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Hayabusa amore mio

Appunti sull'esordio in Spagna della mitica Suzuki Hayabusa, in pista a Barcellona e poi in autostrada fino a Tossa del Mar

Ho avuto la fortuna di partecipare al battesimo della Hayabusa - in Ispania, febbraio '99 - due giorni nei dintorni di Barcellona, uno in pista nel Circuit de Calalunya, e uno per strada. Ma non è per questo che amo l'Hayabusa. Non è nemmeno perché è la prima moto con la quale sono arrivato a 300 km/h veri. Se invece parliamo del motore spettacolare - 4 cilindri, 1300 cc, 175 CV con supercastagnona di 14,1 kgm - beh, ecco, allora iniziamo ad andarci vicino.

 

Oggi 175 CV è la potenza di una sportiva scarsa, ma allora era una bella botta. Per di più lanciava la giapponesona a 300 km/h effettivi, una velocità sulla quale noi giornalisti abbiamo iniziato a farci un po' di scrupoli. Ma solo perché temevamo che qualche politico benpensante avrebbe preso la palla al balzo per limitare la potenza alle nostre belle moto. T'immagini: da domani tutte a 100 CV, manco buone per la passeggiata sul lungomare. 

Però un po' di tensione c'era: eravamo motociclisti vaccinati, io facevo questo lavoro da più di due anni e avevo guidato di tutto in ogni situazione, ma questi numeri mi facevano comunque impressione. Poi vedi che una settimana prima ci arriva una lettera dalla Suzuki: chiedevano le misure del pilota. Ahahaha, abbiamo riso (io a cu denti stretti): erano forse per il feretro? No, erano per un giubbotto, che però ha fatto una brutta fine...

 
Sono passati dodici anni ma mi ricordo ancora il momento in cui mi sono innamorato dell'Hayabusa. Uscita dai box del Circuito de Catalunya: prima... 7000 giri, senza spalancare, poi butto dentro la seconda di forza, arriva una botta pazzesca e la ruota davanti punta al cielo. Gas parzializzato fino a 170 km/h, poi la ruota sembra scendere, ma è bastato riaprire il gas per ritirarla su di nuovo e finire la planata in terza a 220 km/h. Quando una moto ti fa un numero così non te la scordi mai più. Fate pure voi i facili paralleli con la Pamela, la Vanessa, e via dicendo, una violenza così ti resta dentro per sempre, e tutte le altre diventano sciacquette.

 
Cos'ha questo motore di strepitoso? Di tecnico niente. Arriva dal 1000 della GSX, quattro cilindri, alesaggio e corsa maggiorati per arrivare a 1300 cc, poi iniezione, varie mappe, valvole riviste, condotti rifatti, insomma, e solite cose da rimake sportivo. Il trucco è la cilindrata (300 cc più di molto è moltissimo) e il fatto che la potenza massima è sotto i 10000 giri/min e la coppia molto in basso, 7000. Questa è la grossa differenza, la cosa che ti fa amare questo motore. Succede che puoi aprire quando vuoi e questa bestiaccia ti sconvolge sempre: calci nel culo a qualsiasi regime, con qualsiasi marcia, a qualsiasi velocità. Questo è il cuore dell'Hayabusa. I love Hayabusa.

Poi c'è la ciclistica, anch'essa da riferimento: rapidissima sul misto stretto da prima, rocciosa sul velocissimo. Che moto ragazzi!

 
La prova in pista è andata bene, ma lo sconvolgimento è arrivato il giorno dopo in autostrada. Nel briefing ci hanno detto: ricordatevi che ci sono i limiti. Ahahaha. Seeé, ho risposto, in prima li superiamo già, poi cosa ci facciamo delle altre cinque marce? Il giapponese ha sorriso sornione, sapeva bene come sarebbe andata a finire.

Usciamo dalla sala per andare a prendere le moto e vediamo molti colleghi con il giubbotto Hayabusa stracciato sulle maniche. Boh? Avranno fatto una rissa, vedi mai, da 'ste parti. Una cerveza in più...

Partiamo con le nostre belle Hayabuse un po' nere, un po' oro e ci mettiamo tranquilli dietro l'apripista. Fino all'autostrada tutto bene, poi a questo qua scende la catena. Appena passato il casello scatta via a orecchie basse: primasecondaterzaquarta280quinta290sestaaaaaaa295300305... Dieci missili beige-oro sull'autostrada: fate passareeee!

 

Fino a 270-280, ancora in quarta, tutto ok, si va con una mano, ma poi succede una cosa strana, dopo i 290 le cose cambiano le strade diventano strette strette, i rettilinei diventano delle curve, e poi ci sono le macchine e i camion che arrivano all'indietro velocissimi. La moto davanti a me (la guidava Gissi, Tuttomoto) lasciava una riga nera di gomma sull'asfalto e la corsia libera tra il guardrail e la fila di auto sembrava così stretta che nel bucarci dentro mi veniva da chiudere le braccia. Credo di aver ripreso il fiato solo quando ci siamo rimessi ad una andatura turistica, 280 circa. Casello-casello, Barcellona-Tossa del Mar, abbiamo fatto i 270 di media. Good ride, ya? Ci ha detto al casello l'apripista tedesco. Se, se, good ride un accidente che ti spacca, tu sei pazzo. Noi, invece...

Oggi una cosa da matti come quella io a farei più, credo, ma tanto non si fa più. Soprattutto se la prova è organizzata dalla casa motociclistica. E al massimo si va in pista, e con mille attenzioni. Allora erano altri tempi. Ok, è ieri l'altro, non sono i favolosi Anni '60, ma in pochi anni le cose sono cambiate alla velocità della luce.

Ah, adesso sapete come come i ragazzi hanno stracciato i giubbotti.

 
Da allora la Super-Haybusa l'ho guidata altre volte, ma sempre la prima versione; sono ormai anni che non ci salgo più in sella. Adesso è cambiata? Come? Chi lo sa? Mi hanno detto che è diventata più buona, forse per le euro-3, forse perché qualcuno inizia a ragionare sull'usabilità (ma le moto cattive erano più belle), ma penso che l'anima resti quella. Ultimamente l'ho ritrovata nella B-King: ti ho riconosciuta amica mia, quando mi hai regalato un rettilineo seconda-quinta su una ruota. Sì, ero in pista, sull'anello di alta velocità di Balocco.

Dopo questo eccezionale battesimo delle Hayabuse a Super Wheels abbiamo organizzato la comparativa delle moto più veloci del mondo a Nardò. Ne parliamo la prossima volta.

 
Ah, nota simpatica. Dopo qualche giorno incontriamo Chris Moss, che allora lavorava per la rivista inglese Motor Cycle News. Lui nel giro autostradale aveva messo la macchina fotografica sul serbatoio e aveva scattato con il tachimetro a 280, oltre quella velocità senza accucciarsi non riusciva ad andare. Il titolo del servizio era 180 mph in quinta!, e la didascalia diceva: prova su strada chiusa al traffico. Io gli ho detto: Chris, ehehe, chiusa al traffico? Lui, mai fidarti di un giornalista.

  

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