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Kawasaki Ninja 250 R

La piccola Kawasaki è rivolta a un pubblico giovane e a chi muove i primi passi su due...

Kawasaki Ninja 250 R
...ruote. La qualità è elevata, il prezzo no. E poi che furbata la scelta di quel nome…

La moto
La Ninja 250 R è una novità assoluta per il mercato italiano, ma non per quello mondiale. La nuova entry level della Kawasaki infatti è l’erede della fortunata EX 250 R, un mezzo molto amato sia in alcuni Paesi europei, come la Spagna, sia (e soprattutto) oltreoceano, dove le piccole cilindrate vantano un mercato molto importante grazie non solo al loro costo ragionevole e alle ridotte spese di gestione, ma anche perché offrono prestazioni più che brillanti e una capacità quasi divina di liberarsi dal traffico delle caotiche metropoli.

Alla vecchia Ninja 250 R, moto straordinaria per facilità e duttilità di esercizio, mancava forse solo un po’ di quel fascino da racer molto amato dai giovani, specie se italiani. Secondo queste necessità, per il 2008 i tecnici di Akashi hanno provveduto a rivisitare ampiamente il progetto, sconvolgendolo soprattutto nel design e indirizzandolo verso una fascia di clienti più sbarazzina e sportiva. Senza per questo rinnegare la tradizione che vuole la 250 come una moto adatta ai neopatentati e a chi è alla ricerca di un mezzo valido, economico e poco impegnativo.

Ecco così comparire una nuova e più accattivante veste, a richiamare quelle delle sorelle di maggior cubatura. Una linea inedita che fa a capo a un deciso riesame di tutta la sezione tecnica, attuato per conferire alla moto un carattere ancora più dolce e amichevole, praticamente perfetto sia per un utilizzo urbano che per le brevi gite (anche in coppia), ma soprattutto per divertirsi sulle strade provinciali senza dover essere dei provetti piloti. Il tutto al ragionevole prezzo di 4.550 euro, praticamente come una 125 2T, ma con il valore aggiunto di una cubatura superiore e di un costo di gestione inversamente proporzionale. Per la Ninja 250 R vale ancora il noto detto: “poca spesa, tanta resa”.

Il design
La linea della più piccola delle Ninja è un piacevole mix di eleganza e sportività. L’ampia carenatura dona un look che non sfigurerebbe su moto di categoria superiore, con linee morbide che si intervallano a tratti più tesi e sfuggenti. L’anteriore, dove è incastonato il gruppo ottico a doppia parabola ispirato all’elemento installato sulla ER-6f, è volutamente ben dimensionato, a dispetto della piccola cilindrata, per garantire un riparo aerodinamico di grande livello. Il design tagliente delle ampie feritoie laterali riprende i concetti introdotti con le versioni più sportive della Casa di Akashi, conferendo una vista laterale leggera e aggraziata. Il codone ha un profilo sparato all’insù ed è impreziosito dalle pinne inferiori che ricordano da vicino quelle delle naked della fortunata serie Z. Volendo, è possibile rendere ancora più cattivo il posteriore sostituendo la sella del passeggero con il grintoso guscio in tinta con la carrozzeria previsto come optional.

La qualità delle finiture è molto buona (a parte un paio di cablaggi e tubi lasciati in bella vista, che però non sporcano l’immagine) e sottolinea quanto la Kawasaki creda in questo modello, specialmente visto il prezzo decisamente basso. Solo alcune plastiche (specialmente quelle utilizzate per il cruscotto e la cover in due pezzi del fanalino posteriore) e l’accoppiamento perfettibile del faro anteriore con la carena tradiscono il contenimento dei costi. Anche la sella del passeggero non ha un incastro impeccabile, ma complessivamente l’immagine è quella di una moto solida. Il merito è anche dei particolari tecnici valorizzati proprio dove non sono celati dalla carena. Parliamo delle piastre laterali del telaio, del forcellone dall’aspetto robusto e ben verniciato, di tutti gli elementi in alluminio quali le pedane con i relativi supporti (quelle del pilota sono anche rivestite da uno spesso strato di gomma), le piastre della forcella e infine i semimanubri, che vantano superfici lisce e poco porose. Tra i comandi, solo la leva del freno posteriore è un po’ bruttina.

La guida
A dispetto delle dimensioni ridotte, a bordo della Ninja 250R ci si sente del tutto a proprio agio. Anche perché i richiami alle sorelle maggiori sono solo estetici e non si trova di certo una posizione racing. La seduta è infatti più da sport tourer, con la sella bassa, ampia, confortevole e molto sottile nella zona di congiunzione con il serbatoio. Ciò permette di eppoggiare comodamente i piedi a terra, anche se il pilota si trova moderatamente spinto contro il serbatoio. Le pedane sono poste a una giusta distanza dal suolo e non obbligano le ginocchia ad angoli eccessivamente chiusi. Ugualmente si apprezzano i semimanubri, appena lontanucci ma alti e con le estremità poco spioventi. La posizione che si assume è comunque molto naturale e favorisce il senso di padronanza.

