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Sono salito su un mito della mia dorata gioventù: la Kawasaki 500 Mach III

Ci sono delle cose che ti segnano la vita. A me mi hanno salvato le canzoni di Battisti, la Honda Four 750 e la Kawasaki 500 Mach III. Che oggi, a distanza di 45 anni sono riuscito a guidare di Aldo Ballerini

Honda Four 750, Kawasaki 500 e 750. Negli anni ’70 sono state la costante dei miei sogni. Non potevo permettermele, e comunque non avrei potuto guidarle – avevo 14/16 anni – quindi per me sono rimaste dei supermiti. Poi alimentati dalle leggende dell’epoca. Moto terribili. Pericolosissime. Roba del diavolo. Qualcuno è morto (questo è vero).

 

Mai guidata una (fino a ieri)

Insomma, chiedo a Paolo se ultragentilmente mi fa provare la sua Mach III 1973 restaurata. Che a vederla è come nuova, anzi meglio, smontata pezzo per pezzo, lucidato, baciato e rimontato. Lui ultragentilmente me la fa provare. Capisco che per un strasuperappassionato come lui meglio la morosa della moto, quindi, caro Paolo, apprezzo tantissimo il gesto e la fiducia. Che ricambierò: giuro che non mi ribalterò subito.

 

Che gusto il maxi 2T!

La Kawa in foto è bellissima, dal vivo più che bellissima, se la guidi t’ammazza. Dal piacere. Io le zanzarine 2T rompicoglioni non le sopporto che li menerei tutti 'sti qua coi motorini (a parte Nicolò Bulega con lo Zip che può fare quello che vuole), ma i 2T di grossa cilindrata ti entrano dentro e danno un gusto che fa paura solo a sentirli in moto. Tra l'altro quella volta gli scarichi potevano essere anche apertini, ancora non ci rompevano le scatole con le Euro-vattelapesca.

Accendo il quadro e non succede niente. Beh? Niente lancette che vanno su e giù, niente carosello di immaginine ninja che volano, niente lucine che slampano, niente brilluccichini, filmini, jingle, trombette. Oggi siamo abituati a tutte queste robe da luna park, siamo tutti d'accordo che ci fanno cagare, poi non ci sono e rimaniamo disorientati. Fermi. Sono disorientato solo perché non capisco se la Kawa è viva. Qua sembra tutto spento. Per scoprirlo non c'è nemmeno il bottoncino, occorre scalciare. Ma lei parte subito e partono anche i brividi. All'unisono: brebrbebreeeeeemmm.

 

500cc, 59 CV @ 8000 rpm, 192 km/h

Ah, che gustoooo! Il tre cilindri sale di giri con rabbia, i quarant'anni suonati non li dimostra per niente. Il suono è spettacolare. Poi vibra, ancora un punto in più a questa Mach III. Le manopole fatte a botte con le linguette, che mi fanno venire in mente la trippa, sono strane, grosse, e non so quanto siano buone per assorbire le vibrazioni. Che infatti si sentono bene, ma solo sulle mani, e quando scendi vorresti una raspa per grattarti. Ma è bello così, non toccate niente, non mettete qualche orribile supporto elastico per filtrarle, è molto più gustoso sentirle. 

 

È cattiva e non frena: annamo bbene

Prima di lasciare la sua amata Kawasaki nelle mie scriteriate manacce Paolo dice: “Stai attento, il motore è cattivo e frena poco”. Poi scopro che non sono vere nessuna delle due cose. Almeno per il mio giudizio.  

Giù la visiera (vedi il video), parto e scopro un motore bellissimo, per nulla il 2T incazzato che si dice. Anzi, è bello, pastoso, tira bene fin dai bassi, non ha entrata in coppia, intendo quella che ti ribalta e quando sei sdraiato dici cos’è successo? Ma sale di giri veloce fino agli 8.000 e poi non so, non ho avuto il coraggio di andare oltre, in zona rossa, per vedere che succede. La risposta è buona ma fluidissima. Paolo mi dice che d’inverno è meglio, più cattiva, più pronta al gas; oggi fa un bel caldo e per la carburazione non è la giornata buona.

 

Frena poco? Diciamo che non frena

Dicevamo che frena poco. Invece sarebbe meglio dire “non frena”. Un dettaglio. Primasecondaterza, arrivo in curva, chiamo il disco davanti… non succede niente. Frenava meglio il minidisco cinese del motorino che ho usato per venire all’appuntamento. Poi un po’ rallenta, ma frenare per me vuol dire un'altra cosa. Per fortuna ho staccato con un bel margine, bastava mettere giù i piedi. Poi provo il tamburo dietro, ok, questo va bene e dà una bella mano. Poi Paolo mi dice che l’originale non è proprio così, funziona discretamente, e che deve dare un occhio alla pastiglia. Eh, sarà meglio, valà.

 

Cambia a modo suo

Il cambio, cinque marce, prima in alto, mi sembra rovesciato. Anzi, no, è a modo suo: la prima in alto e poi… tutte in alto. Ci ho messo un po’ per capire questo sistema, dopo un quarto d’ora che (a folle) cercavo la seconda di sotto ho cambiato tattica e l’ho trovata di sopra. Mah, che idea. C’è un problemino da niente: se non conti le marce e arrivi in curva con la scalata assassina – dalla quale mi sono ovviamente astenuto – ti puoi ritrovare in folle, situazione non spettacolare visti anche i freni. Quando parti la frizione sembra un corno della macchina del toro del Luna Park, però quando guidi non è poi così dura; mah, forse è perché pensi ad altro, non penso che sia l'APTC.  

 

Altro che bara

La guida è come il motore: bellissima, facile intuitiva e sicura. Altro che bara. Infatti questa non è la bara; quella era la H1, quella del ’69, serbatoio bianco, freno anteriore a tamburo, forcellina del Bravo. Mah, a questo punto mi piacerebbe provarla ‘sta bara H1. Perché questa seconda serie è buonissima. Le curve si disegnano senza pensare, scende giù da sola e risale come se l’avessi guidata da sempre. Ovviamente non ho piegato, scemo sì ma il giusto.

Sta ferma anche sul veloce, bella, precisa e pronta nei cambi di direzione; si sente solo che è un po' lunga, ma tutto finisce lì. Non è pesante, né dura, né testona quando la vuoi inserire. Solo sullo sconnesso si muove: meglio evitare di fare il fenomeno, se prendi un avvallamento a gas aperto dietro inizia a dondolare facendoti capire che è meglio non insistere.

  

Dipende

Ne ho sentite di tutti i colori sulla Mach III the-widow-maker: fa paura, si ribalta anche in terza, non la tieni, non frena (beh, questo è vero)… Prima di salire, non lo nego, ero un po’ preoccupato. Non solo perché correvo il rischio di grattare il sederino pettera, quello era il meno, ma perché non volevo certo piegare in due questo gioiello così amorevolmente tirato a lucido dal mio amico Paolo. 

Invece, due curve, e cosa scopro? Altro che brutta bestia, questa 500 Mach III è un amore di moto, dolcissima di motore e di ciclistica, splendida e facile da guidare, comoda, ma allo stesso tempo anche molto emozionante. Un moto modernissima e gustosa. 

Il punto è che tutto è relativo. All'epoca il mercato italiano delle moto non era certo al top, e la maggior parte dei motociclisti scendeva da una povera monocilindrica 4T da 6 CV (più o meno) per salire su un missile 2T dieci volte più potente, che raggiungeva velocità mai viste in cento metri. Poi c'era la curva.

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