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Fuori dai denti

Contraddizioni in sala stampa

Fuori dai denti

Saranno le stravolgenti novità regolamentari, sarà la crisi, ma Valentino Rossi in qualche intervista dice cose che, forse per diplomazia o opportunismo, finora aveva tenuto per sé. Bravo, però…

 

Scopriamo che per Rossi correre di notte non va bene, che il passaggio da 990 a 800 cm3 è stato un errore, che la monogomma ci può stare ma è da rivedere la questione delle mescole, che le prove di 45 minuti sono troppo corte…
Però ci ricordiamo tutti di quando i piloti, Rossi compreso, hanno approvato le gare in notturna e tutti i cambi di regolamento anche sostanziali come la diminuzione di cilindrata o la monogomma. Anche proposta delle prove corte non è stata poi così contrastata mentre veniva avanzata.


Sembra che i piloti giochino un ruolo ben poco fondamentale nelle decisioni riguardanti quello che, in fin dei conti, è il loro lavoro. E lo sanno. Probabilmente vorrebbero contestare, avrebbero dei consigli da dare, saprebbero cosa fare. O meglio: cosa NON fare. Ma è come se alla fine gli importasse solo di correre, lasciando il resto a qualcun altro. Salvo poi insinuare che manchi vera competenza.
Rossi è il pilota più rappresentativo degli ultimi dieci anni ma quanto è riuscito a influenzare le decisioni nelle riunioni che contano? Come tutti gli altri è parso piegarsi al volere dei burocrati, dei commerciali e degli amministrativi, rassegnandosi con un forzato sorriso (magari in buona fede, se si trattava di sicurezza) ad ogni variazione dello status quo. Del resto ci si abitua a tutto.
Però mai come in questi anni la Dorna e la FIM sembrano procedere a tentoni, con soluzioni strampalate verificate solo a posteriori, sempre in nome della sicurezza, del risparmio e dell’ecologia, parole che hanno il perverso potere di giustificare ogni cosa. Tanto lo sappiamo che è solo questione di diritti e dirette TV. Al massimo con un freddo comunicato stampa si può tornare sui propri passi, come per le prove di 45 minuti tornate di un’ora.


E i piloti zitti. Almeno finché non capitano disastri come i GP di Losail o finché non torna ciclicamente il coro di protesta per lo scarso spettacolo offerto dalla MotoGP. È questo il momento in cui si sentono forti e vuotano il sacco: loro l’avevano previsto, lo sapevano già, l’avevano già detto ma nessuno ascoltava.
E che goduria poter finalmente liberare le critiche fin lì represse e gridare al mondo che solo i piloti conoscono le vere problematiche delle corse in moto, solo loro capiscono la vera essenza della competizione, altro che business (che oltretutto sta facendo scoppiare la F1: perché non fare tesoro degli errori altrui?).
Penso però che manchi coerenza. È facile prendersela con la Dorna o la FIM quando aspettano la tragedia per fare qualcosa in favore della sicurezza o quando tentano di fermare devastanti reazioni a catena economiche con improvvisati provvedimenti tampone.


Ma allora perché i piloti denunciano certi errori di gestione solo dopo che hanno avuto effetto negativo? Perché aspettare che la situazione compromessa sia sotto gli occhi di tutti per uscirsene con un facile “te l’avevo detto”? Nemmeno questo comportamento fa bene allo sport e oltretutto rischia di rafforzare la convinzione serpeggiante secondo cui in fondo i piloti sono dei ragazzini un po’ svitati che godono nel rischiare la vita.
Vi sentite in diritto più di altri di partecipare alla gestione delle corse? Benissimo, allora fuori le proposte, tante e in anticipo sui problemi. Non vi ascoltano? Boicottateli, voi per loro significate soldi e ne perdono ogni volta che non scendete in pista. Capita l’antifona?

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