Social

Cerca nel sito

Honda CB1000R

La CB1000R è una moto che scatena emozioni violente, e positive,...

Honda CB1000R
La moto
...una moto che non è stata creata solo per soddisfare prosaiche esigenze di marketing. Ma, e soprattutto, è stata forgiata per stupire, per mostrare a tutti la potenza tecnologica, il desiderio di battere la concorrenza sul tempo, anticipando il futuro, non solo stilistico. 
Il design è quello ricercato delle ultime creazioni Honda, con le masse convogliate sull’anteriore e i codini spolpati. Ma più spinto. Con questo modello, infatti i progettisti Honda hanno avuto il coraggio di andare oltre, donando alla CB1000R un look che trasuda aggressività pura. 
Veemenza estetica, che poggia però su solide basi solide tecniche, quelle della Fireblade, con un propulsore che, seppure addomesticato per adattarsi al tema della CB, promette faville in abbondanza, tra l’altro incastonato com’è su una ciclistica moderna e compatta dall’aspetto minacciosamente racing.

Insomma, Italia batte Giappone 1-0, in questa puntata. Il progetto CB1000R è infatti frutto dell’ingegno italiano, e quindi ai ragazzi di Atessa va un grandissimo plauso.

Il design
Il disegno pare figlio della matita di un geniale fumettista manga e il risultato è un’immagine che guarda in maniera decisa e disinvolta a ciò che tra breve rappresenterà stilisticamente tutta la produzione Honda. I tratti tecnici, muscolosi e rudi sono accentuati delle linee spigolose delle ermetiche sovrastrutture, per venir declamati ulteriormente dall’uso di accostamenti cromatici che donano alla maxi naked un aspetto aggressivo.
 
La CB1000R ha il grande pregio di riuscire ad imprimere nella mente di chi la osserva un’idea di dinamismo intenso, anche da ferma, senza tuttavia eccedere con inutili fronzoli estetici che ne appesantirebbero il layout tutto sommato minimalista. L’insieme è quindi essenziale e muscoloso al tempo stesso, di pregevole effetto scenico. L’unico elemento di design all’anteriore è costituito dal gruppo ottico, che sviluppa il concetto di parabola triangolare, già introdotto dalla Hornet 600 e qui completata da un’inedita ed efficace luce di posizione circolare a led. Moderno ed efficiente, grazie allo sfruttamento della tecnologia multi-reflector, il faro è integrato alla perfezione da un cupolino dalle numerose sfaccettature e contornato da ampie feritoie laterali. La totalità di questi particolari crea una rappresentazione grafica simile al volto di un minaccioso cyborg.

Nella zona centrale troneggia il serbatoio da 17 litri, dalla conformazione complessa e “lavorata” e avvolto da una cover protettiva di plastica. Caratterizzato da un profilo piatto, l’involucro si estende fin sull’avantreno, andando a completarsi con i prolungati deflettori laterali che stilizzano il simbolo dell’ala dorata. 
La coda, corta e slanciata verso l’alto, ispirata a quella della Fireblade, enfatizza ulteriormente il bellicoso aspetto della CB1000R. Anche il terminale di scarico è ispirato alla sorella superbike, ma qui è rivestito interamente di acciaio lucidato, allo scopo di trasformarsi in solido oggetto di design.
 
Meticolosamente curate le realizzazioni in lega di alluminio, tra le quali meritano una citazione il forcellone monobraccio, il manubrio con le relative piastre di sterzo e gli splendidi cerchi a quattro razze sdoppiate volventi. Non ne hanno sbagliata una. Anzi, ci correggiamo, una se la sono dimenticata. Va bene che le leggi esistenti sono molto restrittive a riguardo, ma non si riusciva proprio a trovare una coppia di indicatori di direzione più modernini?

La guida
Prima di tutto il motore. Su strada i numeri magici sono 100 e 10: i CV disponibili, più che abbondanti per guidare ben oltre le possibilità di qualsiasi pilota pensante e i kgm che servono per procurare intensi brividi di piacere. La CB1000R ha ancora una riserva di almeno 25 CV e regala 10 kgm o quasi ad ogni minima apertura dell’acceleratore. 
Abbiamo spedito milioni di email arrabattandoci sul perché e sul percome quel motore a tot cilindri non è regolare in basso, o più o meno ruvido ai medi, ed ecco che adesso la Honda zitta zitta se ne viene fuori con questo quattro cilindri impeccabile (e tutto sommato nemmeno troppo tecnologico se guardiamo alla concorrenza), mettendo tutti in riga.

Il 1000 della maxi naked di Tokyo ha tutto ciò che si può desiderare in un motore stradale sportivo: 
elasticità, grinta, risposta fluida ma anche pronta, piacevole rumorosità meccanica, potenza e carattere. E non c’è verso di metterlo in difficoltà, non lo smuovi nemmeno spalancando il gas a 1000 giri/min in sesta. Lui, imperturbabile, ronza perfetto salendo di giri veloce e instancabile. E magari ghigna pure. Ai medi ha una grinta incontenibile, ma erogata con regolarità e controllabile millimetricamente con il comando dell’acceleratore.

Volete provare un motore perfetto? Eccolo. Va bene, direte, ci sarà qualche difettuccio di ciclistica. Macché. In frenata? Nemmeno. Le sospensioni lavorano sulle escursioni con efficacia, offrendo un giusto comfort e tenendo bene la guida sportiva stradale grazie al controllo idraulico. Fanno percepire con precisione il lavoro delle coperture, mantengono un buon assetto in frenata affondando il giusto e sono tenaci nelle esse e in uscita di curva. Riescono, insomma, ad assecondare la CB1000R rendendola agile e stabile al tempo stesso.

Lode, come già detto, anche per la frenata. L’anteriore è pronto e pastoso, morbido nell’azione e potente, e a questo ben si abbina il posteriore, che in questa prova non ha mai nemmeno accennato a far saltellare la ruota motrice. Questa è una moto!

Tutto su:

Commenta con
Commenta con
AGGIORNA COMMENTI

Commenta la notizia

Voglio fare il tester

Acquista il libro online