In manovra la 250 si controlla bene grazie al peso contenuto e all’ampio raggio di sterzata, che aiutano a districarsi agevolmente tra slalom a passo d’uomo, parcheggi e inversioni. Già dopo pochi metri la confidenza è ottimale e questo è un bel punto a favore della Ninja, specie vista la sua principale destinazione, cioè l’utente inesperto.

La frizione è morbidissima, con un attacco graduale e gestibile, mentre il motore ha un’erogazione così pulita e lineare da non prendere mai in contropiede. Si può viaggiare a 3000 giri in sesta senza sobbalzi e strattoni anche se, per avere un minimo di corposità in più, è meglio stare almeno sopra i 5000 giri. D’altronde i valori di coppia e potenza non fanno gridare al miracolo, semmai a colpire, e positivamente, è il loro sviluppo senza evidenti picchi o buchi su tutto l’arco di erogazione.

Si astenga, però, chi cerca emozioni. Il motore è facile facile e al tempo stesso ama girare a regimi da sportiva, spesso e volentieri tra i 10000 e i 12000 giri. Senza apparente fatica ma nemmeno qualche bel guizzo. Le linearissime progressioni richiedono un tempo elevato (dai 5000 giri ai 12000 passa un’eternità, anche nelle marce basse), segno che i numeri già non eclatanti non vanno d’accordo con la rapportatura fin troppo lunga. Una piccola salita e anche la terza è troppo. E allora sotto col piede per trovare la marcia giusta, tanto il cambio si manovra bene e sopporta stoico l’uso intenso a cui è sottoposto.

Insomma: motore amichevolissimo, morbido e ottimamente trattabile, niente on-off nemmeno a cercarlo apposta, consumi ridicoli e mai un momento di vero imbarazzo anche in caso di errori grossolani nella gestione del gas. Ma da una moto che si chiama Ninja l’utente sportivo forse desidererebbe una qualche forma di grinta che non sia solo un bel vestito o un motorino che frulla e urla ma difetta in “ignoranza”. Gli ingegneri saprebbero sicuramente trovare un compromesso soddisfacente, spostando la curva di coppia a regimi più umani, e quella R nel nome comincerebbe ad avere ragione d’essere. Anche in vista del futuro monomarca di cui si vocifera. Il progetto, che riguarderebbe i giovanissimi e avrebbe costi abbordabili, è ancora in via di definizione, ma vi terremo informati.

Tornando coi piedi per terra, il comfort è lodevole. La forcella copia benissimo le asperità e affonda controllata senza mai arrivare a fine corsa. L’ammortizzatore posteriore è invece tarato più sportivamente, ma solo sulle buche più pronunciate risponde con fastidiosi colpi secchi. Nel contesto cittadino sono di facile utilizzo anche il cambio (morbido e preciso) e i freni, modulabili e con un attacco molto progressivo. Addirittura paiono anche troppo potenti in caso di panic stop, situazione in cui potrebbero mandare in crisi la morbida forcella.

Buona la condotta anche nei brevi trasferimenti dove il motore permette di mantenere velocità rispettabili e la protezione aerodinamica soddisfa fino alle massime andature consentite dal Codice, lasciando passare solo qualche vortice sul casco. Quasi nulle le vibrazioni, leggermente percettibili solo ad altissimi regimi. La ciclistica offre una buona tenuta, sicura alle basse come alle alte velocità, a patto che il fondo sia privo di scalini o rattoppi. In questi casi la taratura delle sospensioni è causa di qualche ondeggiamento, che però si spegne quasi subito. La pur leggera Ninja in curva non è un fulmine di guerra. Va condotta in piega con rotondità e morbidezza, assecondandone l’attitudine più da nave scuola che da aggressiva divora-tornanti. Questo comportamento è evidente nei veloci cambi di direzione, dove la 250 accusa un po’ di inerzia, presumibilmente per via delle coperture che privilegiano la stabilità piuttosto che una velocità di inserimento che potrebbe rivelarsi controproducente per un neofita. Certo, il pilota più smaliziato, oltre a più motore, potrebbe richiedere una ciclistica più stabile e reattiva, capace di assecondare i pruriti più sportivi. Così però ci si allontanerebbe dal naturale target di un mezzo pensato per i neopatentati o per chi è in cerca di una moto facile, leggera ed economica più che di prestazioni pure.

Così com’è la Ninja 250R centra il bersaglio. Chi cerca una moto più “adulta” guardi pure altrove, le proposte non mancano. Occhio però a non sopravvalutarsi.

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