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La carne e' debole

La foto serve solo per attirare l'attenzione, non c'entra niente con quello di cui qui parlo. Affronto - scherzando - un argomento serio

La carne e' debole

Che un guardrail sia più duro del nostro costato è un dato di fatto, ma finché non ci sbattiamo contro non ce ne rendiamo conto. Ci sembra solo un'idea, una sensazione. Perché? Forse per evitare il ragionevole terrore che dovremmo provare curvando a pochi metri dalle terribili barriere d'acciaio. Io ora so quanto è debole la nostra carne e quanto è duro l'acciaio. Ecco come me ne sono accorto

 

 

Ventiquattro novembre, venerdì

È buio, ho la visiera scura, esco dall'autostrada bello felice cantando t'immagini se si potesse anche volareeee (Modà) pensando alle vacanze che stanno arrivando. Detto e fatto: prendo la rampa troppo veloce, non mi rendo conto che la curva è più stretta del previsto e... SBANG! Si spegne la luce.

 

Mi sveglio sdraiato con il casco incastrato sotto il guardrail. Che botta! Non riesco nemmeno ad alzarmi. Il mio tenero fianco sinistro si è scontrato contro la solida barriera d'acciaio: in quel momento ho capito quanto è duro lui, quanto siamo morbidi noi. Di buono c'è che funziona tutto, gambe braccia, testa... Non provo nemmeno dolore, come se fossi anestetizzato. Una cosa è certa: mi sono fatto male sul serio, non riesco nemmeno ad alzarmi da terra.

 

Arriva l’ambulanza e mi portano all'ospedale S. Agostino di Modena; dopo due minuti mi ritrovo circondato dai dottori. Sorpresa. Perché non mi sento troppo male e non credo di essere una star. Addirittura arriva pure il primario e sento che telefona qua e là per decidere dove affettarmi e che pezzi togliere. Tipo un rene, una milza... 

Lo so che c'è una milza sola. E so anche che si vive bene senza, e si sopravvive anche con un rene solo. Ma mi tirerebbe il culo un bel po' tornare a casa senza tutti i miei pezzi originali. 

 

Fortunatamente decidono di non aprirmi subito. Vogliono vedere cosa succede nei prossimi giorni, e quindi mi mettono in terapia intensiva per tenermi sotto controllo istante per istante. Prima di entrare in sala telefono alla mamma, per tranquillizzarla: "Thea, sono all'ospedale, mi ricoverano e forse mi tolgono un rene e la milza. Tutto ok, non ti preoccupare... pronto?".

 

Novembre, data imprecisata

In questo ospedale sto passando una delle vacanze più rilassanti della mia vita. Il TIPO (Terapia Intensiva Post Operatoria) è un reparto speciale. Ci sono i pazienti più critici, appena operati o con qualche grave problema, spesso in stato di incoscienza. Invece io, nella media, sto benissimo: sono qui solo per essere controllato istante per istante, vedi che l'ematoma più grave, quello attorno al rene, decidesse di rompersi e fare troppo casino. 

 

Per come mi sento tutto va alla grande. Tanto che passerei volentieri qua le ferie. Mi spiego: quanto dura quel momento di estremo relax che si raggiunge in vacanza? Cinque minuti? Dieci? Non molto di più. Dopo aver raggiunto la destinazione, trovato l'hotel, parcheggiata la macchina, sistemati i bagagli, raggiunta la spiaggia, essersi spogliati, aver sistemato l'asciugamano, essersi stesi sul lettino... allora, e solo allora (e l'ho fatta brevissima), ci si rilassa. Giusto? E allora, dicevo, quanto dura questo momento di beatitudine? Cinque secondi, tre secondi? Prima ci va un caffè, poi passa una tettona e dobbiamo tirare in dentro la pancia, dopo i bimbi fanno casino, e poi c'è vento, quindi vogliamo fare il bagno, giocare a racchettoni, infine vogliamo un giornale, poi un bombolone, e un caffè, una birra, eccetera, eccetera. Insomma: in vacanza non c'è mai pace.

 

Invece qua in TIPO il nirvana dura giorni e giorni. Appena arrivato mi hanno ficcato una flebo di antidolorifico a chiave oppiacea (hanno detto così) e sono subito partito per la tangente. Ci sono le tapparelle giù e ora tra giorno, notte, sabato, lunedì e via discorrendo non raccapezzo nulla. Ho pure un buon libro da tenere in mano: leggo una frase e dormo. Una parola e dormo. Una virgola e dormo. E tra un sonnellino e l'altro degli angeli di infermiere arrivano ad accudirmi. Grossomodo, infatti, sono quello più sveglio e tutte le attenzioni sono per me: "Ciao tesorino! Vuoi questo? Vuoi quello? Vuoi un massaggio? Vuoi un bacio?"

