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Aprilia Shiver - prova completa

Dopo il primo contatto in circuito, siamo tornati in sella alla nuova media di Noale, ma questa volta l’abbiamo guidata su strada. Grandi emozioni e nuove sensazioni scorrono, guidate dal cuore elettronico eccellente ma non ancora perfetto

Aprilia Shiver - prova completa
La moto
Eccoci alla prova completa della prima grande novità Aprilia (dell’altra importante new entry potete leggere in questo stesso numero), un modello che rappresenta il cardine del rinnovamento avviato dopo l’acquisizione del Marchio veneto da parte del gruppo Piaggio.
Con la Shiver lo spirito innovativo che da sempre contraddistingue l’Azienda di Noale segna una svolta epocale: totalmente inediti sono la ciclistica e il motore, un V twin di 750 cm3 impreziosito dal comando del gas gestito elettronicamente (drive by wire). Il tutto su una moto progettata partendo dal classico foglio bianco, pensata per ambire ad una posizione di rilievo nel segmento delle medie nude, quello di massima competitività (e resa) commerciale.
Già, perché le supersportive catalizzano sempre l’attenzione degli appassionati ma non dominano più sul mercato, cedendo il passo a quelle che una volta erano… le moto: un motore, un telaio, essenzialità, piacere e facilità di guida.
Il tocco di attualità è il ricercato design delle pur ridotte sovrastrutture, un elemento che, in questa categoria, orienta le scelte degli utenti molto più della tecnica pura, per quanto esibita.
L’Aprilia Shiver entra quindi in campo giocando tutte le proprie carte da consumata gambler (giocatore d’azzardo professionista, ndr), con l’intenzione di disturbare le concorrenti del Sol Levante.
Nella manica ci sono tutti i quattro assi: stile italiano, elettronica evoluta e collaudata di derivazione automobilistica, ciclistica efficace, componentistica di qualità. Non male nemmeno il prezzo -  di lancio a 8000 euro c.i.m. – che, sebbene più alto di poche centinaia di euro rispetto a quello della più agguerrita concorrenza, è giustificato dal livello dell’allestimento.
Noi però non siamo uomini di marketing e sappiamo bene che le emozioni non hanno prezzo, per cui non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di provare a fondo la nuova nata di Noale, cercando di capire quale sia e dove si nasconda quel brivido (shiver) da cui la SL 750 prende il nome.

