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La moto più potente del mondo

Nel 1996 la SB6 è la moto più potente del mondo: 156 CV sparati con violenza da un motore a corsa lunga e 5 marce: quello della Suzuki GSX-R 1100. Vestito dalla Bimota con una bella carrozzeria monoscocca e ingabbiato in un classico telaio alla riminese

La SB6, 156 CV a 10000 giri/min, è la moto più potente del mondo. Lo è per un solo CV (poi dichiarato), perché la Suzuki GSX-R 1100, il bombardone giapponese dal quale arriva il motore, ne ha 155. La Bimota l'ha messo a punto ridisegnando l'air-box e realizzando un nuovo sistema di scarico 4-in-1-in-2, che si sdoppia sotto la sella e corre sotto la coda. Di bello c'è il serbatoio, che è in corpo unico con la scocca, che ingloba le fiancatine e il codone.

Il motore è una bomba, potentissimo ma anche con una coppia mostruosa, dovuta anche alla maggior cubatura, di 100 cc (per la precisione 74) che la Suzuki aggiunge al litro tondo, senza sensi di colpa per aver sforato la soglia delle classiche maxi. L'architettura è quella del classico motore giapponese sportivo: 4 cilindri in linea, raffreddamento a liquido (recente, è arrivato 3 anni prima), distribuzione bialbero con quattro valvole per cilindro, alimentazione a carburatori Mikuni BDST40, rapporto di compressione 11,2:1. Di particolare ci sono la corsa lunga (alesaggio 75,5 e corsa 60 mm) e il cambio, a 5 rapporti; insomma, secondo i tecnici con 12 kgm a 9000 giri non servono tante marce...

 

Fatta dal pieno, come al solito: non mancano le lavorazioni raffinate in perfetto stile Bimota, come la testa della forcella ricavata dal pieno, e c’è sempre largo impiego di materiali pregiati, come il carbonio, usato per realizzare numerose parti. Il telaio è realizzato sul classico progetto Bimota che distingue le riminesi dell'epoca, ed è costituito da due massicce travi in estruso di alluminio, che collegano il cannotto con il perno del forcellone. Ha il cannotto inclinato di 24°, l'avancorsa di 96 mm e l'interasse di 1390 mm; il peso dichiarato a secco è di 190 kg, niente male con quel popò di motore... la forcella è una Paioli a steli rovesciati di 46 mm Ø, con monoammortizzatore e articolazione progressiva. La frenata è affidata a un coppia di dischi di 320 mm Ø, e pinze Brembo a 4 pistoncini differenziati;; il disco posteriore è di 230 mm, sempre con pinza Brembo. I pneumatici sono delle classiche misure, 120/60 e 180/55, calzati su cerchi di 17".

La SB6 non l'abbiamo provata, ma possiamo dire due cose sulla SB6R,la sostanza non cambia. Guidarla  è un po' come prendere il toro per le corna: bisogna tenere ben saldo il manubrio, perché il motore è così brutale e insolente da intimidire i polsi più slogati. Sulle prime questa Bimotona fa un po' soggezione - non si può certo prendere sottogamba una moto che passa da 0 ai 200 in 8" - ma poi ti rendi conto subito che non è per pochi eletti: la guidabilità è ottima, e eccellente, esaltata da una grande armonia. Ha sospensioni rigide, buone solo in pista, ma troppo secche sullo sconnesso. Sui percorsi accidentati, come quello del Nürburgring, la legnosa SB6 non regala certo il massimo relax.

Nel 1996 costava 33.913.000 lire (contro i 22.577.000 della Suzuki).

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