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Come si diventa piloti eccellenti

L’obiettivo della psicologia dello sport è la prestazione...

Come si diventa piloti eccellenti
...d’eccellenza. Che non significa vincere, ma esprimere al meglio il nostro potenziale e divertirci guidando con la massima sicurezza e soddisfazione. Ecco come si applica nell’ambito delle moto.
 
Abbiamo già presentato in dettaglio la struttura dello SFERA, metodo di ottimizzazione della prestazione, del miglioramento continuo e dello sviluppo dell’Intelligenza Agonistica. Vediamo ora come si applica, sempre nell’ambito del motociclismo, l’allenamento mentale e come si allenano i fattori della SFERA. Vediamo di rispondere intervistando Massimo Accornero, pilota del CIV nella categoria SBK, del Mondiale Endurance, 2° assoluto nella cat. Open 2007 nel Trofeo Motoestate e di altre specialità come pit bike, Supermotard ed Enduro, nonché tester di Super Wheels. Massimo ha utilizzato questo metodo e chi meglio di lui può rispondere alle domande di cui sopra?

Alleniamo mente e corpo
Massimo allena quotidianamente il corpo e la mente avvalendosi di professionisti che collaborano con lui in termini di preparazione atletica e mentale.
“Io credo che sia giusto sfatare la credenza che andare forte in moto significhi - sostiene Massimo - lasciare la testa sul comodino. Infatti l’allenamento mentale è funzionale non solo al raggiungimento del risultato, ma anche alla gestione del rischio”.
Quindi, lavorare con la mente significa ottimizzare la prestazione e allo stesso tempo ridurre al minimo la casualità della stessa, tenendo sotto controllo e gestendo quelle variabili che favoriscono una prestazione meno casuale e più sicura.

Il processo di allenamento di Massimo si è evoluto in quattro fasi:
1) analisi
2) ottimizzazione
3) verifica
4) mantenimento

Questi punti sono stati studiati in un numero di sedute in studio, osservazione in pista e allenamento autonomo dell’atleta tramite esercitazioni specifiche sulle sensazioni relative ai fattori della SFERA. Dopo aver definito lo stato desiderato e quindi l’obiettivo, siamo entrati nel merito del fattore Sincronia.

La Sincronia in moto
La Sincronia è la capacità di sentirsi completamente presenti e concentrati su ciò che si sta facendo nel momento della prestazione. Questo fattore è stato analizzato in relazione alle sue componenti, tra le quali: attenzione, percezione e dialogo interno (cosa l’atleta dice a se stesso).
Sentiamo cosa significa direttamente dalle parole di Massimo: “Ho imparato a controllare le mie emozioni, attraverso l’allenamento sulla Sincronia. Per me mettere in atto la sincronia è la capacità di essere presente e concentrato nei tre momenti fondamentali della guida: la staccata, la piega e l’accelerazione. La sincronia relativa alla performance di guida è quella che permette di eseguire queste tre fasi non tanto nel minor tempo possibile, ma in un tempo utile e sufficiente per essere efficace”.
Massimo ha allenato la sincronia prevalentemente con esercitazioni relative ai cinque sensi: guardare le caratteristiche dell’ambiente nel modo più dettagliato possibile, ascoltare e isolare i suoni, percepire il movimento delle varie parti del corpo in ogni momento. Obiettivo di questi esercizi è allenare i sensi, soprattutto quelli meno utilizzati: alcuni piloti si focalizzano sulla vista, altri sull’olfatto, eccetera, per entrare in connessione e armonia con se stessi e con l’ambiente circostante.
Parallelamente Massimo ha lavorato con esercizi sul self-talk (dialogo interno) finalizzati a sostituire le immagini e i pensieri negativi e disturbanti in stimoli positivi e facilitanti. In altre parole, si è allenato a sostituire nella sua mente una frase negativa come: “Non devo cadere” in una positiva come: "Voglio guidare in modo efficace, fluido e sicuro”.

La Forza in moto
La Forza, ovvero l’insieme di capacità fisiche, tecniche e psicologiche che il pilota è certo di portare in pista, è stata allenata partendo dal riconoscimento delle stesse.
Sia in seduta che in pista, Massimo si chiede: “Cosa porto io in dote per questa gara?”.
A tal proposito, il pilota ha appreso a dire a se stesso in cosa nello specifico si sente maggiormente capace, sulla base delle esperienze sia di successo che di insuccesso, ad esempio: “Io sono veloce nelle partenze”.
Il passaggio successivo è consolidare la consapevolezza e allenare ulteriormente tali capacità affinché vengano trasferite nelle performance future e questo può essere fatto tramite induzioni ipnotiche.

