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Luoghi comuni della strada: tutto vero

Spesso si parla per frasi fatte o modi di dire perché non si vuole impegnarsi troppo a cercare l’originalità. Eppure a volte le categorizzazioni o le semplificazioni sono lo specchio fedelissimo della realtà, anche quella di cui faremmo volentieri a meno

Luoghi comuni della strada: tutto vero

Spesso si parla per frasi fatte o modi di dire perché non si vuole impegnarsi troppo a cercare l’originalità. Eppure a volte le categorizzazioni o le semplificazioni sono lo specchio fedelissimo della realtà, anche quella di cui faremmo volentieri a meno

 

 

 

Sembra che i luoghi comuni riguardanti la circolazione dei veicoli siano i più facili da verificare. Di situazioni che provocano ironie, travasi di bile o spaventi ce n’è per tutti, ed è fin troppo facile sparare sulla croce rossa rappresentata dai nostri “cugini” a quattro ruote. Quello che si dice degli automobilisti col cappello è tutto vero, specie se ve li trovate davanti la domenica con mogliettina apprensiva al seguito. Altrettanto comune è incontrare auto che procedono in modo incomprensibile, superando con fatica le quali ci accorgiamo che sono guidate da donne impegnate in tutt’altro, magari a inveire verso il partner, con entrambe le braccia ben lontane dal volante… E poi ecco i neopatentati che ritengono di non esserlo più già dopo un paio di settimane, mentre all’opposto ci sono quelli che, bloccati dalla paura, giustificano il ben noto “chi ti ha dato la patente?”. A prescindere da ciò che pensate sull’immigrazione, provate poi a negare che sempre più spesso nei problemi di circolazione sono implicati guidatori stranieri. Soprattutto extracomunitari e neocomunitari hanno un modo di guidare discutibile anche se figlio di abitudini ritenute normali o accettabili nei rispettivi Paesi d’origine. Fatto sta che da noi così non va bene.

 

Proseguendo, ci sono le sovracategorie, come quella dei bevuti o fatti (solo una citazione, ci sarebbe da parlare un anno intero…), dei distratti cellularmuniti o dei maghi dell’orientamento: non usano cartine o navigatori, si perdono sempre e alla fine inchiodano una città per fare l’umiliante richiesta. Voglio essere super partes e dire che ce n’è anche per noi: scooteristi indemoniati in città, motociclisti sedicenti esperti perché dopo anni di scooter sono finalmente passati alla ipersport da 190 CV, gente che si compra come prima moto 300 e passa chili di supermaxitourer, “piloti” terrorizzati dal fatto che la moto in curva, mio Dio, piega!

 

Ed ora divento impopolare parlando di chi guida per lavoro. Metto per primi i pony-express e simili, così non si potrà dire che i motociclisti sono dei santi. Però, dai, i camionisti è vero che non si spostano mai o se ne fregano delle precedenze perché tanto sono più grossi (salvo poi fermare l’Italia quando si schiantano tra loro). Impegnati a ottimizzare i tempi di percorrenza, taxisti e rappresentanti sono il perfetto esempio di guida disinvolta, ma i veri campioni sono i conducenti di furgone. Questi piloti (perché come tali guidano) si permettono qualsiasi nefandezza, e a eventuali contestazioni hanno la risposta pronta: stanno lavorando, non rompessimo le palle!

 

Vengo al punto: tutti facciamo cavolate per strada, ma gli appartenenti alle categorie citate hanno la tendenza a fregarsene sistematicamente, del prossimo; fanno manovre che, se va bene, rallentano il traffico. E quando va male... Paradossalmente, l’esperto che si diverte guidando sportivamente su strada (non va bene nemmeno questo, mica voglio fare l’avvocato disonesto) è meno pericoloso. Per andare forte in sicurezza bisogna sapere cosa fare, avere l’occhio lungo e conoscere le manovre d’emergenza. Sono le stesse doti che permettono anche di avere un miglior controllo del traffico e di salvarsi dai tipi da strada appena descritti. Siamo realisti e coerenti: basta col dare tutta la colpa alla velocità, agli scarichi after market, a qualche innocua acrobazia o libertà presa verso certi limiti assurdi.

 

C’è però un luogo comune definitivo che mette tutti d’accordo: lo stato delle strade e la latitanza di chi dovrebbe mantenerle efficienti e sicure. Sentite.

Una sera (una notte, va’…), mentre tornavo a casa, presi una scorciatoia. Nel bel mezzo di un buissimo rettilineo, dal nulla comparve una rotonda in allestimento, e dico dal nulla perché di segnaletica o illuminazione non c’era ombra. Tentai di frenare ma poi, visto l’asfalto nuovo ma pieno di brecciolino, decisi per il taglio della rotonda, sperando nel mio santo protettore. Me la cavai e il giorno dopo, ripassando di lì, notai che la terra della rotonda era zeppa di impronte di ogni dimensione e tipo, segno che lì dentro di notte ci finivano proprio tutti, a prescindere dal mezzo o dall’approccio filosofico verso i motori. La colpa era forse di qualche deficiente, seduto a una scrivania in comune, che si era “dimenticato” di mettere luci e segnalazioni? Balle, sicuramente era della velocità demenziale che non permetteva di fermarsi nei pochi metri che separavano l’apparizione della rotonda dalla rotonda stessa… Già, ma qui scado nell’ovvio qualunquismo. Nel luogo comune.

 

Tarcisio Olgiati

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