Social

Cerca nel sito

Bimota DB7

Finalmente è arrivata una vera Bimota, la superbike che completa la gamma delle sportive riminesi...

Bimota DB7
...Ha il Testastretta Evoluzione della 1098, nuove soluzioni tecniche, finiture certosine e componentistica d’alto livello. Il prezzo lievita, ma questo non è un problema.

La moto
La Bimota produce moto speciali dagli Anni ‘70, modelli da sempre all’avanguardia nello stile e nella tecnica, che realizza con estrema cura per i dettagli. La Casa riminese ha sempre acquistato direttamente dai produttori i motori più performanti, utilizzando nel corso degli anni i propulsori Ducati, Suzuki, Yamaha, Honda e Kawasaki. Molte Bimota sono state portate in gara da grandi piloti, quali Virginio Ferrari, Davide Tardozzi, Johnny Cecotto, Stefan Mertens, Giancarlo Falappa e Randy Mamola, conquistando un buon numero di vittorie sulla scena mondiale.

Dalla rinascita, nel 2003, i tecnici riminesi hanno lavorato molto sul prodotto, e oggi la Bimota è in grado di offrire una gamma interessante e completa, ovviamente tutta dedicata allo sportivo. Sono disponibili tre modelli, la DB5, la Delirio e la Tesi, che coprono rispettivamente i segmenti delle supersport, delle naked e delle sport special. Pur riconoscendo grandi meriti alle moto precedenti possiamo affermare che fino a oggi mancava una vera Bimota, cioè una di quelle raffinate race replica a elevate prestazioni che ci si attenderebbe dall’atelier riminese, lacuna importante, oggi colmata dall’arrivo dell’agognata DB7, finalmente una vera superbike.

Equipaggiata con il Testastretta Evoluzione della 1098, la DB7 introduce un lungo elenco di succulente soluzioni tecniche, ha un’estetica azzeccata e, come tutte le Bimota, è rifinita in modo certosino e allestita col meglio della componentistica. Solo così una Casa che produce moto in serie limitata d’alto artigianato può farsi strada nell’attuale settore delle sportive.

Se per ovvie ragioni il prezzo lievita (siamo oltre i 27.000 euro), non c’è problema: i clienti del Marchio riminese chiedono una moto di grande personalità ed eccellenti qualità tecniche. A compromessi zero. È arrivata.

I progettisti sono partiti con l’obiettivo di realizzare una moto leggera e potente, con caratteristiche superiori alla media nell’utilizzo stradale ma con un occhio rivolto alla pista. Oltre a questo, alla nuova DB7 serviva anche un look decisamente personale unito a delle finiture adeguate. È per questo che la DB7, oltre che per la bella linea, si distingue per gli assemblaggi e per i componenti realizzati con cura certosina, spesso utilizzando materiali innovativi e preziosi.

Osservandola si possono scoprire interessanti dettagli: viti alleggerite al tornio, parti in alluminio lavorate a macchina, componenti in fibra di carbonio strutturale e il silenziatore in titanio.

Alla lega leggera è affiancato il carbonio, dalla sezione posteriore portante a tutte le altre parti della carrozzeria, compresi i parafanghi, il coperchio del pignone, il paraschizzi della catena. Anche il cupolino è sorretto da una struttura in fibra di carbonio che funge da elemento portafari e strumenti.

La guida
La DB7 non è una moto facile. La prima caratteristica che si nota, così come i tecnici Bimota la configurano per la pista, è la rigidezza delle sospensioni. Sullo sconnesso affrontato in velocità, come si può incontrare al Mugello sul discesone della Savelli o affrontando le Arrabbiate, la DB7 saltella sulle coperture, e questo non è rassicurante. In tali situazioni ci si sente infatti affidati solo alle coperture, in questo caso le Continental Race Attack, che non hanno una risposa sufficientemente sincera per continuare a spingere.

Il carattere, in definitiva, è quello di una moto da competizione, ma con ancora qualche dettaglio da mettere a punto. In percorrenza, sempre per questa caratteristica, non si riesce ad accordare la piena fiducia all’avantreno, manca cioè quell’appoggio morbido ma tenace, rassicurante, che ci si attende da una sportiva di tale levatura.

Nelle esse si evidenzia la leggerezza e una grande reattività, il cambio di direzione avviene in un istante, senza avvertire alcuna reazione fastidiosa della ciclistica, che non si muove né sbacchetta.

Sul guidato la DB7 è neutra, con la tendenza ad arrotondare la traiettoria in uscita di curva; in accelerazione, e quando si aumenta il ritmo, va quindi guidata, e “convinta” a scendere in piega o a mantenere la linea impostata spingendo sul serbatoio.

Il Testastretta Evoluzione in configurazione DB7 è molto lineare ed esente da chiudi-apri. I dati al banco fornitici dalla Bimota, confrontati con quelli originali della 1098, mostrano una curva più regolare ai medi, e questa mancanza di un’entrata in coppia comporta una spinta molto pulita e progressiva, così omogenea che il bicilindrico sembra meno prestante di quello che è in realtà, soprattutto in alto.

In frenata si è in mani sicure: i Brembo anteriori hanno le qualità che si vorrebbero da un impianto racing, prontezza, potenza ed estrema modulabilità, tanto che basta un solo dito per ottenere decelerazioni fulminee. Più critico il posteriore che, nelle scalate più concitate, sarebbe perfetto insieme a una frizione antisaltellamento, in mancanza della quale genera qualche scompenso.

Il manubrio aperto e poco spiovente affatica presto le mani, messe sotto pressione dalle ampie volute della pista toscana, e le leve, piuttosto piatte nel punto d’appoggio delle dita, non sono piacevoli da afferrare. La sella, spigolosa ma con l’imbottitura dura come deve essere su una moto da gara, offre uno spazio discreto, valido anche per i piloti di maggiore statura. Però è piuttosto bassa e così, vista la posizione rialzata delle pedane, impone alle gambe una postura contratta.

In conclusione ci si aspettava di più dalla DB7, con cui non siamo riusciti a prendere la confidenza che si merita dopo le numerose sessioni in pista. Non pensiamo sia una questione di tempo, perché la moto c’è e la qualità si sente. Va semplicemente adattata alle particolari esigenze di ogni pilota, quindi in questo caso alle nostre, e ciò richiederebbe più tempo della mezza giornata in pista che abbiamo avuto a nostra disposizione.

Le opportunità non mancano, visto che le regolazioni della ciclistica sono pressoché infinite; suggeriremmo però l’adozione di pneumatici più performanti.

Tutto su:

Commenta con
Commenta con
AGGIORNA COMMENTI

Commenta la notizia

Voglio fare il tester

Acquista il libro online