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Io vado fuori: le vere maxi off road

Asfalto o sterrato? Io alla fine ho preferito la strada, ma ciò non significa che abbia dimenticato l’attrazione per la terra. Ecco perché non amo le moto SUV di cui sono pieni i listini. Volete mettere le dakariane Anni ‘80/’90?

IO VADO FUORI

di Tarcisio Olgiati

 

Asfalto o sterrato? Io alla fine ho preferito la strada, ma ciò non significa che abbia dimenticato l’attrazione per la terra. Ecco perché non amo le moto SUV di cui sono pieni i listini. Volete mettere le dakariane Anni ‘80/’90?

 

Il mio primo motorino è stato un Garelli Junior Cross 50 del 1967: mezzo un po’ sfigato per un adolescente di inizio Anni ’80… Però era un “modello export”, col suo bel Dell’Orto da 20 e i 90 km/h. La mia generazione non ha fatto in tempo a vivere l’epopea dei “50” da regolarità - Caballeri e Navahos, Dinghi e Corsarini -, a noi sono toccati i “tuboni”. Quindi per me il Junior Cross era solo un motorino che tirava parecchio, tanto che per aumentare la velocità massima ho sostituito la posteriore tassellata con una stradale. Si impennava pure meglio.

 

In realtà anche con coperture da asfalto non ho mai smesso di frequentare le improvvisate piste nascoste nei pioppeti, coi primi saltini, le prime curve in appoggio e… le prime facciate per terra. E poi c’era la cava abbandonata, col salitone che faceva selezione tra i velleitari cinquantini “codice” e i vecchietti export da oltre 6 CV! C’era la mega parabolica alta tre o quattro metri sul lato interno della fossa, e infine i monticelli di terra a fare da rampe. In alternativa avevamo il campo dei carristi (zona militare vietatissima) oppure la pista da cross quasi vera allestita in un bosco del paese vicino, con salti di parecchi metri e profondissime buche da cui si usciva con voli imperiali. Qui però giravano i duemmezzo: uno spettacolo, ma a noi non rimaneva che guardare e aspettare di essere soli, per tentare di emulare gli assi del luogo.

 

In realtà coi salti e gli atterraggi non sono mai andato molto d’accordo, alla fine mi piaceva di più il trial. Mi divertivo a scalare con lentezza i cumuli di terra nei cantieri. Mi piaceva cercare la traiettoria ideale per superare gli ostacoli senza affanni motoristici o ciclistici (e senza piede a terra, of course). Mi piaceva guadare, attaccare i gradini, saltare giù in stile crossistico e poi cercare la terra smossa per una sana sgommata. Anche con la HD Cagiva SST 125 non ho mancato di arare qualche campo, nonché di tentare irrispettosamente qualche goffo salto…

 

Ok, questo trent’anni fa. Ma oggi? Non ci capisco più niente. Con tutte queste sottocategorie ditemi voi quali sono le moto da fuoristrada. Vabbé, le Cross, le Trial e le Enduro professionali le riconosco, ma le Motard come le classifichiamo? Dai, ormai sono moto stradali a tutti gli effetti. Il concetto di enduro, poi, dagli Anni ’80 si è così ramificato che oggi è impossibile ricomprendere in un solo segmento (per quanto sfaccettato) tutte le cosiddette entrofuoristrada. Ma non dovrebbero essere agili e leggere? Oggi la media degli ingombri e dei pesi è da divora asfalto, e lo stesso vale per le dotazioni e le cilindrate. Uno deve resettare il cervello e ignorare i proclami del marketing sulle doti fuoristradistiche delle endurone o delle scrambler.

 

Ma dite voi qual è quella moto con cui oggi non si può derapare un po’ su uno sterrato ben battuto? Perché al massimo si fa quello. Se permettete, ci si va anche con una Deauville o con un MP3 su un fondo del genere: ormai le gomme delle endurone hanno tasselli solo poco più che virtuali, quindi non c’è ‘sta gran differenza. Perché non si tolgono dai nomi dei modelli i richiami fuoristradistici? In fin dei conti l’uso delle enduro d’oggi è sostanzialmente da commuter o tourer, mentre la tecnica e gli accessori vengono dalle stradali. In casi estremi le maxi enduro sono delle naked travestite, ce ne sono svariati esempi nei listini, usate l’immaginazione e siate maliziosi. Vabbé, c’è è tornata laTénéré, ma d’altronde la Transalp si è stradalizzata e nei listini delle Case “generaliste” troviamo modelli off-road sempre più di immagine e sempre meno di sostanza.

 

Così chi ricorda le navi del deserto, quelle vere? Di fatto non esistono più, anche perché le corse africane sono quasi dei monomarca. Allora ecco una citazione per quei mezzi che erano l’espressione più esagerata e raffinata di un fuoristrada ancora vivo, bestie a cui dare del lei anche quando si trattava delle repliche “commerciali” dei prototipi che si sfidavano tra le dune.

 

Abbasso le finte fuoristrada, viva le loro nonne di cui si è perso il ricordo: BMW R 80/100 GS Paris- Dakar, Cagiva Elefant, Honda XLV 750, Laverda Atlas, Morini Kanguro/Camel, Moto Guzzi Quota, Yamaha Superténéré. Menzione speciale per la Suzuki DR 800 Big.

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