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24 ore imola 1982

In una gara avvincente vince una motociclista sui generis

24 ore imola 1982

Ma quali Luxuria o la sudafricana Semeneya ai recenti mondiali di atletica. Ma quali uomo/donna, misto o quello che sia. Questi problemi il motociclismo li ha già risolti molti anni fa. Il  nostro sport è sempre stato molto più avanti…altro che sport maschilista.

Già molti anni fa il dilemma “è un uomo, una donna o cos’altro”,  era stato brillantemente risolto dalle avanguardie della nostra Federazione Internazionale.  Nel 1982, e parliamo di ventisette anni fa, una donna vinse una 24 ore , precisamente quella di Imola.  E che donna: Gerrie Van Rooyen. 1,85 di muscoli. Oddio, donna… qualche dubbio c’era, anzi diciamo pure una certezza. Ma nessuno osò verificare cosa si nascondeva sotto la tuta, nonostante le occhiate di simpatia verso il romano La Ferla, anche lui 1,85 e passa, ma più mingherlino, che sembrava il prescelto per una possibile verifica della questione, per altro gentilmente rifiutata… Ufficialmente era una donna ed iscritta come tale. Punto. Oggi sarebbe stato un ufficialmente, ma si, un transessuale, trasgender  o come più vi piace, tanto per dire le cose nude e crude.


Eppure, nonostante quella vittoria insolita, che sicuramente doveva far notizia,e nonostante la presenza del campione del mondo in carica della 500, Marco Lucchinelli (ma non in pista, nel paddock col suo complesso ad intrattenere in notturna gli spettatori) la storica 24 ore imolese di endurance del 1982 non se la ricorda più nessuno. E’ sparita senza lasciare traccia . Eppure ne successero di cose strane o quantomeno originali.


Ecco qualche chicca, vista da dentro. In quella gara, quell’anno, debuttava il team ufficiale di Endurance della Honda Italia: HIRT. Piloti, in rigoroso ordine alfabetico, Sergio Bertocchi, Armando Errico, Oscar La Ferla, Angelo Laudati Maurizio Massimiani e Arturo Venanzi. Le moto erano le bellissime Honda Segale, cioè motore Honda 900 della Bol d’Or e telaio del costruttore lombardo. Ai tempi dei telai modello budino dei giapponesi, un telaio in tubi come quello di Segale, era un bel atout.
Che sarebbe stato un week end difficile lo si capì subito. Dal giovedì sera. Si, perché venerdì mattina c’era il primo turno di prove libere, ma sino giovedì  sera  nei box Honda non c’era traccia delle moto. Sparite, svanite nel nulla. O meglio, erano partite, almeno dovevano, dai capannoni di Vigevano di Segale, ma non erano mai arrivate in quel di Imola. Al team l’aria era pesantissima. Le voci davano Segale sempre in viaggio, ma dove, se le notizie erano che era partito da ore ma non era mai arrivato? Morale il mattino alle 6 delle moto e Segale nessuna traccia, perso nella pianura Padana.Che fare?Semplice andare dal concessionario locale del tempo, Eros Rivalta, e farsi dare un paio di moto stradali, di 900 Bol d’or, per fare le prove. E così fu. Buttato giù dal letto, Rivalta apri il negozio di primo mattino, gli furono sottratte d’imperio delle Bol d’ Or nuove di zecca e  via in pista.Le prove ufficiali furono fatte con le moto perfettamente di serie, con tanto di specchietti, la sola modifica fu di aggiungere una targa porta numero con i numeri regolari di gara.Oggi, per una cosa del genere, probabilmente la Federazione proporrebbe l'arresto, allora di era di manica diciamo un po più larga. In fin dei conti sempre delle Honda 900 erano, stai a vedere il capello…


Se il buongiorno si vede dal mattino l’impressione che la 24 ore di Imola si sarebbe trasformata in un calvario non era poi così peregrina…
Nel frattempo Segale e i suoi bilici si erano miracolosamente palesati in autodromo alla fine di un viaggio misterioso, giusto in tempo per metterle in moto e prepararle al via del Sabato alle 16. Moto belle, bellissime, il problema che era tutto nuovo e tutto era stato assemblato e finito il venerdì stesso.
Per farla breve pronti via e cominciarono i guai. Diciamo che le moto venivano rifinite strada facendo, in gara….Al primo cambio di pneumatici la sorpresina. Gli assi delle ruote non si toglievano. I cerchi erano dei Marchesini, allora anche lui al debutto. Erano stati finiti il giovedì. Che succedeva? Semplice, con il surriscaldarsi del tutto, probabilmente il perno, i cuscinetti o la loro sede si deformavano leggermente. Risultato, una ruota cementata alla forcella. Per toglierla giù a menar legnate con una mazzetta da 10 kg che veniva pesantemente abbattuta sulla ruota anteriore. Più che un cambio ruota sembrava di assistere alla distruzione di una moto. Ma dato che quando i guai cominciano non ci si fa mancare niente, ben presto si scoprì che per sostituire le candele bisognava smontare il serbatoio e , se ben ricordo, addirittura sfilare i perni motore superiori per farlo girare in avanti  e creare lo spazio per infilarci la chiave candela! Insomma per una operazione da 2 minuti si impiegava mezzora ! L’ideale per una gara di Endurance. Fu un  calvario, fra cadute e rotture ce ne fu per tutti i gusti.
Ricordo l’impresa di Errico. Gli si ruppe la moto di notte alla Tosa. Si fece 4 chilometri di circuito di saliscendi, spingendo di corsa la moto fino ai box. Una impresa a titanica. Arrivò stremato e boccheggiante, da rianimazione. Non mancarono i problemi con le segnalazioni.La Ferla di notte correva come un pazzo, praticamente gli stessi tempi di giorno, 2’ 03” circa. Toccava segnalargli tempi di 1 secondo più veloci per farlo calmare, altrimenti lo avremmo finito per ripescare sulle colline imolesi. Massimiani, nonostante il cartello “slow” messo fuori per giri e giri, non ne voleva sapere  di rallentare. Tornato ai box molto candidamente ammise …” Slow? E Che vor di !”.  Non parlava inglese….D’altra parte il simpaticissimo e gran manico romano non era nuovo a cose del genere. L’ anno prima in Argentina, durante il Gran premio, nell’uscire dai box per un pelo non si schiantò contro un pilota (Tournadre? Freymont?) che rientrava contromano.Il francese si scuso con “ I am sorry”. Ma nella concitazione Massimiani scambiò il sorry per un più italiano e deciso, complice il casco e il caldo,  “ a soreta” , tipica espressione del sud che esalta le doti della sorella dell’interpellato… E fu così che trovarono Massimiani, al rientro ai box, avvinghiato al collo del pilota per strozzarlo… Altri tempi…

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