L’Energia in moto
L’Energia è l’uso equilibrato della forza e della potenza. Nel motociclismo è tra i fattori più importanti, essendo correlata a sensazioni di equilibrio e agio sulla moto.
“Quando sono sincronizzato, regolo meglio l’energia, quindi percepisco e cerco di lasciare le tensioni in eccesso. Ho lavorato con tecniche di rilassamento, come il training autogeno e l’ipnosi, che intervengono sulla connessione mente-corpo. Ho anche lavorato con strumenti quali il biofeedback per allenarmi a regolare i parametri psicofisiologici involontari come il respiro e il battito cardiaco”.
Il biofeedback registra una serie di processi biologici quali il battito cardiaco, l’intensità e la frequenza dell’attività elettrica della muscolatura, le variazioni della temperatura corporea... Così, tenendo sotto controllo tali parametri, si riesce a valutare come il soggetto reagisce a varie situazioni, per esempio di ansia o stress e successivamente addestrarlo al controllo di tali reazioni.
Esistono poi degli esercizi atti ad influenzare i processi biologici, con l’obiettivo di trovare la sincronia e riequilibrare la forza. A tal proposito, Massimo si è collegato all’apparecchiatura del biofeedback con l’obiettivo di eseguire i compiti proposti dal programma monitor, per ritrovare la sincronia e la giusta energia. Il lavoro sull’Energia è stato sviluppato anche con l’obiettivo di isolare e trasformare gli stimoli esterni che non sono sotto la diretta responsabilità del pilota ed evitare che gli sottraggano risorse. A tal fine abbiamo utilizzato la “matrice dell’energia”: elencare le cose che danno e tolgono energia e individuare quelle che possono essere cambiate.
“Ciò che faccio quando salgo in moto è cercare di respirare, immagino l’aria come se fosse una luce che arriva dalla cima del casco e che va a riempire le varie parti del corpo che magari in quel momento sono sofferenti o sovraffaticate”.

Il Ritmo in moto
Il Ritmo è ciò che genera il giusto flusso nella sequenza dei movimenti, è il fattore che favorisce l’eleganza della guida.
“Quando in moto vai fuori ritmo - dice Massimo - stacchi magari troppo presto, apri il gas troppo tardi. Quando ho male alle anche e alla schiena sono chiaramente fuori ritmo e anche fuori sincronia perché il dolore distoglie l’attenzione dall’obiettivo principale. Oppure può succedere il contrario: hai talmente voglia di fare e arrivare che vuoi fare tutto in fretta e così sei troppo in anticipo. Anche questo è definibile come mancanza di ritmo”.
Massimo allena questo fattore osservando il movimento delle persone intorno e facendo esercizi di ascolto musicale con l’obiettivo di isolare i singoli strumenti. Allena il ritmo focalizzando l’attenzione sulla coordinazione dei gesti durante altre attività sportive che pratica (per esempio la bicicletta). Questi esercizi servono a rendere l’atleta consapevole l’atleta del movimento interno ed esterno al proprio corpo, al fine di creare la miglior armonia nel gesto. L’attivazione è sinonimo di motivazione e divertimento, è la massima espressione della passione che permette all’atleta di superare i limiti.
“Mi ricordo che da ragazzino, quando ero in giro con i miei genitori, sentivo passare le moto e riconoscevo il modello in base al rumore del motore. Sono attratto ancora oggi dalle moto, il poter salirci sopra, e fare una sessione d’allenamento, dei giri, una gara su una pista di motocross, di supermotard, di pitbike, di velocità, e poter sentire il motore che spinge, mettere insieme i gesti che costituiscono poi il giro in pista: aprire il gas, la traiettoria ideale, la piega, il motore che frulla, i cambi marcia, sono sensazioni forti, anzitutto visive e poi anche fisiche e mentali”.
Un primo passo per ottimizzare l’attivazione è stato quello di individuare le sensazioni legate alla motivazione intrinseca di Massimo che si può ben rappresentare con questa sua frase: “Correre in moto per il puro piacere di fare la cosa più bella ed appassionante del mondo, utilizzando e mettendo alla prova le mie capacità, che opportunamente canalizzate, mi danno un ritorno in termini di sensazioni positive”.
Il secondo passo è ancorare queste sensazioni a rituali (gesti, parole) che facilitano l’essere pronti alla performance. Non è specificatamente il suo caso, ma di solito, questo passaggio viene eseguito tramite induzioni ipnotiche. “Visto che attivazione è focalizzare e immaginare, cerco di immaginare la gara, di focalizzarmi sul risultato e su come fare a raggiungerlo”.
Il vero segreto del lavoro con Massimo, a mio avviso, è racchiuso nelle sue intenzioni: il pilota ha una filosofia di vita e azione orientata al miglioramento continuo e questo lo porta non solo ad ascoltarsi continuamente e quindi ad incrementare la consapevolezza delle proprie sensazioni più fini momento per momento, ma anche a trasformare queste sensazioni in completa autonomia. In altre parole, ogni momento è buono per allenare la mente, anche fuori dalla pista, l’importante è poi riuscire a trasferire tale apprendimento in sella.

Infine, ci piace riportare un messaggio di Massimo che sentiamo importante per il nostro lavoro sulla mente: “Grazie al lavoro di allenamento mentale si può aumentare il risultato, ma anche la sicurezza: la moto è un rischio, ma con i giusti strumenti può essere maggiormente controllato e permettersi così di tirare fuori il proprio coraggio: fare una cosa anche se si ha paura”. E questo è uno dei meccanismi del campione: trasformare i limiti nella possibilità di fare la differenza.

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