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Funziona!

Legge del contrappasso: rompo le scatole coi corsi e mi trovo a farne uno, per di più in un settore che per me è tutto un’incognita. Sto parlando della GS Academy della BMW.

Funziona!

Legge del contrappasso: rompo le scatole coi corsi e mi trovo a farne uno, per di più in un settore che per me è tutto un’incognita. Sto parlando della GS Academy della BMW che ho seguito a inizio giugno 2009 e che sembra l’ideale conclusione di tutti i discorsi che da un po’ faccio sulle patenti, i corsi, le scuole guida. Sarà anche stato un caso, ma ora posso parlare con cognizione di causa, avendo in prima persona verificato se funziona l’approccio che fa da sfondo e da epicentro degli ultimi Accelerando. E funziona.

 

Un buon corso per principianti deve mettere a proprio agio i partecipanti ancor prima di affogarli di nozioni. Deve preparare un terreno fertile perché trattenga gli insegnamenti, anche i più apparentemente banali. Tutto deve svolgersi con grande calma e serenità, senza che chi è inesperto si intimorisca. Alla BMW lo hanno intuito. Ecco la mia esperienza.

 

All’inizio si fa della gran teoria, la moto manco la vedi. La teoria è noiosa? Forse, ma permette di organizzare il pensiero, di catalogare argomenti e situazioni che poi si ritroveranno nella pratica. Non c’è ipocrisia sul fatto che in fuoristrada ci siano frangenti pericolosi, però si cerca di dare tutte le informazioni per affrontarli senza panico. Il consiglio più gettonato non è certo di chiudere gli occhi e tentare, piuttosto “...rallenta, vai piano, pianissimo, quasi fermo, sguardo avanti, non avere vergogna di mettere il piede a terra, al limite fermati. E se cadi poco male, non ti fai niente e la moto nella maggioranza dei casi ne esce integra”. Ne so qualcosa, ho avuto il mio battesimo della polvere e me ne ricordo ancora quando trovo qualche granellino nei posti più impensati anche a distanza di settimane.

 

Totalmente digiuno di tecniche off-road, sono arrivato alla GS Academy con un po’ di timore, non ho paura di dirlo. Altrettanto orgogliosamente posso dire di essere entrato a livello asilo ma di essere alla fine passato alle classi superiori, coi complimenti (spero sinceri…) degli istruttori. Ma soprattutto con tutta un’altra sicurezza di me. È questo il concetto: ci vuole tanto, è faticoso, magari costoso, ma da un corso fatto bene si esce diminuendo moltissimo il proprio potenziale status di pericolo ambulante. All’Academy gli istruttori ti bastonano per bene ma alla fine applaudono se fai la cosa giusta. Più fatica fai e più sono contenti, contenti per te perché hai imparato. L’importante è che scatti la voglia di migliorare. È chiaro che si fa per questo, ma a volte uno può anche non avere la necessaria convinzione iniziale. Poco male, se la scuola è buona la voglia ti viene in corsa.

E allora lo stimolo te lo dai da solo, ti sproni a salire di livello, o comunque a muoverti al meglio in quello in cui ti trovi. L’ideale è prendere coscienza dei propri limiti e cercare di innalzarli. Dei miei presunti miglioramenti non parlo sennò sembra che mi stia incensando, però posso dirvi di qualche compagno che si è preso dei gran complimenti. E non parlo di quelli che giravano nei fettucciati col piede fuori, eccetera. Parlo della ragazza sempre per terra ma mai doma, al punto che a un certo punto ha cambiato moto passando dalla gentile F 650 GS alla estrema X Challenge. Di nuovo sempre per terra, ma è solo forzando la situazione che si riesce a scoprire quanto possiamo dare. Secondo me lei l’ha capito ed è tornata a casa più forte. Poi c’era il signore di mezza età col terrore di cadere, tanto che guidava sempre seduto perché “in piedi si sta più in alto e cadendo ci si fa più male”. Si è presentato con completo protettivo integrale e stava tutto impalato. Ogni tanto cadeva e si scoraggiava. Ma ogni volta ricominciava, magari dopo un po’ di “decompressione”. Alla fine, pur avendo saltato la maggior parte degli esercizi difficili, ha ringraziato gli istruttori perché gli hanno insegnato a convivere con le proprie paure (non a vincerle, ma almeno a conoscerle).

 

Altri esempi? C’era il motociclista esperto di statura medio bassa, salito sulla Adventure per provarla e trovatosi proprio male: troppo alta e pesante. Scivolava, spesso per la fatica saltava il turno negli esercizi, la guida raffinata e controllata non gli riusciva tanto bene. E quindi? A un certo punto ne ha fatto una questione di orgoglio e non l’ha mollata più. Sudava e sbuffafa e si lamentava in continuazione, ma l’ha tenuta e si è impegnato per capirla, domarla, governarla. Ovvero ha insegnato a se stesso come gestire una situazione non ottimale traendo il meglio da un mezzo assai valido ma non perfettamente compatibile. Infine ecco il pilota stradale di lungo corso: nel fettucciato curvava col peso all’interno, esattamente il contrario di ciò che avrebbe dovuto fare. Inevitabilmente faceva più fatica e cadeva. Però si è impegnato e alla fine ha cambiato stile. O meglio: ne ha imparato un altro da aggiungere a quello già conosciuto.

 

Insomma, facendo bene un corso si diventa piloti (e uomini) migliori, si diventa una risorsa per la società, non un fastidio. Ci si diverte perché si capisce cosa diverte veramente dell’andare in moto, tanto che la velocità non è più un imperativo: ti senti veramente figo quando hai tutto sotto controllo, quando avverti di poter portare la moto dove vuoi. Ecco, ho finito, la smetto con i corsi e le patenti, ma spero che la trattazione sia stata sufficientemente chiara.

 

Resto a disposizione per dubbi o chiarimenti, ma il consiglio è sempre lo stesso: non aspettiamo una legge dello Stato, investiamo qualche giorno e un po’ di soldi in un corso. Il nostro impegno e la nostra umiltà faranno bene a tutti.

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