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Il passo non si cambia

In pista ogni pilota gira a un certo passo. Puo' essere lento, veloce, lentissimo velocissimo: e' quello, che piaccia o no non si cambia. Se si forza si va piu' piano, o, peggio, si cade

Il passo non si cambia

È facile capire quale sia il proprio passo, o ritmo dir si voglia. Per esempio - guidando su strada oppure in pista - sarà capitato di superare agevolmente qualche motociclista più lento di noi. Supponendo che anche lui viaggiasse al suo passo, se lo abbiamo sorpassato in piena sicurezza (senza cioè vederci scorrere davanti agli occhi le immagini dei nostri cari), allora stavamo viaggiando al nostro passo. E tra questo e quello del rivale c'era una bella differenza. Se invece lo abbiamo fatto rischiando di finire nel fosso o nella via di fuga, significa che abbiamo superato il nostro rivale ma anche il nostro limite naturale. Limite che non è assoluto, ma dipende soprattutto dal pilota.

 

Ovvio che con una Brutale si va più forte che con una Tuono, ma a volte la differenza tra i manici è così marcata che la moto conta ben poco. Calmi, calmi, mettete giù quel cacciacopertoni, Brutale 1090 RR e Tuono 125. E comunque poi non è detto; qualcuno con una Tuono 125 può andare più forte di uno con la Brutale 1090 RR. Sentite questa.

 

Anni fa giravo su strada con il mio amico Massimo, ex pilota di endurance. Negli anni '80 correva con la Guzzi e aveva una tecnica tutta particolare: in staccata toglieva tre marce alla volta ed entrava di traverso con il didietro che saltellava. Tenete conto che in quegli anni il cardano di quella moto era di ghisa, il parastrappi di legno, le sospensioni saldate e "antisaltellamento" lo andavi a vedere nel vocabolario.

Beh, andiamo su per i soliti passi e lui con una vecchia Guzzi massacra tutti quelli con le supersportive SBK-replica - Brembo, Öhlins, Marchesini, SC2 e la tuta di Valentino Rossi. Dava gusto ritrovarli al bar. Si avvicinavano un po' tristi e chiedevano con un filo di speranza: è la 650? No, 350. Ah.

Ovvio, Massimo è un pilota, una categoria speciale, e per di più con quel motorino non frenava mai, rettilineo, curve, controcurve: mai vedevi il pomodoro accendersi. E la lampadina non era bruciata. Ok, era avvantaggiato dal mezzo, ma il suo passo era quello, e c'era poco da fare.

 

A volte pensiamo di guidare al limite, ma poi succede che mentre ci compiaciamo di noi stessi sdraiati sotto la moto vediamo un tizio che ci sorpassa tranquillo a 20 km/h in più di ciò che permettono le leggi della fisica. Le leggi che conosciamo noi, evidentemente; lui ne sa altre. Poi lo vediamo sparire, curva dopo curva, sempre più lontano, sempre più piccolo, guidando con fastidiosa naturalezza.

A quel punto ci viene il nervoso, cerchiamo di spingere per tenergli dietro, ma entriamo in una dimensione che non è nostra e iniziamo a guidare male, siamo tesi, sbagliamo, rischiamo. Consiglio: se vi succede questo uscite e riposatevi.

 

Prendo in prestito un aneddoto che ci ha raccontato il supermitico Mario Lega. Circa un centinaio d'anni fa era in gara con Agostini, lo seguiva in scia. Beh, si è detto, tutto qui questo Agostini? Che sarà mai, gli sto dietro tranquillo e non ho la sua moto. Poi Mario fa un piccolo errore e Ago si allontana di una decina di metri. Per recuperare Mario allora inizia a spingere più forte, commettendo via via altri piccoli errori. E così, curva dopo curva, vedeva Agostini, col suo passo perfetto, inesorabile, allontanarsi sempre di più.

Dai Mario, ho scherzato, non era cento anni fa, solo una cinquantina.

 

Il passo non si cambia, non si può forzare il proprio limite. Se questo ce lo imponiamo l'unica cosa che riusciamo a ottenere è, quando va bene, un tempo identico a quello che facciamo guidando concentrati e puliti; se va male, invece, ci ritroviamo a zampettare o (peggio) sdraiati nella via di fuga.

 

Allora, come accidenti si esce da questo circolo vizioso? Semplicemente con l'esercizio e con l'esperienza. Ancora: niente fretta, ma concentrazione e metodo. Leggete Lo Zen e il tiro con l'arco. Fine del catechismo motociclistico. Nel prossimo numero i consigli per andare più forte. Un po' più forte.

 

Aldo Ballerini

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