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Aprilia Mana

La Mana lega i mille vantaggi dello scooter alla ciclistica di una vera moto da turismo. È la prima con il cambio a variatore: tre modalità automatiche più una sequenziale a sette marce; perfette le prime, in dubbio l’utilità della seconda

Aprilia Mana
Torino, test in anteprima di presentazione della Mana, la naked Aprilia con il cambio sequenziale a gestione elettronica. È iniziata la conferenza stampa, sullo schermo scorrono le prime slide. Vediamo cosa dicono...

Cos’è la Mana?
Una moto rivoluzionaria, in grado di cambiare le abitudini dei motociclisti.
È tante moto in una: commuter, turistica, sportiva.
Una moto che mette la sicurezza, la versatilità e la facilità di guida davanti ad ogni cosa.
Una moto che ha aperto una strada che tutti seguiranno.
Il cambio Sportgear, gestito elettronicamente, è in grado di offrire un piacere di guida unico.
La Mana è in grado di soddisfare qualsiasi stile di guida e ogni tipo di esigenza.
Un po’ troppa enfasi, viene da pensare, ma non così tanta quanto possa sembrare alla prima superficiale lettura. Vediamo di commentare queste frasi, considerando che al centro della questione c’è - ovviamente - il nuovissimo cambio sequenziale automatico.
La Mana è a tutti gli effetti una moto rivoluzionaria, nel senso che cambia il modo di guidare, perché grazie al cambio automatico è molto comoda in città e a passeggio; è quindi vero che la Mana è un’ottima commuter, ed è anche vero che è valida per il turismo. È sicura e facilissima perché l’opzione l’Autodrive toglie ogni problema (la frizione è automatica e il variatore sceglie il rapporto ideale per ogni situazione) e anche nella modalità manuale il cambio è sempre azionato dall’elettronica, programmata per ridurre a zero i rischi di un uso improprio dei rapporti (inserimenti bruschi, scalate eccessive...).
La Mana ha aperto una strada che tutti seguiranno. Vero. Anche per le moto succederà quello che già è avvenuto nel campo dell’auto: l’avvento del cambio automatico sarà inevitabile, è un’ottima idea per le moto da turismo e valida, in parte, anche per le sportive, per le quali è d’obbligo però anche la modalità “sequenziale sport”, che deve permettere l’uso rapido dei rapporti in modo manuale al 100%, senza l’intervento correttivo dell’elettronica.
Siamo d’accordo anche sul fatto che il cambio Sportgear, gestito elettronicamente, sia in grado di offrire un piacere di guida unico, ma non condividiamo al 100% il fatto che riesca a soddisfare qualsiasi tipo di guida. Non a caso abbiamo sorvolato sul termine “sportiva” precedentemente elencato. Approfondiremo questo argomento nel capitolo dedicato alla dinamica.

