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Ducati Monster 696

Dopo quindici anni di storia la Ducati prende il coraggio a due mani e ridisegna la...

Ducati Monster 696
...Monster partendo dalla entry level. Il risultato? Una moto leggerissima, agile come una bicicletta. Una moto perfetta per chi comincia, per chi vuole una media cilindrata facile da guidare.

Il design 
Il primo obiettivo, assegnato al gruppo di lavoro 696, è stato realizzare una moto completamente nuova che rimanesse una Monster. Ampia libertà, vincoli strettissimi, grande impegno. Per fare questo è stato rivisto ogni singolo elemento del telaio e del motore, tutto è stato progettato da capo e curato in ogni dettaglio.

Si è adottato lo stesso sistema usato per il progetto della 1098, mettendo a lavorare assieme, gomito a gomito, designer e tecnici. L’accostamento è azzardato perché i due mondi hanno poco in comune - il più delle volte sono in contrasto - ma solo lavorando in sinergia è stato possibile cogliere gli obiettivi che erano stati preordinati. 
Un esempio dell’efficacia di questo sistema è che il risultato finale è molto simile al primo bozzetto, segno che si è partiti subito col piede giusto. Un altro risultato eccellente è il fatto che sulla 696 ogni componente tecnico è anche elemento di design. Per esempio il forcellone in fusione d’alluminio, il telaietto reggisella, il guscio del serbatoio, soluzione eccellente che ha permesso di posizionare le prese d’aria in modo che col manubrio chiuso i blocchetti elettrici vadano proprio a sfiorare tali aperture. Ciò ha permesso di aumentare l’angolo di sterzo e realizzare nello stesso tempo un serbatoio capiente unito a un air-box di maggiore volume. Il proiettore a tripla parabola, grazie al sistema di costruzione con le ultime evoluzioni della tecnologia ottica, è uno dei più compatti. Nella vista laterale si nota infatti il profilo molto sottile, a tutto vantaggio del design.

È stata rivista anche la posizione di guida, secondo i canoni di oggi, con il serbatoio più corto per una postura più avanzata. Il manubrio resta largo e basso, per evitare la posizione “seduta”. Per il comfort è stata rivista l’imbottitura della sella, più consistente di 15 mm.

Si è parlato di personalizzazione. Questo è un aspetto molto importante per chi acquista una Monster ed è per questo che si è cercato di facilitare le modifiche. Per esempio il colore: basta cambiare il guscio del serbatoio e il parafango anteriore e già si ottiene una nuova moto. Per lo stesso motivo non è stato adottato uno scarico sotto il motore come oggi è di moda, perché il doppio terminale permette di sbizzarrissi, installando per esempio gli scarichi offerti come accessorio (in alluminio o fibra di carbonio), oppure di trovare una soluzione propria, ancora più personale. La Ducati offre una limitata ma ben realizzata serie di accessori dedicati, tra cui il cupolino e l'unghia coprisella (accessori installati di serie sulla versione 696 Plus).

Tra i dettagli citiamo i nuovi specchietti retrovisori, bassi e aerodinamici, ben abbinati alle linee basse del manubrio e alle forme del serbatoio; il gruppo ottico posteriore a LED, compatto e luminoso, le piastre della forcella ad ali di gabbiano; la chiave di accensione che riprende la sagoma del serbatoio visto dall’alto. Infine il nuovo logo sul serbatoio. 

La guida
La Monster 696 ha tutte le carte in regola per essere una moto facile, per tutti e adatta a chi comincia, ragazze comprese. Si capisce subito, appena si sale in sella. Si arriva a toccare il suolo con grande facilità sia perché la sella è bassa sia perché è inclinata in avanti e rastremata nella zona di confluenza con serbatoio. Detta così sembrerebbe adatta solo ai fantini ma, anche se si è di buona statura, non si è né costretti dalla sella, né rannicchiati sulle ginocchia.

Il manubrio è largo a sufficienza per muovere la ruota senza sforzo e il peso è incredibilmente contenuto. Tanto che alla prima curva, se si è avvezzi a guidare una qualsiasi altra moto che non sia una snellissima monocilindrica, sembra che la ruota anteriore se ne vada per i fatti propri, tanto è leggera.

È solo la prima impressione, una sensazione che poi se ne va lasciando il posto alla tipica ciclistica Ducati, bella, solida, rassicurante e perfettamente bilanciata. La 696 è infatti esattamente neutra, né seduta né puntata sull’avantreno, sia quando si passeggia sia quando si frena decisi o si apre il gas.

Le sospensioni lavorano egregiamente e dato il taglio tendenzialmente sportivo non si lasciano “passare” avvertibili trasferimenti di carico. Sulle buche se la cavano, bene la forcella, un po’ più rigido l’ammortizzatore, che si dimentica di filtrare le asperità più pronunciate.

Sul misto si guida che è un piacere: si stringono le gambe sul serbatoio molto rastremato e i fianchi sottili della 696 facilitano i movimenti della conduzione sportiva. La piccola Monster si beve così curve, tornanti e cambi di direzione in un lampo, con estrema rapidità e decisione, senza mostrare alcun tentennamento o innescare antipatiche oscillazioni. 
In queste situazioni si apprezza anche il cambio, rapido e preciso, con l’unico difetto di una certa durezza negli innesti, in particolare della seconda. Ottimo giudizio, invece, sulla frizione: graditissimol’antisaltellamento, che elimina qualsiasi problema in staccata, e morbido il comando, che facilita l’uso in città una volta presa la misura del punto di innesto ritardato.

La frenata si addice alla perfezione a questo modello. Non fatevi spaventare dal superimpianto Brembo, il funzionamento è molto morbido, con un attacco così dolce da ridurre il pericolo di bloccaggi e la fase successiva sufficientemente potente per qualsiasi situazione.

Sul misto il motore è piacevolissimo. Se si vuole il massimo va tenuto allegro e così offre una bella grinta e un nuovo allungo: piacevole, brillante. Il meglio arriva dai 6000 giri/min in poi, con una progressione decisa fino ai 9000 giri/min, limite segnalato, oltre che dal contagiri, anche dai LED rossi in stile racing. Un istante dopo entra il limitatore (9500 giri), dall’intervento deciso ma non brusco.

In città il bicilindrico è perfetto. Non ha alcun problema di chiudi-apri, ai quali reagisce con brio ma senza strappi, e risponde perfettamente ad ogni più piccola modulazione dell’acceleratore. 
L’unico limite è emerso sulle strade più scorrevoli, per esempio in tangenziale, quando si viaggia con le marce alte e ci si vuole impegnare in un sorpasso. Se si è attorno ai 4000 giri si è ancora sotto coppia e in tal caso la risposta del bicilindrico non è particolarmente brillante. Per trarsi d’impaccio occorre allora scalare due marce e portarsi sopra i 5000 giri/min, regime dal quale si passa nella zona più favorevole.

La Monster 696 ha un’estetica azzeccata, è rifinita al meglio ed è facilissima, leggera, agile e dal motore docile e perfettamente a punto. È quindi la moto giusta per iniziare, per divertirsi, per muoversi in città con un mezzo piacevole e alla moda. Chi vuole di più, una Ducati più potente e sportiva, deve però aspettare o rivolgere l’attenzione alle attuali Monster di maggiore cilindrata.

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