 

E chi mi muove da qui? Ci resterei un anno. Un incredibile senso di protezione. Non mi può accadere nulla: è un po' come rientrare nella pancia della mamma. Il che sarebbe bellissimo. Poi un brutto giorno arriva un medico e mi dice che non mi operano, che adesso la festa è finita e me ne devo andare in reparto. RAUS! Porca troia.

 

Ventisette novembre, lunedì

Ed eccomi in camerata. Siamo in sei: di fronte ho Peppino, 89 anni, poi c'è Nando-tarta, 75 anni, che se ne sta tutto il giorno a bocca aperta a guardare il soffitto (sembra una tartaruga) ma quando c'è da andare in bagno scatta come una lepre fregando tutti. Poi c'è un tizio con la moglie che mi sta piuttosto antipatichina perché le piace vedere quando tolgono i punti. Capito? Ti scuoiano vivo e lei si diverte. A destra c'è un signore nervosetto che manda affanculo tutti e di notte fa un gran casino. A sinistra sono passati, molto velocemente, più malati. Tra questi l'unico pericoloso, cioè quello che poteva contrastarmi nel corteggiamento delle infermiere, era Riccardo, 20 anni. Per fortuna non aveva niente e se n'è andato subito.

 

Ventinove novembre, mercoledì

Stamattina le cose non vanno malaccio ma ancora non riesco a muovermi. Mi fa male un po' tutto, sopracciglia a parte. Ho qualche costola e tre processi trasversi rotti, un grosso ematoma attorno al rene sinistro e uno interno alla milza. La parte superiore della coscia sinistra è addormentata dalla botta e il fianco è gonfio come un pallone e con un livido nero. In sintesi: sono rovinato ma tutto sembra procedere per il meglio, guarire è solo questione di tempo. 

 

Mai però porre limite alla sfiga. Infatti dopo qualche ora arriva un dottore e mi dice: "Sa, l'ematoma è piuttosto grosso, è meglio andare a vedere... Domani la portiamo in urologia e poi operiamo"

Come OPERIAMO?!?! Ma porca troia: l'avevo scampata fino a ora e adesso questi vogliono vedere cosa c'è dentro. Ma, dico io, con tutti i malati che ci sono, proprio me dovete affettare? Mi deprimo, la pressione scende a 60-90 (e invece sarebbe bene che fosse 90-60-90, come dice l'Energo).

 

Primo dicembre, venerdì

Colpo di scena! Stamattina è passato il primario e si è incazzato con quelli dell'urologia dicendo che qua non si opera un bel niente che allora cosa lo abbiamo tenuto a fare così fino ad ora. Quello che dico anche io. Così non cambio reparto. Sono piuttosto soddisfatto, non tanto per il rene e via discorrendo, chemmefrega, ne ho due, ma perché qua c'è una dottoressa bbbbellissima. Tento un gancio durante la visita. E lei mi sorride. Forse fa parte della terapia. Oppure è solo pietà per questo paziente tutto scassato. Prescrive un'altra TAC per lunedì, l'esame risolutivo, poi si deciderà se farmi a fette o meno. 

Sono terrorizzato. Allo stesso tempo mi scervello per ottenere il numero di telefono della Dottoressa: "Mi ricorda l'esame con un sms? Sa, non vorrei scordarlo".

Mhm... Visto che sono bloccato nel letto dell'ospedale temo questa scusa non regga.

 

Tre dicembre, domenica

Oggi è successa una cosa straordinaria: è venuta a trovarmi la dottoressa Bevilacqua. Come raccontarla? Immaginate una femmina da combattimento, con tutte le curve a posto e anche di più. Con micromaglietta di tre misure più piccola, minigonna lavata a 90° e tacco dodici.

Quando è entrata in reparto c'è stata una ola. Nando-T ha parlato; il mio vicino di letto ha smesso di dettare le ultime volontà e si è tirato su in piedi sul materasso; il ricovero veloce alla mia destra (un signore di mezza età piuttosto sensibile alle questioni del sesso) si è steso sulla pancia e non ha più parlato. Gli hanno dovuto togliere la flebo perché bolliva. Solo Peppino è rimasto indifferente. Il che significa che per smettere di preoccuparsi del sesso occorre raggiungere, all'incirca, i 90 anni. Fatevene una ragione.

 

La sera erano tutti guariti. Un po' come le visite di Padre Pio: dopo la benedizione tutti quanti camminano, parlano e stanno bene. Allora abbiamo proposto, per il nostro reparto, due o tre infermiere del genere dottoressa Bevilacqua. Ma solo per prendere la febbre, mica altro. Ci sarebbero un sacco di guarigioni miracolose, altro che chirurgia, flebo, antibiotici.

