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Apollo e Dioniso

Il dio greco Apollo incarnava gli ideali di equilibrio…

Apollo e Dioniso

…e di armonia. Da qui il termine apollineo usato da Nietzsche per indicare la razionalità. Dioniso invece era il dio della fertilità, simbolo dell’istinto. Col termine dionisiaco si indica quindi l’irrazionalità.
I motociclisti sono un perfetto esempio di incoerenza apollineo/dionisiaca: prendono moto da 180 CV e le rivendono perché pericolose. Fanno i trasgressivi poi vanno sui forum a lamentarsi per le foto “scorrette” sulle riviste, amano la raffinatezza tecnica ma rimpiangono le moto semplici.
La crisi dovrebbe costringerci a mettere da parte l’istinto in favore del raziocinio ma sembra che almeno l’ambito motociclistico resti comunque “caldo”. È vero, la moto è indicata come intelligente soluzione ai problemi del traffico, eppure continuiamo imperterriti a parlare di adrenalina, velocità, potenza, piacere di guida. E le Case coccolano la nostra passione con moto sempre più belle.
Io avrei una diversa chiave di lettura, tendenziosa. I motociclisti hanno un approccio piuttosto istintivo però il marketing ci marcia: con calcolo ben poco dionisiaco alimenta l’eccitazione per poi passare alla cassa. A volte ce ne accorgiamo ma ci va bene perché il prodotto ci piace. Altre invece il realismo cede alla passione incontrollata. Non è facile resistere e “loro” lo sanno. A parte l’isolato argomento della sicurezza (apollineo), fanno sempre leva sull’esaltazione dell’ego, solleticano istinti di supremazia “spingendo” sulle prestazioni e stimolano il desiderio predatorio con un design sempre più aggressivo. Finché si tratta di super sportive o cattive maxi naked mi va anche bene. Ma quante volte sotto linee minacciose ci sono moto tutto sommato tranquille? Ci attizzano ma mantengono meno di quanto promettano.
Noi ci facciamo coinvolgere, per altri è lavoro. Apollo e Dioniso.
Il sonno della ragione genera mostri, però sai che divertimento se i mostri impennano e piegano? Diciamo che siamo grati al mondo della moto perché ancora ci permette di (a volte ci induce a) seguire il cuore più che il cervello.
Piuttosto è nelle corse che non mi piacerebbe sparisse l’approccio apollineo. In F1 dal 2010 il titolo piloti andrà a chi vince più gare, a prescindere dai punti. L’intento è lo spettacolo, la bagarre, la sfida e l’emozione. Sembra molto dionisiaco. In realtà si vuole solo salvaguardare il business televisivo/pubblicitario. Lo sport è un’altra cosa. Io non ci vedo niente di male se un pilota usa (anche) il cervello, un po’ di ragioneria va bene, ce lo insegnano campioni del mondo come Criville, Alzamora e Hayden, ma anche Niki Lauda o Keke Rosberg. Vince chi arriva primo, ovvio, ma anche il più bravo ad amministrarsi. Mah, spero che nelle moto la situazione rimanga com’è. E comunque darà più fastidio a noi che ai piloti o agli addetti ai lavori. Loro fanno parte del gioco, si adeguano. Noi invece ce la prendiamo. Rassegnamoci: noi ci facciamo coinvolgere, per loro è lavoro. Apollo e Dioniso.

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