La guida
Se non sapessimo già che la Shiver è la moto per tutti secondo l’Aprilia, quasi quasi sembrerebbe una di quelle naked sportive che popolano i sogni dei motociclisti più estremi. Poi però si sale e tutto appare più facile. Intanto la posizione di guida ispira fiducia, con la sella accogliente e confortevole posta ad una quota umana; le pedane sono basse e il manubrio per niente lontano. La posizione delle braccia è naturale, mentre le pedane, appena arretrate, sono ottime quando bisogna pestarci sopra cercando la miglior efficacia nella guida sportiva. Tutti i comandi sono regolabili, sia quelli al manubrio che quelli a pedale. Il pilota ringrazia.
Nell’uso cittadino bisogna distinguere. A livello oggettivo emergono il sensibile sforzo richiesto per azionare la frizione e il diametro di sterzata non così contenuto. Di fatto, però, nella guida urbana si avverte di più la buona maneggevolezza data dall’ampiezza del manubrio, e dalla sensazione di leggerezza.
Le sospensioni filtrano molto bene le malformazioni “ordinarie” dell’asfalto, cedendo solo alle sconnessioni più assassine. In generale quindi il comfort è molto buono, così come la sicurezza, qualità che la dolcezza di intervento dell’impianto frenante contribuisce a completare.
Il motore, davvero progressivo e trattabile a tutti i regimi, mostra un’erogazione ben dosabile ed esente di effetti on/off, ma risulta ancora acerbo in determinate situazioni. La coppia è sempre disponibile e ottimamente distribuita, con una sensazione di spinta per nulla soffocata dal carattere morbido che l’Aprilia ha scelto per il suo nuovo bicilindrico, ma ci sono sporadici momenti in cui il propulsore sembra prendersi qualche istante di riflessione. Capita, a volte, quando lavora (magari per un errore del pilota) a regimi prossimi al minimo, come nelle inversioni a U, dove si gioca modulando la frizione quasi senza dare gas, oppure quando ci si deve districare nel traffico a bassa velocità con continui chiudi-apri. Fino a 3000 giri il funzionamento non è proprio impeccabile e in quei frangenti può succedere che il 750 Aprilia esiti, come se la centralina avesse difficoltà a riconoscere la situazione.
Quando la strada si distende e il pilota può chiedere di più, il propulsore sfodera una progressione vigorosa, una spinta sostenuta ma sempre rotonda, che porta in pochi secondi a sfiorare i 10000 giri/min, regime in cui il “ride by wire” parzializza l’apertura delle farfalle a mo’ di limitatore, agendo però dolcemente, senza quel fastidioso scuotimento tipico delle soluzioni che tagliano l’alimentazione o l’accensione. In realtà è redditizio cambiare al massimo verso i 9000 giri/min, anche se i regimi dove il motore appare più vivo sono quelli che vanno dai 5000 agli 8000 giri/min.
Morbido e progressivo se si usa il comando del gas con dolcezza, sa diventare perfino scorbutico se ai medi regimi si spalanca con decisione. In definitiva il nuovo 750 dimostra un grande carattere ed è capace di essere dolce e grintoso al tempo stesso; gli manca solo la mappatura perfetta.
I rapporti del cambio sono lunghetti, ma la birra c’è e vengono tirati senza problemi. Forse una scalatura più stretta garantirebbe maggior brio, ma a scapito di quella facilità di guida che è stata uno dei “must” dei progettisti. Solo sporadicamente, guidando con scarpe da passeggio, il cambio manifesta qualche imprecisione. Il problema è aggirabile accompagnando la corsa della leva (che oltretutto è regolabile) o, più banalmente, usando calzature tecniche.
Il giudizio sul comfort è buono, considerando che si tratta di una naked di taglio tutto sommato sportivo. Fuori città bisogna registrare la tara filosofica della totale mancanza di protezione aerodinamica e il palesarsi più accentuato, ma mai davvero fastidioso, delle vibrazioni, soprattutto sulle pedane a partire dai 5500/6000 giri/min. Il passeggero però potrebbe essere coccolato un po’ di più: la sella è ben disegnata e le pedane sono comode ma, come già detto, gli appigli sono inutilizzabili.
Pur non essendo una vera sportiva, la Shiver si lascia condurre efficacemente anche alle andature più tranquille. L’impostazione ciclistica privilegia tendenzialmente la direzionalità, con un avantreno stabile sia sul dritto che nelle curve più ampie in appoggio, senza peraltro penalizzare la maneggevolezza. Ottimo risultato: se ne ricava una consistente sensazione di sicurezza che induce a osare qualche km/h o qualche grado di piega in più. Gli eventuali ondeggiamenti dovuti ad asfalti non proprio uniformi vengono prontamente assorbiti dalla ciclistica, nonostante la forcella priva di registri e le limitate possibilità di regolazione del mono. Quando il ritmo delle curve si fa più concitato però emerege la differenza tra forcella e ammortizzatore: morbida e sfrenata la prima, più tenace e frenato il secondo. Se il fondo non è perfetto questa differenza causa qualche ondeggiamento in curva, quando si spinge forte e si spreme a fondo il brillante bicilidrico. Con le regolazioni non si risolve gran che, perché non si può intervenire sulla forcella; si può sfrenare il mono per bilanciare l’azione delle due sospensioni, ma non conviene aprire troppo il registro, si corre il rischio di “liberare” troppo l’escursione di quest’ultimo senza ottenere vantaggi.  
Niente di preoccupante, però: se non si vogliono patemi è meglio adottare una guida rotonda e accompagnare la discesa in piega con movimenti fluidi confidando nel sostegno comunque buono delle sospensioni una volta raggiunto l’appoggio. Così i cambi di direzione diventano più armonici, facilitando la guida proprio come dovrebbe fare una moto di questa categoria.
L’impianto frenante mostra ottime doti di potenza e modulabilità, coadiuvato dalla forcella che tiene bene e dalla bontà delle Dunlop Qualifier di primo equipaggiamento. L’unico accorgimento da adottare è usare il comando con un’azione fluida: se in velocità ci si attacca alla leva al manubrio con troppa decisione la pinza risponde seccamente facendo affondare di colpo la forcella.
In definitiva la Shiver non è una moto per chi vuole limare il tempo sul proprio tratto cronometrato preferito, quanto un mezzo con cui divertirsi in sicurezza sapendo di avere tra le mani un prodotto della migliore scuola italiana, per design, soluzioni tecniche e doti dinamiche.
Certo, nelle mani del manico giusto…

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