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Ducati Desmosedici GP7

Abbiamo provato la Ducati Campione del Mondo. I tempi della scorbutica GP03 sembrano oggi lontanissimi: la GP07 è la MotoGP più veloce e più facile del Campionato, è una moto splendida, e guidandola si capisce una cosa: con un pilota straordinario come Casey Stoner era impossibile fallire il bersaglio

Ducati Desmosedici GP7

Valencia - Con la Ducati ho degli ottimi rapporti. Sono responsabile degli istruttori del DRE (l’affermata scuola di pilotaggio ufficiale), sono pilota della SBK biposto del team Xerox e spesso gareggio negli Stati Uniti nelle gare AMA e Race of Champion (l’ultima impresa di Dario è la vittoria di classe nella 200 miglia in occasione della RoC - n.d.r.). Questo forte legame con la Casa bolognese mi ha permesso di provare tutte le Desmosedici, a partire dalla scorbutica GP03. Oggi, sulla pit lane del circuito di Valencia, mi aspetta la più desiderata delle MotoGP, la Desmosedici numero 27, la stessa moto con cui Casey Stoner ha vinto il Campionato del Mondo e si è piazzato al secondo posto proprio qui, dietro a Pedrosa, in questo circuito, teatro dell’ultima prova del Campionato.

Il tempo a disposizione per la prova, come sempre succede in questi casi, è limitato, ma qualcosa mi dice che saranno quattro giri splendidi, vissuti in sella a una moto straordinaria. Sarà così?

Prima del test in pista, i tecnici Ducati hanno illustrato le caratteristiche della moto campione del mondo. Ovviamente non si scende nei dettagli, ma la presentazione ci dà un’idea del lavoro che c’è dietro una moto da competizione.

I progettisti della squadra Ducati Corse lavorano tenendo presente due obiettivi principali: le prestazioni e la prevedibilità. Una grande superiorità in termini di potenza pura non serve a nulla se non si ha la possibilità di sfruttarla; per questo, i tecnici hanno lavorato duramente per assicurare la facilità nella guida. Si sono concentrati in un lavoro approfondito e continuo sulle geometrie, sui materiali, sulle sospensioni e sul motore, così da ottenere prestazioni superiori in senso puro, quindi motori più potenti, aerodinamica migliore, sospensioni più efficaci. Ma per vincere questo non basta. È importante che il pilota si senta tranquillo, fiducioso in sella alla propria moto, e questo significa che le reazioni devono essere il più prevedibili possibile. Questi sono i due aspetti più importanti dello sviluppo delle nuove MotoGP Ducati, un’esperienza preziosa che verrà poi (in tempi molto brevi per la Casa bolognese) trasferita sui prodotti di serie.

C’è da dire, e questo rende ancora più importante in successo della squadra Ducati, che le risorse disponibili nello sviluppo delle nuove moto sono limitate; la Ducati è una grande casa per il fascino del Marchio, ma industrialmente è piuttosto piccola se paragonata ai colossi giapponesi.

 

La guida

In genere non parliamo mai dell’estetica delle moto da competizione, ma questa Desmosedici merita due parole. La 800 è più compatta e snella della 1000. Il frontale non è molto cambiato, perché ci sono delle regole aerodinamiche da seguire, la GP06 era velocissima, quindi andava bene così, la linea è stata mantenuta. Ma ora il serbatoio e il codone sono più snelli e filanti, così è più facile accucciarsi sul serbatoio e nascondersi dietro il cupolino, in modo da trovare la migliore posizione aerodinamica. La sella inoltre è più bassa permette di inserirsi meglio nella sagoma.

Le dimensioni ridotte di questa nuova Ducati e la statura di Stoner mi facevano pensare che non mi sarei sentito a mio agio sulla GP07. Invece, il fatto di trovarmi a mio agio mi ha sorpreso, riuscivo ad assumere una buona posizione aerodinamica anche in rettilineo, ad aderire alla moto. Il cupolino, e questo testimonia l’ottima aerodinamica, assicura un’ottima protezione, ricordando da vicino le precedenti Ducati GP che ho provato per SuperWheels. Rispetto la GP06 ho trovato la sella più bassa, che permette di inserirsi maggiormente nella sagoma della moto. La zona posteriore è quella che è cambiata di più; oltre alla seduta più bassa è più snella e più rigida; riesce così a garantire un maggiore feeling con la ciclistica, e il lavoro della gomma posteriore si sente con maggiore precisione. Ancor meglio, va con l’anteriore. La forcella trasmette alla perfezione il lavoro delle copertura, e questa sicurezza ti permette di entrare forte in curva fin da subito, dimostrando un accordo che con le altre moto si instaura solo dopo numerosi turni in pista. È proprio questa sensazione di sicurezza la qualità più bella della Desmosedici, ed è la grande novità della moto di quest’anno. La capacità di farti sentire a tuo agio immediatamente, dopo solo due giri. Le foto che vedete non rendono giustizia alla mia performance, né alla qualità della Ducati: dopo tre giri guidavo già molto tranquillo, con grande facilità e sicurezza. È una sensazione non facilissima da aggiungere, guidando per pochi giri una moto da corsa, pensando a quanto vale e quanti danni si possono fare per una scivolata. La Ducati, invece, è capace di trasmettere subito tanta confidenza.

Oltre questo è agile e maneggevole, molto precisa in inserimento. La ruota va millimetricamente dove vuoi tu, dritta e veloce, senza tentennamenti, con un rigore sconosciuto alla GP06. Quest’ultima, soprattutto nello stretto, non era proprio facilissima da guidare, perché occorreva condurla di forza.

Il motore è un’altra grande sorpresa. La GP06 era potentissima, ma aveva anche dei problemi per scaricare tutta la potenza al suolo; allora cosa te ne fai di tanta potenza se non la puoi usare? La GP07, grazie alla riduzione di cilindrata, non ha perso le qualità della GP06, ma è diventata più guidabile. Il quattro cilindri me lo aspettavo più vuoto in basso, ha perso un po’ di coppia, logicamente, ma non così come si prefiguravo. La sua grandissima forza però è la progressione in alto, dove sembra ancora il mille. Quando le giapponesi hanno smesso di spingere, la Desmosedici ha ancora un bel po’ di allungo da sfruttare. È fortissima anche in frenata. La precisione dell’avantreno è preziosa anche in questo frangente, e i dischi in carbonio sono subito pronti; richiedono, all’inizio, solo un piccolo sforzo in più sulla leva, ma bastano comunque due dita per decelerazioni da record. L’elettronica è molto avanzata, ma nei quattro giri che avevo a disposizione non sono riuscito a saggiarla, perché diventa importante, quando inizi a guidare a tempi di qualifica. Ho solo notato che l’impennata non è del tutto inibita, l’avantreno infatti si solleva di un bel po’ prima di fermarsi.

È singolare dire che si tratta di una vera moto da corsa, perché lo è. Ma con questo voglio dire che è più da corsa delle rivali. In questo periodo ne ho provate altre e posso affermare che la Honda, per esempio, non è così estrema; a confronto con la Ducati sembra più una sportiva stradale. Non si tratta di una sola caratteristica, è l’insieme che è diverso. La Desmosedici è più rigida, veloce e tagliente, ma facile al tempo stesso. Mi aspettavo una moto molto migliorata rispetto alla GP06, ma non pensavo che si fosse raggiunto un livello così alto. Hanno detto che la Ducati vinceva perché aveva le Bridgestone, ma è un errore. Le gomme giapponesi vanno molto bene, ma è la Desmosedici ad essere imbattibile, soprattutto se guidata da un fuoriclasse come Stoner.

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