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Chi piega e chi si sdraia

Come mai alcuni piloti fanno dei numeri pazzeschi e non cadono mai e altri si sdraiano spesso facendo delle pieghe ridicole? No dai, non puo' essere solo sf

Chi piega e chi si sdraia

Ravanando negli hard disk si fanno delle scoperte straordinarie. In genere non trovi cose inedite ma tantissima roba che avevi scordato e che, rivista oggi, ti può dare fastidio, ti può lasciare indifferente, oppure può farti saltare sulla sedia e dire ziocanta! (tipica esclamazione della bassa reggiana)

Quando neille soffitte digitali trovo delle foto di qualche anno fa di Super Wheels in genere faccio proprio il salto dalla sedia e dico: azz, ma quanto erano bravi 'sti qua? La foto di Andrea Mazzali al Mugello, che scende dal Correntaio, appoggia il gomito per terra e poi alza la mano sinistra e fa ok col ditone, scusate, ma un lavoro così chi l'hai mai visto? E, vi assicuro, il tutto succedeva sempre, sempre senza sdraiare alcuna moto. In tutti quegli anni di numeri da brivido, almeno una decina, Andrea è caduto una sola volta. Idem gli altri, Poli, Severi, voli rarissimi, e sempre per sfortuna vera. Non quella di chi vuole illudersi.

 

Questo, amici, fatemelo dire, non mi sembra bello nei confronti dei motociclisti normali. Fai quei numeri, vai così forte che noi non riusciamo nemmeno a immaginarlo, almeno, per favore, qualche volta sdraiati. Fallo per noi, che ti costa? Invece niente, umiliati fino alla fine.

 

In tanti anni di esperienza in pista e su strada ho scoperto che tra piegare e restare in piedi c'è una correlazione insondabile. Vedi della gente - tipo Mazzali - che con le gomme di plastica, le sospensioni della Chicco e una carriola di serie caccia delle pieghe da svenire e si capisce che ha pure del margine; altri, invece, con la superbike da centomila euro, le supergomme in mescola soft, le termocoperte, le Öhlins pressurizzate e l'asfalto perfetto, fanno una pieghina ridicola e si sdraiano. Voi sapete spiegare questo mistero?

 

Una volta a Misano seguivo dei ragazzi che giravano per diletto, con moto di serie, targate e con gomme discrete ma stradali. Niente di particolare insomma, ma una combinazione che garantiva un ampio margine di sicurezza. Facciamo il trenino e alla Quercia, a una velocità di tutta sicurezza, il primo passa, il secondo pure, ma il terzo, poveretto, scivola e finisce rotolando nella ghiaia.

Io gli ero attaccato e non ho capito cosa è successo: le condizioni erano le stesse per tutti, la velocità era bassa, la traiettoria era giusta, e le moto erano grossomodo tutte uguali.

 

E poi le solite farneticanti ipotesi: le gomme fredde (dopo mezza giornata di pista), la forcella bucata, un bullone grippato, il pistone svitato, l'avversa congiuntura astrale... Tutte fantasiose perché, come ho detto, non c'era nulla di strano. Allora mi sono fatto un'idea: se non hai l'abitudine di guidare al limite non riesci a percepirlo cioè a riconoscerlo, e quindi quando ci arrivi non sai che devi gestirlo. Poi, facciamo finta che lo riconosci, ok, ora che si fa?

 

Come si gestisce una moto che corre nell'impalabile limite che separa la piega dal volo? Con leggere, impercettibili pressioni sul manubrio, sulle pedane, sul serbatoio, sulla sella, con infinitesime correzioni all'inclinazione, all'apertura dell'acceleratore. E ai freni (quello dietro) se sei davvero capace e se sei nei guai seri; il più delle volte  bastano le manovre sui comandi, che vanno usati con precisione e con dolcezza. Occorre solo sapere come fare. Ed è qui che si dividono i motociclisti.

 

Semplificando esistono tre categorie. Quelli che non impareranno mai, evabbe' se siamo qui, pazienza, facciamocene una ragione; quelli che possono imparare - direi che siamo tutti in questa barca - e hanno la possibilità di guidare benino; infine i fuoriclasse. Quelli non li raggiungeremmo manco se seguissimo 20 anni di corsi della Troy Bayliss Academy. Pazienza, avremo altre doti.

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