Social

Cerca nel sito

Ducati Monster 1100

La 696 è una tranquilla naked adatta ai neofiti e agli amanti delle moto raffinate, facili...

Ducati Monster 1100
...e modaiole? Ai veri ducatisti questo non basta. Vogliono adrenalina, motori esuberanti, telai svelti e comunicativi quanto solidi. L'attesa è stata premiata: ora, col motore 1100 e tutti gli adeguamenti ciclistici, la Monster è di nuovo pronta a trasformarci tutti in pirati del monoruota.

La moto
Alla fine - chi ne dubitava? - la Monster “grossa” è arrivata. Il percorso è stato inverso rispetto al passato: la nuova serie è nata piccola per fare numeri di vendita quindi, dopo un confortante avvio di vendite è arrivata l’ora di allargare la famiglia. Doveroso, diremmo. Per carità, niente contro la 696, però ha un motore dalla personalità non proprio incontenibile: amichevole e certamente non fermo, ma l’ignoranza della prima Monster o la “botta” delle pepatissime 8 valvole è un’altra cosa. Quindi benvenuto 1100: è traboccante di coppia (10,5 kgm), ha 95 CV belli disponibili e perde 3 kg rispetto all’unità simile montata su Hypermotard e Multistrada. Il motore sarà anche la novità più importante, ma la più visibile è il forcellone monobraccio in alluminio, perfettamente abbinato ai nuovi cerchi. Quel che è stato mantenuto della 696 è la leggerezza, d’immagine e di fatto, dato che la 1100 pesa solo 8 kg in più della 696 ma ben 8 in meno rispetto alla S2R che va a sostituire. Più CV, più kgm, meno kg... Bella prospettiva, no? La ciclistica si adegua: le sospensioni sono regolabili, l’assetto è più alto e le gomme sono in misura consona. Per chi vuole di più c’è la S, con i cerchi color oro, le raffinate Ohlins e un ulteriore alleggerimento grazie a particolari in fibra di carbonio e alle flange dei dischi in alluminio.

Il design
Se la nuova Monster si vende bene il merito va anche al design. Quindi viva il faro, il telaio misto e gli scarichi alti. Peccato che ci sia chi additi gli stessi elementi come un tradimento dell’originaria semplicità. Sicuramente l’anteriore è più grintoso che minimale e le prese d’aria sul serbatoio sono una bella trovata. Lateralmente il nuovo faro praticamente scompare, mentre la vista frontale svela una ricerca stilistica approfondita, con l’idea del buon vecchio occhione tondo è reinterpretata in modo interessante. Ma non certo essenziale: vedremo se durerà dieci anni.

Comunque la 1100 è una vera Monster, ha “tiro” e il posteriore è muscoloso e stuzzicante. Rispetto alla 696 il passo in avanti è notevole, il look è molto più evocativo e importante. I discussi terminali “all’inglese” appaiono meglio integrati ma qualcosa disturba ancora. La parte posteriore destra è pulita e ariosa: in genere è un’ottima soluzione (Hypermotard, 1098) ma sulla Monster lo scarico riempie quello spazio che, lasciato vuoto, esalterebbe il codino corto donando un bel dinamismo da special, confermato dalle ottime finiture. C’è troppa roba, insomma.

Paradossalmente è meglio la parte sinistra, ancor più piena ma anche tecnicamente più affascinante. Sulla S spiccano le varianti di giallo e oro per la forcella, i cerchi e la molla dell’ammortizzatore. Il telaio nero c’è solo sulla esclusiva versione bianco perla mentre per tutte il parafango anteriore, le cartelle copricinghia e le protezioni dei silenziatori sono in fibra di carbonio.

La strumentazione digitale, identica per le due versioni e predisposta per il sistema di acquisizione Ducati Data Analyser, informa su giri e velocità, temperatura dell’olio e ambientale, chilometri percorsi e ora. Utili il contachilometri della riserva, la spia del fuorigiri e la segnalazione degli intervalli di manutenzione. Sfizioso il cronometro.

La guida
Coppia, coppia e ancora coppia. Il 1100 è il degno erede del 900 della prima Monster, ma ha guadagnato trattabilità e piacevolezza a tutti i regimi. In effetti da 2000 giri parte una progressione lineare e vigorosa... Diciamocelo: è una vera e propria botta, gustosissima, solo che non si limita al classico calcio da entrata in coppia, qui l’erogazione rimane grintosa ed esuberante fino almeno a 6500 giri. E poi ce ne sono altri 1500, ma meno tosti.