La guida
Oltre all’estetica la Mana ha tutte le caratteristiche di una moto tradizionale. Grintosa nell’aspetto, da brava Aprilia, alla prova dei fatti si rivela una comoda turistica, con la posizione di guida a busto eretto, le pedane in giusta posizione e il manubrio ampio, comodo nelle manovre. I blocchetti elettrici sono ben fatti e facili da azionare; l’unica difficoltà è prendere la mano per districarsi tra vari pulsanti, interruttori, bottoni e joystick, comandi che servono a selezionare la modalità di lavoro della trasmissione, aprire il vano portacasco, azionare gli indicatori di direzione, controllare l’articolata interfaccia LCD del computer di bordo.
Al primo assaggio non si nota la minima contaminazione scooteristica. Per questo la prima partenza si fa salutando gli amici con la mano sinistra, un gesto istintivo delle dita che annaspano nell’aria alla ricerca della frizione (su uno scooter questo non si fa mai, buon segno per la Mana).
Iniziamo la scoperta dell’Aprilia automatica con cambio in modalità Autodrive, opzione Touring. Appena premuto il pulsante dell’avviamento finiscono i pensieri: la partenza è prontissima e brillante, la Mana schizza via dai semafori con una bella grinta, senza rumori vari nell’inserimento della prima, senza pensare alla frizione, a modularla in accordo con l’acceleratore, senza sobbalzi né rischi di spegnimenti. Basta aprire il comando dell’acceleratore e si va via lisci come l’olio e sfruttando, se si vuole, tutto il potenziale a disposizione. Per ottenere il massimo non occorre alcuna esperienza, basta dare gas. Più facile di così…
Questa modalità è l’ideale per guidare in città. Si cammina spediti (fin troppo, se non ci si regola), il motore non è mai tenuto sotto stress perché il programma seleziona il rapporto più adatto all’andatura e con un occhio anche ai consumi. Il funzionamento della trasmissione è però da scooter, con il classico, continuo lavorare a regimi intermedi, uno scarso, quasi nullo, freno motore in rilascio e un timbro di scarico non entusiasmante. Niente male, in questo ambito, neppure la modalità Rain. Tutt’altro che moscia, come ci si potrebbe prefigurare, garantisce prestazioni comunque non disprezzabili, e per di più toglie l’eccessiva grinta in partenza, eliminando così ulteriore stress. Insomma, non è sbagliato utilizzarla sempre in città, non solo sotto la pioggia.
La terza opzione, la Sport, è simile alla Touring, ma oltre a far lavorare il motore più brillantemente, lo mantiene sempre in coppia (anche se si viaggia con un filo di gas), così che sia sempre pronto a rispondere con vigore ad ogni azione sull’acceleratore; in rilascio si avverte, inoltre, un giusto freno motore, più vicino a quello tipico di una motocicletta col cambio tradizionale. Nel traffico, comunque, è meglio utilizzare le prime due modalità.
Appena fuori dalla città selezioniamo la modalità sequenziale a sette marce. Non ci troviamo col comando al manubrio, sia perché è una novità, sia perché occorre staccare due dita dalla manopola, e questo movimento non ci è ancora automatico; azioniamo quindi il classico comando a pedale. Il piede sente la leva, c’è una buona molla, ma ovviamente manca la sensazione dell’innesto; le marce però entrano rapide che è un piacere e viene subito naturale cambiare senza chiudere il comando dell’acceleratore. Il passaggio di rapporto è immediato, morbido, non c’è lo “scalino” dovuto agli ingranaggi che mordono (infatti gli ingranaggi non ci sono), così non c’è alcun problema a cambiare di marcia anche in piega, per esempio in progressione in uscita di curva a gas spalancato. Il rapporto inserito si mantiene finché non si aziona di nuovo il comando, cioè non c’è il controllo verso l’alto (bene, altrimenti sarebbe una modalità manuale), e si può arrivare fino al limitatore proprio come nelle moto col cambio tradizionale. Tuttavia tirare troppo non serve, perché l’erogazione è buona ai medi e in alto arrivano anche le vibrazioni, sul manubrio e sulle pedane (in modalità Autodrive queste non si avvertono perché non si arriva mai a regimi particolarmente elevati).
In scalata, invece, è impossibile sbagliare. Se si arriva in curva veloci e con una marcia alta e si volessero scalare, per esempio, quattro o cinque rapporti in un istante, il sistema rifiuterebbe l’operazione, risparmiando così, nel migliore dei casi, qualche brutto saltello o, peggio, una bella divagazione sul prato.
Lo Sportgear ha quindi tanti aspetti positivi, ma anche qualche limite. È vero che il sistema permette di cambiare, ma è anche vero che manca la sensazione, il gusto della cambiata, intesa in senso sportivo. Manca cioè il rapporto diretto, solido, brusco, tra innesto e immediata tensione della catena, quindi il collegamento istantaneo polso-pneumatico-suolo. La trasmissione a cinghia ammorbidisce infatti i passaggi di rapporto, sia in progressione, sia in scalata, e tutte le reazioni sono filtrate, arrotondate dall’azione del sistema a pulegge. Questo effetto “ammorbidente” si avverte non solo nei cambi marcia, ma anche quando si chiude e poi si spalanca il gas. Di mezzo c’è sempre la cinghia con il suo effetto calmierante. Il risultato è che chi cerca la guida sportiva, dopo un po’ che si diletta col cambio sequenziale, si chiede: ma perché faticare? E subito dopo passerà alla brillante modalità Sport, che in sostanza permette di godere dell’ottima ciclistica senza preoccuparsi del cambio.
Abbiamo chiesto ai tecnici Aprilia perché il funzionamento sequenziale non sia stato programmato in modo più sportivo (grintoso), e la risposta è stata “per scelta di progetto”. Nutriamo qualche dubbio che una trasmissione con cinghia e pulegge possa mai “imitare” gli innesti di un cambio ad ingranaggi, ma il punto non è nemmeno questo. Il nocciolo della questione è già stato commentato nell’intervista a Leo Francesco Mercanti pubblicata poche pagine prima: la Mana non è una moto per gli sportivi, né vuole esserlo. Che poi non riesca ad esserlo, conta poco, l’esito di questo primo esperimento è notevole.

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