 

Quattro dicembre, lunedì

Oggi un'altra TAC. Speriamo bene! Dopo aver visto il referto il primario mi dice che devo accendere un bel cero da qualche parte, perché per un pelo sono riusciti a salvarmi tutto integro. Tra così, e perdere un rene e la milza c'è passato proprio un soffio. E non sarebbe davvero stato carino tornarsene a casa in quelle condizioni. Per colpa di un volo in tangenziale, pensa un po'.

 

Sei dicembre, mercoledì

Oggi pomeriggio mi dimettono! Me l'hanno detto stamattina durante la visita, ma non sono per niente contento. Infatti, come ricordate, mi manca ancora quel numero telefonico, e - sfiga delle sfighe - la mia Dottoressa stamattina non c'è. Come farò? 

 

Fermi! Una botta di culo. Infatti mentre si avvicina l'orario della partenza il primario cambia idea e dice: "'Sto pirla lo teniamo un'altra notte, per controllare questa febbre del cazzo". Beh, non ha detto proprio così, ma il senso è quello. 

Sono contento di questo cambio di programma, mi dà una possibilità in più di vedere la dottoressa. Riuscirò nell'impresa? 

 

Sto in piedi tutto il pomeriggio girando per l'ospedale vedi mai la mia Dottoressa fosse in qualche altro reparto. Verso sera la schiena, per via di questi processi trasversi rotti, inizia a farmi male, sto per andare a letto e cosa succede? ECCOLA! È lei! La vedo passare in un corridoio lontano, inizia il turno notturno in questo momento. 

Ci vuole un'idea. Elaboro un piano diabolico: vado nel pianerottolo dove, immagino, passerà per andare in reparto, facendo finta di prendermi un po' d'aria. Beh, non ci credete, ma LEI passa davvero! Vado: mi butto. Non racconto cosa ho detto, perché primo sono cose intime; poi mi vergogno. Fatto sta che ottengo il suo numero. Probabilmente è la pietà a spingerla a questo gesto sconsiderato. Oppure è solo il dovere professionale. Forse c'è una regola scritta da qualche parte nel manuale del medico: art. 313 "Mai contraddire un paziente: potrebbe essere pericoloso...". 

Insomma, sia come sia, chemmefrega, il risultato è che ora ho il numero! Poi ci parleremo e messaggeremo durante la notte. Sono già innamorato.

 

Sette dicembre, giovedì

Oggi mi dimettono. Lei passa in reparto a salutarmi prima della partenza. Siamo innamorati tutti due. Insomma, è un vero colpo di fulmine. Vado a casa e, dopo una sola notte nel mio letto, mi risveglio incredibilmente sgonfio, in forma e pronto a riprendere vita. Adesso è davvero andata.

 

Quattordici dicembre, giovedì

È passata una settimana e sono successe un sacco di cose. Non le posso raccontare tutte, ma sappiate che, in sostanza, adesso sono fidanzato con la dottoressa e per capodanno abbiamo prenotato un volo per Miami. Tra reni, milze e dottoresse penso proprio di essere stato molto fortunato. Lo pensano anche i miei amici.

 

Carlo, che sono andato a trovare durante la convalescenza, ha detto nella prossima vita voglio fare Ballerini che si schianta con lo scooter a Modena. 

Rossella, quando ha saputo del fidanzamento, ha detto non solo non ti fai niente in un incidente dove altri sarebbero morti, ma ti fidanzi pure. 

Mia mamma è tutta contenta perché lei è medico.

Mia zia pure è contenta perché lei è medico. 

(Vorrei sapere che intenzioni hanno queste due)

Enrico è contento perché così metto la testa a posto. Non corriamo.

Andrea pure è contento e dice ma questa dottoressa ha una sorella? Sì, e ha anche delle amiche molto belle, pare. Ma dice pure che non me le farà vedere mai. 

Anche io sono contento della dottoressa, perché può essere comoda per le ricette.

 

Dieci gennaio, mercoledì

Oggi visita di controllo. È passato un sacco di tempo e tutto è tornato quasi a posto. Quindi non dovrei essere preoccupato. Ma un po' di ansia c'è lo stesso. E se trovano che l'ematoma non si è riassorbito e mi devono affettare lo stesso? 

Poi il medico mi dice: "Tutto ok, l'ematoma è quasi sparito"

"Bene - dico io - sono stato fortunato. Senza un rene non è una bella cosa".

Lui non pare della stessa idea: "Sì, è stato fortunato, ma non per il rene. Quello non è niente. Sa con un incidente come il suo quanti ragazzi di vent'anni escono da qui sulla sedia a rotelle?".

 


Tutto quello che ho scritto è vero. Tranne il fatto che cantavo i Modà, quello è evidente. Non solo perché all'epoca non erano ancora nati, ma perché preferisco gli Aerosmith. 
 
Per la signorina bella. Ringrazio il mio amico, grande fotografo, 
Luca Bracali.

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