Risultato? L’anteriore punta al cielo con disarmante facilità, senza frizione nemmeno in terza! Un divertimento infinito regalato da un motore così sostanzioso che sembra inesauribile. Impietoso il paragone con il piccolo 696, che frulla allegro in alto ma in pratica è un po’ carente di personalità. Il 1100 invece è vivo, possente e disponibile in qualsiasi momento, a prescindere dal rapporto inserito e senza necessità di ruotare completamente la manopola del gas. Il 1100 è così facile da gestire che è una vera e propria istigazione a delinquere ma non dobbiamo cercare per forza il divertimento scriteriato. Poter contare su un propulsore del genere significa comunque una bella tranquillità nell’uso quotidiano, senza stress da rapporto o regime giusto.

Qui ci sono dei bassi e dei medi così pieni e pronti che quasi ci si dimentica del cambio. Meglio, anche perché non ci è sembrato molto a punto. Sull’esemplare testato era preciso ma duretto, e in più la folle, già difficile da trovare, a volte entrava tra la terza e la quarta. A maggior ragione è benedetto il motore, le cui doti nel misto permettono di concentrarsi sulla guida. Al pilota non resta che disegnare le migliori traiettorie possibili, poi ci pensa il prontissimo e gestibilissimo desmodromico a perdonare eventuali errori del pilota.

Della 696 rimanngono la facilità, il senso di confidenza e di controllo, caratteristiche per cui pensi che la moto asseconderà la tua volontà senza necessità di particolare perizia da parte tua. La sella leggermente più alta nella parte anteriore e le pedane riposizionate, unite alle diverse soluzioni ciclistiche (forcella, pneumatici), danno un assetto più alto e caricato in avanti. Il manubrio non è così lontano come sembrerebbe a prima vista, e comunque a sensazione è più vicino al pilota di quello della 696. Tutto sommato una posizione di guida comoda, che conferma la sensazione di leggerezza generale emersa al primo sguardo.

Ti metti in sella e davanti a te... non hai niente. La compattezza del gruppo faro/strumenti prima sconcerta un po’, ma poi si apprezza l’assoluta visibilità di cui si può godere. Praticamente si guida con gli occhi direttamente sulla strada, liberi da interferenze dovuta a cupolini, plexiglas e quant’altro. È l’ideale per sfruttare la ciclistica della nuova Monster, reattiva e veloce a scendere in piega grazie anche al manubrio dalla buona leva. Il bello è che l’agilità non va a scapito della direzionalità e della sicurezza. Il merito è della distribuzione dei pesi più spostata verso l’anteriore, così si gode della maneggevolezza della 696 con la stabilità granitica che da sempre contraddistingue le Ducati. L’unica controindicazione è che la sella spinge un po’ in avanti quando si guida sportivamente, con le punte dei piedi sulle pedane. In questo caso bisogna continuamente spingere con le gambe e le braccia per stare arretrati, e la cosa alla lunga affatica, pur garantendo un maggiore controllo del mezzo. Inoltre le ginocchia vanno a cozzare spesso con la zona “vuota” tra la parte bassa del serbatoio e il traliccio sottostante. Un carterino di copertura eviterebbare indolenzimenti al pilota.

Dettagli in un contesto ottimo in cui risalta un comparto sospensioni perfettamente a punto, con la forcella che copia bene le piccole asperità senza risultare troppo morbida nella seconda parte dell’escursione. I trasferimenti di carico in frenata sono progressivi e il sostegno non viene mai meno e, anche arrivando pinzati a centro curva, la moto non si autoraddrizza, rimanendo neutra e composta. A proposito, i freni sono efficacissimi, l’anteriore potente e modulabile mentre il posteriore chiede qualche chilometro per essere capito ma poi si dimostra una buona unità. In uscita di curva la taratura piuttosto rigida (ma non fastidiosa) del monoammortizzatore garantisce un’ottima trazione, anche andandoci pesanti col gas in presenza di fondi non perfetti. Quindi accelerazioni imperiose e tanto, ma tanto divertenti.

Il cerchio si chiude. La Monster 1100 non è una moto da lunghe tirate, la si gode sul misto ed è assolutamente gratificante per chiunque sappia cos’è il vero divertimento dell’andare in moto: curve, frenate, accelerazioni e qualche sano funambolismo. E poi è sempre una Monster!

Clicca qui per leggere la prova della Monster 696

Tutto su:

Commenta con
Commenta con
AGGIORNA COMMENTI

Commenta la notizia

Voglio fare il tester

Acquista il libro online