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Smettere di correre

Smettere di correre quando si smette di vincere o con i capelli bianchi? Tazio Nuvolari e Casey Stoner. Capirossi e Cadalora. Leggete "Il bello del gas" - di Aldo Ballerini

Smettere di correre

C'è un libro Enzo Ferrari che ha un titolo stupendo: Piloti che gente... Già ti fa immaginare cosa trovi dentro. Lo consiglio, perché ci sono delle testimonianze preziose, anche se il titolo promette più di quanto offra la lettura. Infatti ti immagini di scorrere le infinite storie (anzi le leggende) dei piloti dell'epoca, e queste sì, in effetti ci sono, ma sono poche. La colpa non è del Drake, la verità è che non ci si sazia mai di ascoltarle. Poi ci sono anche delle bellissime pagine. E su queste mi sono a rimuginare. Partiamo da quella che dà il titolo a questo zibaldino: smettere di correre

 

Secondo Enzo Ferrari ci sono due tipologie di piloti: "Quelli che corrono per passione e quelli che corrono per ambizione. I primi finiscono in due modi: o incontrano il sacrificio supremo, oppure continuano a correre finché non vengono loro i capelli bianchi. Gli altri smettono ai primi insuccessi o ai primi successi. Ora, mi sembra che non sia difficile capire quale contrasto di sentimenti, di ambizioni, di volontà furiose e di complessi si scateni in pista"

L'ambizione non mi piace - immagino sia un sentimento comune - e quindi apprezzo tantissimo chi corre per passione. E per questo ho sempre seguito con grande interesse chi è tornato alle gare, dal più recente Troy Bayliss a Freddy Spencer. E ho anche ammirato tantissimo che si è messo in gioco arrivando dagli allori di altre attività, Jean Michel Bayle e Michael Schumacher. Storie che appassionano, delle fiabe moderne con un dettaglio: queste, al contrario di quelle inventare, non finiscono mai in gloria. Il rientro non funziona. Beh, a volte sì, nel 1978 Mike Hailwood torna in moto dopo una pausa di dieci anni e vince al TT. 

 

Torniamo a Ferrari e ai piloti. Gente speciale. All'epoca tutti si chiedevano che cosa avesse Nuvolari più degli altri. Ferrari stesso se lo chiese, all'epoca correva contro di lui, evidentemente in pista aveva notato la differenza. Allora nel 1931 riuscì a fare da passeggero a Tazio, e a proposito della prima curva che affrontarono disse: "Ebbi la sensazione precisa che l'avesse sbagliata e che saremmo finiti nel fosso". Tazio invece superò quella e tutte le altre senza battere ciglio, allo stesso modo: l'anticipava puntando subito il muso alla corda e poi, piede fisso sul gas, macchina di traverso.  "Per tutta la curva - continua Enzo - il muso della macchina sbarbava la cordonatura interna, e quando la curva terminava e si apriva il rettilineo era già in posizione per proseguire la corsa, senza correzioni"

Nella tecnica Tazio contavano anche le auto di allora, primordiali: le ruote non erano indipendenti e le gomme erano ad alta pressione. "Comunque - ricorda Ferrari - nessuno anche allora riuscì a riprodurre la curva alla Tazio"

 

A voi la tecnica di Nuvolari chi vi fa venire in mente? A me prima di tutti Stoner. Poi però ho pensato che anche Capirossi faceva girare la sua Ducati così, a suon di gas. E mi sono pure ricordato di Rainey, che usava sospensioni "saldate" e voltava di prepotenza, come ci ha spiegato Luca Cadalora. Capirossi, Cadalora, ecco due piloti che hanno corso per passione. Due idoli. Lo stesso, penso, avrebbe fatto Rainey. Stoner non posso giudicare, dico solo che non lo capisco. Rossi, infine, eccone un altro. Questo è indiscutibile, se non siete d'accordo risparmiatevi di scrivete le pernacchie da stadio nel mio territorio virtuale, fatica inutile, le cancello.  

 

Leggetelo, il libro di Ferrari, anche se come ho detto mi aspettavo di più. Spesso fa un elenco infinito di nomi, cita oltre 300 piloti in 120 pagine, come si fa? Insomma, non è come "Il bello del gas" di Giorgio Terruzzi e Marco Pastonesi,le storie incredibili del Gino e dell'Arturo. Che magari sono pure successe. Leggetelo. 

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