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Enrico Pellegrino, direttore generale Yamaha

Parla il direttore generale PTW Yamaha. La Casa giapponese si prefigge obiettivi importanti per il 2009...

Enrico Pellegrino, direttore generale Yamaha
Si vuole presentare ai lettori di Super Wheels?
Ho 44 anni, sono di Reggio Calabria e sono il direttore generale PTW (Power Two Wheels) Yamaha, cioè tutto ciò che si muove su due ruote. Questa Divisione è sotto la 
mia responsabilità, per le vendite, il marketing e l’amministrazione.

E come si arriva in questa posizione di prestigio? Qual è il segreto?
Beh, il segreto non lo so. Io mi sono preparato con una laurea in economia e commercio e un master 
in business administration, ho iniziato la carriera nel 1989 nel settore auto alla Ford Italia, dove ho seguito tutto il percorso commerciale. Sono passato alle moto nel 1997 entrando in Ducati, quando l’Azienda era stata acquisita da poco dal fondo americano TPG. Entrai come Area Manager per il centro-sud Italia poi passai al ruolo di direttore vendite Italia, direttore generale del mercato italiano e infine presidente e amministratore delegato della filiale inglese. Quindi, nel 2002, passai alla Yamaha.

Quale è stato il salto di qualità della sua carriera?
È stato in Yamaha, un’azienda che ti permette di vivere il prodotto dall’inizio, dal concepimento dell’idea fino alla commercializzazione, passando quindi per la realizzazione in fabbrica del prototipo, ai test su strada, alla produzione. Fino al test più importante che è quello del mercato.
È molto importante perché la filiale italiana viene coinvolta spesso nel processo decisionale dello sviluppo e della scelta del prodotto.
 
Quanto sono importanti per la Yamaha il mercato italiano e le sue indicazioni? 
Importantissimo, è il primo d’Europa e il quarto del Mondo. Il 25% di tutto ciò che è immatricolato in Europa viene realizzato in Italia, un totale di oltre 50% degli scooter e quasi il 30% delle moto.

In Italia che moto vengono realizzate?
La MT-03 e la Ténéré. E poi vengono assemblate le enduro da competizione WR 250 e 450. Abbiamo una fabbrica che è un gioiello per qualità ed efficienza dei processi produttivi. Può arrivare a produrre 12000 pezzi l’anno. Siamo molto orgogliosi di questa realtà italiana. In Italia abbiamo anche il centro di ricerca e sviluppo di Yamaha Europa che da due anni è situato a Gerno di Lesmo. Così tutti i prodotti destinati al mercato europeo sono pensati e ideati in Italia. I primi due prodotti concepiti in questo centro sono la Ténéré e la R125. Quindi le “nostre” indicazioni hanno un peso determinante nelle scelte aziendali dei Giapponesi. 
Sì. In Europa esiste per questo una squadra di sviluppo prodotto composta dai Manager dei cinque Paesi più importanti. Una volta all’anno ci raduniamo in Giappone sulla pista della Yamaha e qui, assieme ai rappresentanti di Stati Uniti e Canada, proviamo in anteprima le novità dell’anno successivo per dare il nostro giudizio agli ingegneri giapponesi e il parere su come accoglierà il mercato le nuove proposte.
Durante l’anno riceviamo in visita gli ingegneri giapponesi e presentiamo loro le idee che abbiamo sviluppato nel corso della stagione. Il compito più difficile è presentare un modello che ancora non esiste e convincerli che può funzionare. Dobbiamo fornire tutte le indicazioni: stile, meccanica, componentistica, prezzo, prestazioni. Nel momento in cui riusciamo a dimostrare che il prodotto può avere successo, gli ingegneri iniziano a sviluppare l’idea. E così via fino alla realizzazione in serie.

Un esempio importante di questo lavoro? 
La FZ6, la MT-03, la WR 250, la R125, la Ténéré, il Tmax. Per quest’ultimo la definizione del nuovo modello è stata impegnativa, visto il successo della prima versione. Lo abbiamo studiato a lungo e poi messo sotto torchio su strada, in lunghi test nel traffico, per verificare l’efficacia delle modifiche suggerite.

Qual è un modello che vi ha sorpresi? 
La MT-03. Il cliente italiano è sempre stato poco propenso alle monocilindriche, perché considerate poco potenti, poco racing... Invece la MT-03 ha dimostrato che si può essere vincenti ed emozionali per il design. Non dimentichiamo che oggi questo modello è unico sul mercato, non c’è nessuna moto in Europa che abbia il carattere, lo stile e l’innovazione della MT-03. 
Perfetta nella sua semplicità, utile per il neofita, perché facile e giustamente potente, ma anche divertente per chi ha esperienzaa. Io l’ho usata tantissimo nei nostri 
raid, quelli sulle dolomiti in particolare, e mi sono preso delle belle soddisfazioni, quelle cose piccole ma gratificanti che si vivono tra motociclisti. Ma che non si possono dire... Il progetto è stato un rischio, ma poi è arrivata la conferma di quanto speravamo.
Un’altra sorpresa è arrivata dalla FZ6, che ancora vende bene: è la conferma che in questo segmento vale l’estetica, non la lotta alle prestazioni o all’ultimo prezzo, visto che la FZ6 è la più “vecchia” del segmento. E infine, ovvio, il Tmax.
 
Il Tmax è stato ed è ancora oggi un grande centro. Qual è il suo segreto?
Il segreto non è nel Tmax, il segreto sta nel DNA Yamaha, che si è sempre contraddistinta per la grande capacità di innovazione. La Yamaha è un’azienda che si è sempre distinta per essere fuori dal coro, essendo sempre un passo avanti, riuscendo a presentare quello che gli altri non avevano e non avevano nemmeno pensato di fare. È importante osare, e per questo apprezzo i progetti coraggiosi, come la Honda DN-01 o l’Aprilia Mana. Sono progetti che ammiro e che valuto positivamente, anche se non dovessero riscuotere successo nelle vendite.

