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Honda XL700V Transalp

Nuova in ogni bullone ma concettualmente invariata la Transalp è la rappresentazione a due ruote del concetto di sinergia: se la smontiamo pezzo per pezzo (linea, finiture, prestazioni, guida...) non eccelle in nulla, ma quando si guida si trasforma in una moto piacevolissima e divertenti, dalla quale non si scenderebbe più. Sarà questo il segreto del suo successo? Sì

Honda XL700V Transalp

Sinergia. Il rapporto tra forze operanti al conseguimento di uno stesso fine. Così recita il dizionario della lingua italiana Devoto - Oli. Aggiungiamo un dettaglio importante: l’azione comune, come in un buon gioco di squadra, è fortemente potenziata. Probabilmente i progettisti della Transalp si sono concentrati proprio su questo termine quando tracciavano le linee di progetto della nuova versione della fortunata enduro Honda. Un concetto difficile da applicare su una motocicletta, ma da questo punto di vista i tecnici sono partiti da una base già ampiamente collaudata: la soft enduro stradale Honda ha fondato il suo successo proprio su questa invidiabile qualità; particolari comuni realizzano un insieme perfetto.

La nuova  Transalp, come le progenitrici, non ha infatti qualità straordinarie, non irrompe sul mercato con un’estetica rivoluzionaria, non è dotata di un motore potente o di grande personalità, non brilla per le finiture raffinate né per la componentistica blasonata. Tuttavia, e qui sta la grande forza di questa sorniona moto da turismo, nell’insieme è una moto irresistibile, una di quelle che più si guidano e più si amano, una moto che diventa presto una fedele compagna d’avventura, urbana, extraurbana e autostradale. Una moto che quindi non sarà vissuta come “di passaggio”, ma che metterà la voglia di fare di tutto, diporto, divertimento, turismo, e di battere il proprio record personale di chilometraggio, fino ad arrivare a leggere sei cifre sul contachilometri LCD del nuovo cruscotto digitale. 

Non è questa (il cruscotto) la sola novità della nuova Transalp. Che, oltre ad essere evidentemente rivista nell’estetica, è stata aggiornata profondamente anche nella tecnica (pur conservando le caratteristiche di base). Ora ci sono il bicilindrico con distribuzione ad otto valvole e iniezione elettronica, la nuova ciclistica rivista nelle quote, con cerchi e pneumatici nuovi, per migliorare le caratteristiche dinamiche, e numerosi intriganti particolari già visti nelle Honda dell’ultima generazione, come il sistema CBS-ABS e la possibilità di installare il  navigatore satellitare dedicato (entrambi optional). 

Al primo impatto l’impressione che si ricava dalla Transalp è decisamente positiva, anche se si notano dei componenti di ordinaria qualità. “Vero, in qualche dettaglio si è risparmiato - ci hanno risposto i responsabili Honda – ma considerate il prezzo”. A nostro parere non c’è da fare i salti dalla gioia, ma a conti fatti, dopo averla provata, i 7.300 euro che servono per portarla via dal concessionario, ci sembrano ben spesi. Soprattutto considerando che di certo saranno distribuiti su un chilometraggio sostanzioso...

 

La guida

La Transalp ha un aspetto accogliente, quasi possente. A bordo però, se si è buona statura, lo spazio è solo “giusto”; se si è oltre la media non guasterebbe, insomma, qualche cm in più in sella e tra la stessa e le pedane. I comandi, benché come si è detto, siano di ordinaria qualità, sono pratici e posizionati al punto giusto e l’accoglienza in sella è discretamente confortevole. Discretamente perché la postura è naturale, ma un sostegno più deciso ai glutei (una spinta in avanti) non guasterebbe, visto che la nuova conformazione dell’imbottitura tende a far assumere una posizione leggermente ingobbita. Attenzione a trarre conclusioni affrettate, sono commenti che probabilmente sono dovuti ad una statura abbondante; i colleghi più “compatti” che abbiamo interpellato nel corso della prova non hanno infatti riscontrato questi limiti. La stessa osservazione va estesa alla protezione aerodinamica, anch’essa adatta ai piloti di media statura. Il cupolino, infatti, è più piccolo di quello della versione precedente, poco adatto ad un lungo viaggio ma perfetto per l’uso di tutti i giorni. Meglio così; in città la visibilità è ottima, e in vista di una vacanza basterà acquistare il modello più ampio.

