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John Kocinski: un tipo strano ma “vero”

Un talento, velocissimo ma... un po’ particolare. Non ti immagineresti mai di trovarlo oggi in veste di manager immobiliare. Parliamo di John Kocinski: il pilota, l’uomo

Un talento, velocissimo ma... un po’ particolare. Non ti immagineresti mai di trovarlo oggi in veste di manager immobiliare. Parliamo di John Kocinski: il pilota, l’uomo

 

Strano è sempre stato strano, e non poco… Parliamo di Kocinski, John Kocinski. È, era, un campione, ma di quelli veri. Un talento, grandissimo talento. Tanto talentuoso che è stato per ora l’unico pilota ad aver vinto il titolo nei Gran Premi e nella Superbike. Sembra una vita che è fuori dalle corse, eppure oggi ha solo quarantuno anni, l’età di Bayliss. Nato nelle sperdute lande dell’Arkansas nel marzo del ’68, a soli diciassette anni, sotto la guida di Kenny Roberts, era già il più giovane pilota ufficiale della Yamaha. A vent’anni debutta nel mondiale 250 in Giappone e presenta subito il conto: prima fila col terzo tempo e quinto in gara. Si ripete a Laguna Seca, primo in prova e quarto in gara. Nel 1989 replica in Giappone e di nuovo a Laguna Seca, dove è primo in prova e primo in gara. Sempre nell’89 esordisce in 500 a Francorchamps in una brutta giornata di pioggia. Parte ottavo e arriva quinto assoluto. Nel 1990 vince il mondiale 250 stracciando gli avversari con otto pole position e sette vittorie su quindici gare. Nel ‘93 e ‘94 è in 500 con la Cagiva e vince due gran premi.

 

Moto, jet ski e superbike

Nel 1995, è a piedi e decide di tornare in patria e di darsi alle gare di jet ski. Ma l’anno dopo eccolo che torna alle corse con la Ducati, e arriva in Superbike. Il suo arrivo a Malpensa è storico. È sceso dall’aereo in pieno gennaio con la solita T-shirt bianca e il solito paio di pantaloncini arancioni, la sua tenuta d’ordinanza. Ci saranno stati 2 gradi! Senza una lira, un dollaro in tasca. Da quel momento doveva essere accudito dalla Ducati come un pupo, e lo fu. Il problema era la convivenza con Virginio Ferrari, il team manager. Un carattere opposto. Concreto, formale. Insomma non si capivano e non si prendevano. Quell’anno fu terzo con cinque vittorie e due doppiette a Sentul e Misano. A proposito, visto il caratterino: a Sentul, non ricordo bene se in gara 1 o 2 , fu atteso invano sul podio per la premiazione. Si era arrabbiato per qualcosa e non ci fu verso di portarlo su. Sparito. Premiazione fatta con due soli piloti. L’anno dopo nel ‘97 era con il team ufficiale Honda Castrol insieme a Slight. E con la RC 45 vinse il mondiale. In due anni aveva centrato 14 vittorie su 48 gare - una bella media - oltre a 29 podi. Indiscutibilmente è stato un pilota molto veloce e anche inaspettatamente tecnico, pignolissimo. Famosi i suoi assetti estremi. Moto impiccate sull’anteriore, reattive al massimo ma difficili da mandar dritte, anche in rettilineo. Diciamo che, come molti altri grandi campioni, solo lui sapeva guidarla. Un po’ come Bayliss: chi ha provato la sua Ducati giura che è un ordigno infernale ma lui ci cavava fuori l’impossibile. Così era Kocinski.

 

Da prendere con le molle

Oltre che per le sue vittorie, il John dell’Arkansas passa alla storia anche per il suo carattere… diciamo un po’ particolare. Una mania della pulizia che rasentava la paranoia. Un giorno fu beccato da una telecamera mentre si dedicava alle pulizie del casco, delle scarpe, della tuta. Soffiava con l’aria compressa, col fiato dentro a tutto e guardava e riguardava, lustrava e ripuliva in un sorta di rituale che andava avanti per ore. Ma sì, diciamolo: era un po’… paranoico? E anche un po’ orso. Non gli piaceva mischiarsi con i compagni di squadra, con loro non condivideva, non voleva condividere nulla. Voleva sempre il suo spazio, dove nessuno poteva entrare, erano ammesse solo quelle persone che lui aveva eletto di sua fiducia da cui si faceva accompagnare, voci di popolo, perfino al bagno. E poi quel modo di vestire. Zero gradi o quaranta, sempre e comunque con quei suoi pantaloncini aragosta e maglietta bianca. La sua estemporaneità e il suo apparente distacco erano tale che una volta, arrivato in un paese del sud est asiatico per una campagna promozionale della Marlboro, scese dalla scaletta dell’aereo presentandosi con una maglietta del Camel Trophy...

 

Strano? No, un grande

Insomma era così “strano”, fuori da tutto, quasi solitario nelle corse quanto molto più concreto nella vita di tutti i giorni. Alla fine forse era il più nomale! Finita la carriera di pilota, ancora giovane, si è messo ad investire nel settore immobiliare ed è diventato milionario (in euro). Cominciò, sembra, con una casa venduta a un cantante rap americano, ricavandone un enorme profitto. Di lì speculò su ville e terreni a Beverly Hills e con un paio di colpi ben assestati nel jet set riempì il suo portafogli di milioni di euro, addirittura fino, sembra, al colpaccio della casa da 10 milioni venduta, sembra, a Eddie Murphy. Oggi è un affermato business man. Pensare che, dopo il ritiro, conoscendolo mi sarei aspettato di leggere che un tizio dell’Arkansas si era appostato con una carabina su un grattacielo e aveva fatto una strage. Ebbene, Kocinski sul grattacielo c’è salito. Non con la carabina ma con un sigaro cubano fra le labbra e una scrivania da 10 metri quadri da cui conduce i suoi affari. Ogni tanto si concede un rientro nelle gare di Dirt Track.

Strano? Forse. Di sicuro un grande!

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