Oggi questo tipo di approccio al mercato fa naturalmente parte della Yamaha, ma come è nato e come si conserva? 
C’è un elemento comune che è la passione. Tutte le persone che lavorano in Yamaha pensano alla moto come a un qualcosa che fa parte di loro stessi. Non a caso la sto intervistando e sta indossando una tuta...
Beh, poi oggi la Yamaha Fest è un’occasione speciale, un vero paese dei balocchi per chi è appassionato di moto, perché c’è l’occasione di provare tutto, in pista con la propria moto e su strada con le Yamaha 2008. Per noi è un’occasione di svago ma anche di lavoro. Per capire esattamente le emozioni che un prodotto offre al cliente. Non puoi soddisfare un cliente se non capisci ciò che vuole. Quando dico capire intendo entrare dentro le sue emozioni: la moto è emozione e l’emozione la senti. 
L’obiettivo di Yamaha dei prossimi anni non sarà quello di essere il numero uno nel mercato come market share, ma essere l’azienda che ha il cliente più soddisfatto in assoluto. Per noi è importante seguire il cliente fin da quando entra nei saloni, e da qui l’importanza degli Yamaha Store, un mondo che abbiamo creato con tutta la passione di cui siamo capaci e che è totalmente dedicato al cliente. Questo obiettivo si raggiunge lavorando su tutti i fronti, per esempio anche quello dell’assistenza.

In questo mondo globale quanto è importante la presenza di Valentino? 
È importante perché è un grande catalizzatore di interesse, è un personaggio che ha una comunicativa unica al mondo e ovviamente ha aiutato la Yamaha nel consolidare l’immagine del Brand. Certamente ci ha aiutato e anche stimolato a far meglio. Ha attirato l’attenzione dei media e del pubblico, questo sì, ma se poi sul mercato non si ha il prodotto giusto è tutto inutile. Valentino è una componente del successo ma non è il motivo del successo.

La Yamaha propone la nuovissima R125. Il mercato delle 125 sportive è ancora interessante? 
Per noi sì. È importante offrire una moto emozionale a chi inizia a muoversi in questo segmento così appassionante.
 
Come mai il quattro tempi in una cilindrata che non permette a questo tipo di propulsori prestazioni di elevato livello? 
È una scelta molto precisa. Noi pensiamo che non ci si possa esimere da una responsabilità sociale, intendendo con questo rispettare le regole anti-inquinamento atmosferico e acustico, e da questo punto di vista il quattro tempi ha dei grossi vantaggi rispetto al due tempi. La potenza è la stessa, visto che parliamo di modelli a Codice, ma l’erogazione del quattro tempi è più dolce e la guida è più sicura. A mio avviso un due tempi che raggiunge in modo aggressivo i 120-130 km/h è pericoloso per un ragazzino alle prime armi, anche se la ciclistica è 
buona e i freni sono all’altezza delle prestazioni. Il quattro tempi è molto più dolce e progressivo.

A noi di Super Wheels interessano le sportive. Come sta andando il mercato, vista la crisi? 
È sbagliato dire che il mercato delle moto è in crisi. È l’economia globale del Paese che è in contrazione, e la differenza tra l’immatricolato di oggi e di qualche anno fa non è abissa- 
le. Mi ha fatto molto piacere il risultato di un’indagine di mercato che abbiamo svolto ultimamente: molti hanno sostituito la seconda macchina con il nostro Majesty 400 o col Tmax. Questo a causa dei costi di gestione delle auto, del carburante, il problema del traffico, dei parcheggi.
Invece, e questo è vero, il mercato delle sportive è in calo da qualche anno. Tra i motivi posso citare la patente a punti, i maggiori controlli della Polizia, l’aumento delle assicurazioni e delle prestazioni, che oggi sono sempre meno adeguate alle condizioni delle nostre strade. Ogni elemento può sembrare poco importante ma tutti insieme hanno fatto perdere delle quote di mercato alle sportive in favore di moto più fruibili sebbene dalle notevoli prestazioni, come la FZ1.

Se dovesse restringersi ulteriormente la richiesta la Yamaha allenterà il suo interesse per queste moto?
Assolutamente no. Perché è passione, è il settore in cui le Case si giocano la leadership nella tecnologia. Le sportive sono importanti anche per vendere gli scooter.
Non posso immaginare una Yamaha senza le gare. Oggi sono importantissimi per noi, oltre a Rossi, anche Noriyuki Haga, Troy Corser, Lorenzo, un grandissimo talento che sono convinto darà tante soddisfazioni alla Yamaha. Non solo piloti ma anche personaggi giusti. Lorenzo è una persona che piace umilissimo, penso che pochissimi piloti abbiano il cuore che ha dimostrato Jorge in questa seconda parte del Campionato, in cui ha ammesso i suoi errori con umiltà e consapevolezza per riprendere ancora più forte di prima.

Questo non me lo dirà mai: cosa c’è in programma per il duemil...
Non te lo dirò mai.

Ok. La nuova R1? Tanto quest’anno deve uscire.
Nuove livree, a pois. Scherzi a parte, posso dire che sicuramente a Milano ci saranno delle novità mondiali.

Vabbè, questo è facile… 
Allora ti dico di più: presenteremo delle moto che differenzieranno ulteriormente Yamaha e la strategia Yamaha rispetto agli altri. Sono convinto che ciò che presenteremo rappresenterà un nuovo passaggio epocale in questo settore.

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