Il propulsore non stupisce la grinta o la personalità, ma per la pulizia dell’erogazione, qualità che facilita la guida rendendola piacevolissima. La potenza è più che sufficiente per divertirsi su strada e per affrontare qualsiasi situazione  con un buon margine di sicurezza. Elettrico fin dai bassi, spinge bene fin dai 3000 giri/min, a 4000 diventa brillante e a 7000 suggerisce di passare al rapporto successivo, senza andare a cercare la zona rossa (8000 giri/min). Nel corso della nostra prova stradale abbiamo riscontrato delle vibrazioni ai regimi medio-alti distribuite un po’ dappertutto (che però non sono risultate particolarmente fastidiose), e qualche leggera carenza di rodaggio del cambio, che a volte si è impuntato in inserimento, e non ci ha facilitato nella ricerca della posizione di folle. 

Le prestazioni sono soddisfacenti, sebbene il rapporto peso/potenza non sia particolarmente brillante; alla prova dei fatti la Transalp, complice l’invidiabile bilanciamento della ciclistica e la rapportatura finale azzeccata (sul corto), garantisce, sul misto, grande divertimento.

La prima qualità della nuova enduro Honda è l’estrema facilità della guida, un risultato ottenuto dal lavoro congiunto di elementi perfettamente calibrati: la maneggevolezza è ottima, grazie al manubrio ampio e alle azzeccate scelte ciclistiche, e poi ci sono le sospensioni che lavorano bene, trasmettendo sicurezza ad ogni millimetro percorso, e le reazioni del motore sempre calibrate. Ne consegue un’azione gustosissima, grazie all’estrema leggerezza percepita - gli oltre 220 kg in ordine di marcia sembrano ridursi di un buon 30% - e alla semplicità con cui si effettuano i cambi di inclinazione, non istantanei vista l’estrazione turistica della Transalp, ma particolarmente fluidi e prevedibili. A completamento di tale invidiabile equilibrio c’è l’impianto frenante (quello in prova era dotato del sistema CBS-ABS) davvero eccezionale. 

Chi ama la guida sportiva mal digerisce dispositivi “invadenti” come l’ABS e la frenata integrale, ma in questo caso bastano due staccate sui tornanti per ricredersi. Il freno anteriore svolge il suo compito diligentemente, morbido all’attacco e sufficientemente potente nell’azione, ma ciò che rende speciale la frenata della Transalp è il magico pedale posteriore. Il CBS ripartisce l’azione sull’avantreno alla perfezione, calibrando la frenata e arrotondando l’attacco, e poi ci pensa l’ABS a risolvere qualsiasi problema di grip o calmierare un eccessivo ottimismo di un pilota in erba. Insomma, con questa accoppiata magica una frenata da professionista è a portata di qualsiasi principiante: è sufficiente dare una “pedatona” sul comando del freno posteriore e tenersi bene al manubrio, al resto ci pensa la coppia CBS-ABS. Il vantaggio (eccezionale) è che non solo funziona egregiamente sul rettilineo, dove la moto si accuccia sulle sospensioni e si frema docile docile in pochi metri, ma anche in curva (questo, ovviamente, fatte le dovute considerazioni, cioè non in piena piega). È un effetto che risulta piacevole anche a chi è esperto: in ingresso di curva un’energica azione sul pedale, data anche in ritardo, modifica l’assetto della moto, che rallenta fino a raggiungere la corda e poi svolta più facilmente, assicurando una prestazione da record, o comunque difficile da raggiungere se non si è buoni piloti. Niente male neppure sullo sterrato, tanto che dopo aver provato l’ìefficaci adel solito freno posteriore anche sui ciotoli di una sterrata in discesa, possiamo condividere la scelta di non consentire l’esclusione dell’ABS: nel fuoristrada leggero la Transalp “si ferma” in spazi sorprendenti, anche con l’antibloccaggio attivo. 

Ci siamo fatti un’idea particolarmente positiva del carattere di questa “semplice” moto da turismo; sebbene articolato si può riassumere con una frase che sembra uno slogan della pubblicità degli Anni ’70: più la guidi e più la ami. Insomma, se partite per un giretto fuori porta, avvertite a casa, forse non tornate all’ora prevista, il Col de la Bonette vi aspetta.

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