perché nulla cambi.

Marmellata italiana

Ebbasta! Stiamo sempre a lamentarci degli italici guai, ma è la nostra mentalità, fatalista e volemosebbene, raffazzona e furbetta, tutta salvataggi all’ultimo secondo, che fa da terreno fertile perché nulla cambi.

 

Non a caso per i nostri più grandi problemi si richiedono a gran voce interventi strutturali, sociali, azioni educative e ricostruzioni della forma mentale, non semplici soluzioni per tamponare le contingenze. E sono veri anche i luoghi comuni sul vestire, sul parlare alzando la voce, sul gesticolare, lo scaldarsi subito. Ci facciamo sempre riconoscere, anche da come guidiamo.

 

Ovviamente l’italiano, che sa di provenire da un Paese di grandi piloti e marchi, ritiene di essere per DNA un asso della strada, ma date la parola allo straniero e la musica cambia parecchio: gli italiani, a due e quattro ruote, guidano sopra le righe, sono pericolosi e irrispettosi, in sprezzo delle più elementari regole di civiltà e buon senso. Sono egoisti, spregiudicati e narcisi, spiccano come uno sparo nel buio del compostissimo fluire del traffico europeo. In Germania? Tutti sotto il limite, dove c’è. Gli svizzeri? La personificazione stessa del rispetto delle norme. Francesi? Tutti gentili “vada lei... No, lei, prego...".

 

Sì... Magari a casa loro. Ma se sembra che non vedano l’ora di varcare le nostre porte per abbandonarsi anche loro alle abitudini più becere. Fate mente locale su quante volte, durante l'estate, siete stati sverniciati da berlinone in palese violazione del limite di velocità. Fatto? La targa era tedesca o svizzera, vero? Raramente britannica, ma spesso austriaca, belga o francese, vero? Ora provate a richiamare nella memoria quelle volte in cui, nella vostra località balneare preferita, avete rischiato di essere stirati sulle strisce pedonali da qualche automobilista menefreghista o distratto. Fatto? In moltissimi casi la targa non era italiana, vero? E tutte le volte che un incrocio si intasava perché la monovolume con famigliola e bagagli non sapeva dove andare? Sarebbe naturale accostare prima o dopo l’incrocio per guardare la cartina o il navigatore, magari per chiedere un’informazione. Ma va, se la targa è straniera state certi che la macchina si fermerà tra un semaforo e l’altro e azionerà le quattro frecce. E cavoli di tutti gli altri.

 

Delle nefandezze alcoliche di certi camionisti “estivi” (nel senso di... dell’est) sappiamo tutto - ma bevono così pure da loro? Non penso proprio -, mentre sul rispetto delle regole anche a casa propria da parte di certi automobilisti “neocomuntari” non sarei disposto a giurare. Ma smentitemi pure. Alla fine ho capito due cose, legate l’una all’altra: che una certa anarchia è propria del genere umano e che trova sfogo solo quando le condizioni ambientali permettono di lasciarsi andare senza paura di ritorsioni, conseguenze legali o condanne morali.

 

Non è che alcuni comportamenti siano giustificabili solo perché ancestralmente radicati, vanno anzi dominati in nome del senso civico. In effetti se le motivazioni sono forti, o lo sono le minacce di punizione, la foga viene tenuta a bada, come avviene appunto in molte democrazie famose per il rigore verso le intemperanze. In sostanza, però, è lo Stato che ti convince (costringe?) a fare il bravo, non è che tu lo sia veramente. Purtroppo non è il caso dell’Italia, lo dimostrano i successi solo parziali di qualsiasi iniziativa volta a gestire qualsivoglia problema. I controlli insufficienti e la rassicurante discrezionalità delle nostre Forze dell’Ordine, nonché la burocrazia che scoraggia la ricerca della giustizia, sono una boccata d’aria fresca per chi a casa propria vive controllatissimo e impastoiato in mille regole.

 

E allora accogliamo i macho dal cofano lungo, i culi di pietra che guidano per decine di ore senza soste, i fresconi finalmente liberi dall’obbligo di concentrarsi alla guida. Altro che sentirsi dire dai giornalisti stranieri che noi guidiamo da tamarri e perciò siamo pericolosi: basta che ve lo permettano e anche voi fate lo stesso! E più predicate civiltà, più appariranno evidenti e stonate le libertà che vi prendete quando venite da noi, anche se sono favorite dalle endemiche falle del nostro sistema. Basterebbe non predicare: i guidatori dell’Europa dell’est sono anarchici fuori dai propri confini ma di certo anche a casa propria, e non vengono a farci la morale.

 

Insomma, siamo tutti uguali, bambinoni da tenere d’occhio altrimenti corriamo a fregare la marmellata. Spiace solo che a stigmatizzare la nostra voglia di marmellata sia chi, dato che a casa propria non può, viene a farne abbondante scorta da noi. E noi, inguaribili esterofili, lo eleviamo pure a fulgido esempio di civiltà.

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