Anthony Gobert - Un talento buttato

La parabola di Anthony Gobert, cristallino talento...

Anthony Gobert - Un talento buttato

...che in SBK ha lasciato ricordi indelebili per la guida istintiva, spettacolare e veloce. Più si sale e più fa male tornare giù.

 

Di piloti dal grande talento ne ho visti tanti. Ma ne ho anche conosciuti altri che da fenomeni sono finiti a guardarsi le gare al bar e a straparlare con gli amici: “Quelli? Li legnavo tutti”. Intanto il fenomeno, o meglio ex fenomeno, è lì a prendersi il caffè, e gli altri, i legnati (e anche sul serio) sono in pista a giocarsi un mondiale…  Eh già, perché per diventare un campione non basta il talento, ci vuole anche il cervello. Posso sbagliarmi ma il più impressionante che ho visto all’opera, almeno degli Anni novanta, è stato l’australiano Anthony Gobert.
Era il 1994, eravamo in Giappone, a Sugo per il mondiale Superbike. La Honda schierava uno squadrone. Oltre ad Aaron Slight con la RC45, c’erano Polen, Simon Crafar e gli ufficiali giapponesi Takuma Aoki e Shinya Takeishi. Ai box si notava un ragazzotto biondo, aria da surfista e una gran  faccia tosta. Aveva 19 anni. Di lui circolava già la voce che avesse un talento immenso. Prima volta su una Honda RC45, prima volta su una moto ufficiale. Nelle prove e in gara in un amen schiantò tutti i compagni di squadra. In Gara-1 prese le misure e finì ottavo. In gara-2 arrivò sesto, ma si mise dietro tutti i compagni di squadra.
Il bello doveva ancora venire. Si fece subito apprezzare per il suo carattere bizzoso e riottoso ad adattarsi alla pur minima regola. Morale: con la Honda finì subito. Immaginatevi uno casinista e tutto birra come potesse andare d’accordo con l’algida pacatezza dei dirigenti della HRC... Fu una comparsata.

 

Lo rividi solo a Phillip Island qualche mese dopo.  Era lì con la sua Kawasaki privata infilata di traverso nel furgone. Muzzy, il cui team era campione del mondo con Scott Russell, gli offrì una delle sue Kawasaki. Era venerdì mattina, mi trovavo al rampino, la curva 5, quella sorta di tornantino a cui si arriva da un curvone velocissimo da sesta piena a 250 all’ora. E dove devi cominciare a frenare ancora inclinato. Primo turno di prove libere. Arrivò un missile terra aria, verde. Una fucilata. Velocissimo. Piega incredibile nel curvone. Eccolo fuori dalla carena, staccata micidiale. Gli partì il retrotreno, che comincia sbandierare a destra e sinistra. Ma non era finita. Gli si bloccò l’anteriore! Dietro volava di qua e di là e davanti la gomma fumava e saltellava. Inchiodata. E lui che fece? Non batté ciglio. Come nulla fosse buttò giù la moto, la violentò verso la corda, orecchie per terra, manciata i gas e via ! Avevo gli occhi fuori dalle orbite. Maledetto Gobert, ma come cavolo faceva!  Se avessi avuto la licenza l’avrei stracciata sui due piedi. Eh no! Così non vale!

 

Ma quella non fu l’unica volta che Gobert mi fece strabuzzare gli occhi. Curvone di Misano, prove libere. Due proiettili si avventarono sul curvone. Uno era Kocinski, concentratissimo. L’altro era Gobert che… lo passò all’esterno! A Kocinski! Lo sverniciò, lo svergognò. E infatti l’americano rientrò subito imbufalito ai box.
La cosa più incredibile la vidi a Laguna Seca. Nel curvone dopo il cavatappi. Chi conosce la pista sa che quello è il punto più difficile. Micidiale. Sei in piena accelerazione, la curva in uscita è in contropendenza, quasi cieca, difficile. Kocinski, ancora lui, gli stava davanti. Gobert era incollato a due centimetri. Uscirono dal cavatappi, destra sinistra, si buttarono nella curva. Kocinski davanti, ma Gobert lo affiancò e… lo passò all’esterno! Pensavo che sarebbe volato oltre la rete. Macché, lasciò una strisciata sull’asfalto col posteriore e si avventò sulla staccata togliendo la traiettoria all’americano. Ancor una volta il furioso John interruppe il giro veloce e rientrò precipitosamente ai box inviperito e sconvolto.

 

Di gente col manico, ma quello vero, ne ho vista, ma pochi come Gobert. Gli riusciva tutto naturale, senza sforzo. Purtroppo era un cavallo pazzo con un testa che era quella che era e una propensione alle libagioni  prima e alle canne dopo, cosa che lo ha rovinato precocemente. Come talento non ce n’era per nessuno. Peccato. Non contento, oggi non è nemmeno al bar con gli amici a raccontare che lui a quelli... No, è nelle patrie galere australiane. Ha derubato e scippato due vecchietti in un sol giorno.

 

Amen.